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La morte di Domenico, i Nas ancora al Monaldi. Il legale della famiglia: «Nella cartella clinica manca un documento». La catena di errori: cosa sappiamo

22 Febbraio 2026 - 12:06 Alba Romano
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I Nas sono tornati oggi, domenica 22 febbraio, all'ospedale di Napoli: sequestrati i cellulari dei 6 sanitari indagati. Dal box inadatto al ghiaccio secco: così è morto il bimbo di due anni

Dopo due mesi di agonia, si è conclusa drammaticamente sabato 21 febbraio la vicenda di Domenico, il bambino di due anni a cui era stato trapiantato un cuore danneggiato all’Ospedale Monaldi di Napoli. Il piccolo è morto ieri, dopo giorni di attaccamento all’Ecmo. «Chi ha sbagliato dovrà chiedere perdono a Domenico», ha dichiarato la madre, mentre il decesso riapre interrogativi sulla catena di errori e responsabilità alla base della vicenda. Stamattina, domenica 22 febbraio, i carabinieri del Nas sono tornati nella struttura partenopea nell’ambito dell’inchiesta della procura, dopo aver notificato ieri gli avvisi di garanzia ai sei sanitari indagati e sequestrato i loro telefoni cellulari. All’Ansa, l’avvocato Petruzzi – difensore della famiglia del piccolo – fa inoltre sapere che «dalla cartella clinica di Domenico manca il diario di perfusione, ossia il tracciato della circolazione extracorporea che dimostrerebbe il momento esatto in cui al bambino è stato tolto il suo cuore, prima di impiantare quello danneggiato».

La catena di errori: la ricostruzione

Ma come si è arrivati a questo tragico epilogo? Si parte dall’antivigilia di Natale che, per Domenico – affetto dalla nascita di una cardiomiopatia dilatativa – doveva essere un giorno felice e di speranza perché la banca dati aveva segnalato la disponibilità di un cuore da poter trapiantare. Espiantato ad un bimbo di 4 anni all’ospedale di Bolzano, l’organo è però arrivato a Napoli in condizioni inservibili. «Un blocco di ghiaccio», secondo uno dei testimoni ascoltati nell’audit del Monaldi.

L’arrivo del cuore in sala operatoria e il ghiaccio secco

All’arrivo dell’organo in sala operatoria si è scoperto che al momento della predisposizione della borsa refrigerante destinata a custodire il cuoricino anziché utilizzare ghiaccio normale si era utilizzato quello secco. Un composto che, a contatto col cuore da trapiantare, lo aveva danneggiato. Il box utilizzato per il trasporto peraltro non era di quelli di nuova generazione, in grado di segnalare problemi alla temperatura. Una scelta strana, se si considera che il Monaldi ne ha a disposizione ben 3 più moderni. Il trapianto è stato comunque effettuato ma l’organo era irreversibilmente compromesso. Solo che il nuovo cuore non pompa il sangue. E il piccolo viene messo in coma farmacologico.

Le inchieste aperte

Perché ci si sia accorti delle condizioni del cuore nuovo solo dopo aver privato Domenico del suo cuore, malato ma funzionante, sarà uno dei punti cruciali da chiarire. Il piccolo da allora è stato sempre in terapia intensiva, tenuto in vita da una macchina. La vicenda è venuta alla ribalta il 7 febbraio scorso con un articolo apparso sul quotidiano Il Mattino di Napoli. Subito dopo sono state aperte due inchieste: una dalla procura di Napoli e di natura interna amministrativa, disposta dalla stessa azienda ospedaliera napoletana. Al momento sono sei le persone che sono state indagate dalla procura di Napoli che vuole verificare – passo dopo passo – tutta la filiera seguita per accertare se ci siano stati degli errori. Mentre a breve non si esclude uno sviluppo ulteriore dell’inchiesta.

E così si sono susseguiti giorni di di attesa per la ricerca di nuovo cuore per Domenico, in Italia e all’estero. A spegnere ogni speranza sono stati dapprima un parere dell’ospedale “Bambin Gesù” di Roma e poi quello di un pool di esperti giunti mercoledì scorso a Napoli. Le condizioni di salute del piccolo sono apparse incompatibili con un nuovo trapianto. Poi, da due giorni fa, la sospensione delle terapie – vista la prognosi infausta, si è voluto evitare d’intesa con la famiglia ogni accanimento – e il rapido peggioramento delle condizioni di salute. 

Foto copertina: ANSA/ALFONSO PIROZZI | Il dolore di Nola per Domenico, striscioni e un altarino in memoria del piccolo

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