Green Deal, Urso contro l’Ets: «Sospendiamolo, è come una tassa». Come funziona il sistema di quote di CO2 e perché l’Italia vuole cambiarlo

È sull’Ets – il sistema per lo scambio di quote di emissioni dell’Unione europea – che si concentra l’ultima crociata anti Green Deal del governo italiano. All’indomani dell’ultimo vertice dei Paesi “Amici dell’industria” andato in scena a Bruxelles, il ministro Adolfo Urso ha annunciato l’intenzione di chiedere alla Commissione europea la sospensione del meccanismo, fino a quanto non sarà riformato: «Il sistema Ets dell’Ue è un’ulteriore tassa a carico delle imprese europee, che incide sui costi e ne limita la competitività. Chiederemo alla Commissione europea la sospensione fino a una sua profonda revisione che intervenga sui parametri di riferimento delle emissioni e sui meccanismi di assegnazione delle quote».
Cos’è e come funziona l’Ets
L’Ets, un acronimo che sta per Emissions Trading System, è il principale strumento europeo per la riduzione delle emissioni di gas serra nei settori ad alta intensità energetica, come l’industria pesante. Si basa su un tetto massimo alle emissioni complessive a livello Ue, che viene progressivamente ridotto nel tempo, e su un mercato delle quote che assegna un prezzo alla CO2. Le imprese che inquinano di più devono acquistare permessi aggiuntivi per emettere gas serra nell’atmosfera, mentre quelle più virtuose possono vendere le quote in eccesso.
Negli ultimi anni, con l’inasprimento degli obiettivi climatici, il prezzo della CO2 è aumentato, alimentando le critiche di parte dell’industria che denuncia un aggravio dei costi e un rischio di perdita di competitività rispetto ai concorrenti extra-Ue. Parallelamente, Bruxelles ha introdotto il Cbam – ossia il Meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere – che punta proprio a evitare che le imprese non europee godano di un vantaggio competitivo perché non sottoposte agli stessi requisiti di sostenibilità.

La proposta di Urso: «Sospendere l’Ets in attesa di revisione»
A luglio ci sarà una revisione dell’Ets. Ed è proprio in vista di quella data che le capitali stanno negoziando per riformare le regole del mercato di quote di CO2. Nella serata di mercoledì 25 febbraio, si sono riuniti i ministri dei Paesi «Friends of Industry», un gruppo informale di lavoro che comprende Italia, Austria, Croazia, Repubblica Ceca, Germania, Francia, Lussemburgo, Polonia, Portogallo, Slovacchia e Spagna. In una nota condivisa, i governi di questi Paesi chiedono di mettere a punto una revisione dell’Ets in grado di garantire «prevedibilità, stabilità del mercato e protezione contro un’eccessiva volatilità dei prezzi, insieme a un approccio pragmatico sull’assegnazione gratuita” delle quote».
La proposta italiana si spinge anche oltre, arrivando a chiedere la sospensione dell’Ets fino a quando questa riforma non diventerà realtà. «Il sistema Ets, alle condizioni attuali, è inefficace e dannoso perché si traduce in un mero costo aggiuntivo non evitabile, che erode margini e competitività», ha affermato Urso. Una posizione che ricalca quella di Eni, una delle grosse aziende italiane più coinvolte nella partita sull’Ets. «In Europa l’industria è penalizzata da tasse fra cui l’Ets e non è facile essere competitivi quando nel resto del mondo non hanno lo stesso tipo di regole», lo ha spalleggiato Claudio Descalzi, amministratore delegato del colosso energetico.
Parigi boccia la proposta italiana
In Europa, tutti sembrano essere d’accordo sul fatto che l’Ets vada riformato. Ma quando la discussione scende nei dettagli di come andrebbe riformato, ecco che le posizioni dei governi si fanno piuttosto frammentate. La Francia, per bocca del ministro dell’Industria Sébastien Martin, si è detta favorevole a «ridiscutere» alcuni aspetti dell’Ets e a rafforzarne il collegamento con il Cbam, ma ha escluso l’ipotesi di «far saltare tutto», prendendo le distanze dalla proposta di Urso. Più cauta la posizione della Germania, con la ministra dell’Economia Katherina Reiche che afferma: «Dobbiamo quindi discutere, in riferimento alla protezione delle industrie ad alta intensità energetica, di come attenuare gli aumenti dei prezzi, ad esempio mantenendo le assegnazioni gratuite».
Foto copertina: Dreamstime/Wessel Cirkel
