Massimo Cacciari vota no al referendum sulla giustizia: «Ma non ci saranno spallate»

«Penso sia importante dire no a una prospettiva che va nella direzione di subordinare le funzioni giudiziarie all’esecutivo». In un’intervista a la Repubblica il filosofo Massimo Cacciari annuncia il suo voto al referendum sulla riforma sulla giustizia. Alla domanda su qual è la posta in gioco al referendum sulla giustizia, risponde che «certamente non la tenuta del governo. Non c’è da dare nessuna spallata. Nemmeno è in ballo la riforma della giustizia o il miglioramento di quella barbarie che oggi è il sistema carcerario».
Cacciari e il referendum
Secondo Cacciari «tutte le questioni che interessano davvero, i processi più rapidi, le procedure più snelle, le garanzie, non vengono toccate. Anzi, si aumentano le spese, si triplicano gli organismi, e si mira a rafforzare il controllo politico sugli organi di auto-governo della magistratura, soprattutto in materia disciplinare». Per Cacciari la separazione delle carriere va nella direzione «imboccata da tutte le destre. Il potere si deve riassumere nell’esecutivo, che non può avere impedimenti da parte di altri, che devono limitarsi a svolgere funzioni amministrative, cioè ad amministrare muti le norme che dettano gli esecutivi. Non poteri». Per il professore quello del 22-23 marzo è un voto «culturale. Pone in prospettiva questioni molto serie, profonde. Che hanno radici nelle nostre strutture economiche, sociali. Passo dopo passo ci ritroveremo alla fine della democrazia rappresentativa, che si fonda sulla divisioni dei poteri».
