Iran, Crosetto alla Camera: «Massima allerta per missili e droni, invieremo navi a Cipro. Le basi Usa? Non penso ce le chiederanno»

L’Italia intende sostenere con sistemi di difesa aerea i Paesi del Golfo presi di mira dall’Iran, come confermato stamattina dalla premier Giorgia Meloni. Ma non è il solo passo in avanti dell’Italia in ambito militare di fronte all’escalation della crisi in Medio Oriente. «Insieme coi partner dell’E5 – Francia, Germania, Polonia e Spagna oltre all’Italia – abbiamo deciso di mantenere un meccanismo di consultazione costante tra ministri della Difesa», annuncia alla Camera il ministro della Difesa Guido Crosetto. E in questo quadro «porteremo probabilmente un aiuto a Cipro», Paese Ue (che detiene pure la presidenza semestrale del Consiglio) finito nel raggio dei missili iraniani. Crosetto precisa poi di cosa si tratterà: l’Italia nello specifico manderà «assetti navali» verso l’isola Ue nel Mediterraneo. Nel quadro più ampio, dice Crosetto, «dobbiamo rivalutare i nostri assetti nella regione e rispondere alle richieste dei Paesi amici in difficoltà. Intendiamo dispiegare un dispositivo multi dominio in Medioriente, con sistemi di difesa aerea anti drone e antimissilistica. Visto che quello che è successo in Turchia ed è successo a Cipro ho dato mandato al capo di Stato maggiore della Difesa di innalzare al massimo livello di protezione della difesa aerea e anti balistica nazionale in coordinamento con gli alleati e con la Nato. Di fronte a una reazione sconsiderata possiamo aspettarci di tutto e tutto può essere aspettato», è l’allarme.
Il nodo della basi Usa
Quanto alle basi militari Usa in Italia, Crosetto ha ribadito come già detto da Meloni stamattina che gli Stati Uniti non hanno per ora richiesto il loro uso a supporto delle operazioni di guerra: «Non penso che ce lo chiederanno. Ma se lo faranno, torneremo qui. La premier Meloni mi ha chiesto il massimo impegno su questo». Con Crosetto alla Camera è tornato questa mattina pure il ministro degli Esteri Antonio Tajani. Ma questa volta, a differenza di lunedì quando si trattava semplicemente di una relazione sugli avvenimenti di guerra in corso, l’obiettivo è più specifico e impegnativo: ottenere il voto prima della Camera e quindi del Senato che autorizza il governo ad inviare aiuti militari ai paesi del Golfo attaccati dall’Iran in reazione all’offensiva.
L’intervento di Tajani
Il ministro degli Esteri parte subito spiegando quanto la crisi stia peggiorando: «La crisi in corso impone a tutti noi una presa di responsabilità condivisa. Dobbiamo essere capaci di non dividerci. Le difese di tutti i paesi del golfo sono impegnate a difendersi, ma è concreta l’ipotesi di un allargamento del conflitto». Tajani racconta che una base a Cipro è stata colpita, così come la Turchia, che ha reagito con un dispositivo Nato. «La situazione è difficile anche in Iraq. Nella tarda serata di ieri c’è stato un blackout in tutto il paese, così come è in corso un peggioramento della situazione in Libano».
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Il governo, aggiunge Tajani, sta lavorando ad assistere tutti gli Italiani presenti nell’area: «Al momento abbiamo aiutato circa 10mila italiani», alcuni, in condizione di particolare fragilità, sono stati rimpatriati con voli speciali, anche militari. L’Italia ha attivato, come primo paese europeo, una misura di protezione internazionale anche con l’aiuto della Protezione civile. «Preoccupa il blocco dello stretto di Hormuz, il prezzo del petrolio è già salito così come i costi degli spostamenti marittimi. Il blocco dello stretto può avere impatto sull’aumento di tutti i prezzi».
«L’Italia è l’unico paese con missioni diplomatiche operative in tutta l’area, stella polare del nostro impegno è la de-escalation e teniamo aperti i canali con tutti, anche con l’Iran», aggiunge Tajani: «L’Iran non può dotarsi di testate nucleari, pericolose per Israele. L’Iran non ha mai abbandonato la sua aspirazione a dotarsi di armi nucleari e questo è per noi inaccettabile». Ora, però, davanti alla richiesta di sostegno da parte del Golfo, l’Italia intende aderire: «Il governo lavorerà a favorire, ripeto favorire ogni iniziativa utile alla de-escalation. La via diplomatica è l’unica capace di produrre segnali duraturi, l’Italia non è e non sarà in guerra con nessuno».
Giorgia Meloni e l’impegno nel Golfo
Giorgia Meloni, intervistata da Rtl 102,5, sul punto è stata esplicita: «L’Italia, come il Regno Unito, come la Francia, come la Germania, intende inviare aiuti ai paesi del Golfo. Parliamo di difesa, particolarmente di difesa aerea, non solo perché sono nazioni amiche, ma soprattutto perché in quell’area ci sono decine di migliaia di italiani e ci sono circa 2000 militari italiani che noi vogliamo, dobbiamo proteggere. Tra l’altro, il Golfo è anche vitale per l’approvvigionamento energetico dell’Italia e dell’Europa».
A proposito dell’uso delle basi americane in Italia, ha poi aggiunto che qualora arrivasse una richiesta americana a partecipare ad azioni offensive il governo poterà la questione in Parlamento: «Noi in Italia abbiamo delle basi militari concesse all’utilizzo americano in virtù di accordi che non ho siglato io, che risalgono al 1954. E sono sempre stati aggiornati. Secondo quegli accordi ci sono delle autorizzazioni tecniche quando si parla chiaramente di logistica e di cosiddette operazioni non cinetiche, sarebbe a dire, operazioni di non bombardamento, se ci vogliamo intendere. Poi, se arrivassero richieste di uso delle basi italiane per fare altro, io penso che sarebbe competenza del Governo decidere se concedere o no un utilizzo più esteso, ma io penso che in quel caso dovremmo deciderlo insieme al Parlamento. A oggi però non abbiamo nessuna richiesta in questo senso».
La risoluzione della maggioranza
La maggioranza di governo, in mattinata, si è riunita per preparare il testo da votare. Dopo l’uscita di Roberto Vannacci e Futuro nazionale, la tensioni sulle questioni estere sembra minore, tanto più su argomenti che riguardano il Golfo e i rapporti con Usa e Israele. Si impegna il governo, si legge «a partecipare con assetti nazionali allo sforzo comune in ambito Ue per sostenere, in caso di richiesta, stati membri Ue nella difesa del proprio territorio da attacchi missilistici o via droni da parte iraniana» e a «confermare il rispetto, nell’utilizzo delle installazioni militari presenti sul territorio nazionale e concesse alle forze statunitensi, del quadro giuridico definito dagli accordi internazionali vigenti, che include fra l’altro attività addestrativa e di supporto tecnico-logistico».
La risoluzione dell’opposizione
Il centrosinistra è sostanzialmente unito, almeno per quanto riguarda Pd, M5s e Avs. Non per Italia Viva e Azione, mentre Più Europa sta valutando se aderire. La risoluzione dice che il governo è impegnato ad «assumere, in ogni sede bilaterale e multilaterale, ogni iniziativa utile e urgente volta a fermare le azioni militari in corso, promuovendo con determinazione un cessate il fuoco immediato e un processo strutturato di de-escalation del conflitto, nel pieno rispetto del diritto internazionale e umanitario». Azione e Italia Viva presentano invece due risoluzioni separate.
La posizione di Vannacci
Pur aduso alla guerra, il generale Roberto Vannacci, frena sulla guerra in Iran: «Le rimozioni dei dittatori a noi non hanno mai portato bene. La società irachena è stata fatta piombare nel caos, alimentando il terrorismo sunnita. Voglio ricordare che Baghdad non è caduta in mano dell’Isis proprio grazie ai battaglioni di Pasdaran», ha detto oggi in una nuova conferenza stampa. «La crisi in Iran non l’abbiamo causata noi, ci è stato detto che è per evitare che l’Iran andasse avanti con i piani nucleari, ma mi vengono in mente le provette di Colin Powell». «È una guerra che non abbiamo causato noi e che porta conseguenze negative, e non possiamo avere un atteggiamento positivo rispetto a questa guerra», ha concluso.
La linea è stata poi portata in parlamento, in particolare alla Camera, l’unico ramo in cui sono presenti eletti ex Lega, che hanno presentato una risoluzione, autonoma da quella dell’opposizione, contro la mozione di maggioranza.
In copertina: Il ministro della Difesa Guido Crosetto alla Camera dei Deputati durante le comunicazioni del governo sulla crisi in Iran – Roma, 5 Marzo 2026 (Ansa/Giuseppe Lami)
