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Tre pap test negativi, ma muore di tumore all’utero: laboratorio condannato a risarcire 300mila euro la famiglia di una 47enne di Lecce

07 Marzo 2026 - 18:56 Ugo Milano
Gli errori nei referti hanno causato un ritardo nelle cure e nelle terapie, che avrebbero potuto salvare la vita della paziente

Un laboratorio di Lecce è stato condannato a risarcire con 300mila euro i familiari di una donna di 47 anni, morta nel 2023 a causa di un tumore all’utero, dopo che tre pap test eseguiti tra novembre 2016 e febbraio 2019 erano risultati erroneamente negativi. Gli errori nei referti hanno causato un ritardo nelle cure e nelle terapie, che avrebbero potuto salvare la vita della paziente o, almeno, prolungarla. Tutto ha avuto inizio nel 2016, quando la donna ha cominciato a notare perdite di sangue vaginale. Dopo un’ecografia addominale completa le è stato consigliato di rivolgersi a una ginecologa, che le ha suggerito di effettuare un pap test. Il primo esame, eseguito nel laboratorio di Lecce, è risultato negativo, rilevando solo una fibromatosi uterina non sintomatica, con indicazione a un controllo tra 12 mesi.

La scoperta dopo i pap test sbagliati

Nonostante ciò, le perdite di sangue persistevano e la ginecologa ha eseguito un’altra ecografia, senza riscontrare polipi endometriali sospetti. Nel 2017 la donna effettua un secondo pap test nello stesso laboratorio: anche questo risulta erroneamente negativo. Ad agosto 2018 viene ricoverata in day hospital, ma la situazione non migliora. A febbraio 2019, un terzo pap test comunica la necessità di asportare l’utero. La donna decide allora di rivolgersi ad altri medici e un’isteroscopia rivela la presenza di polipi e la successiva biopsia evidenzia un «carcinoma squamocellulare scarsamente differenziato». Inizia così i cicli di chemioterapia, sia sperimentale che tradizionale, presso il Policlinico Gemelli di Roma. Nonostante le cure, a novembre 2023 la donna muore.

Il risarcimento

Dopo la sua morte, i familiari hanno fatto riesaminare i referti da un altro laboratorio, scoprendo che in tutti e tre i casi i risultati erano stati sbagliati. E la ginecologa, seguendo il protocollo dell’epoca, aveva disposto approfondimenti solo in caso di pap test positivo, contribuendo involontariamente al ritardo della diagnosi. Il laboratorio di Lecce è stato quindi ritenuto responsabile per negligenza e condannato a risarcire i familiari della donna con 300mila euro.

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