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Le diedero il braccialetto sbagliato ma non sapeva nuotare. Anisa, 7 anni, muore nella gita al biolago. Chiesto il processo per sei persone

09 Marzo 2026 - 13:58 Alba Romano
bimba annegata
bimba annegata
L'accusa è di omicidio colposo. La piccola, sparita alla vista di animatori e personale, è morta affogata. Tra gli indagati c'è anche il parrocco di Demonte, dove la bimba seguiva il centro estivo

Anisa, 7 anni, è morta durante la gita parrocchiale al biolago «Acquaviva» di Caraglio, nel cuunese, il 24 luglio 2024. Gli animatori e il personale del Biobarco l’hanno cercata per diversi minuti, invano. Verrà trovata a due metri di profondità. La piccola faceva parte di un gruppo estivo parrocchiale della Valle Stura curato da don Fabrizio Della Bella. La procura di Cuneo ha chiesto il rinvio a giudizio per sei persone: l’accusa è omicidio colposo. Fra loro figurano, secondo quanto riportato dal Corriere della Sera, il progettista e direttore dei lavori, ingegnere Stefano Ferrari, il responsabile dell’Ufficio tecnico del Comune e responsabile unico del procedimento (Rup), architetto Graziano Viale, il gestore del Bioparco Roberto Manzi, il parroco di Demonte organizzatore del centro estivo, don Fabrizio Della Bella e due giovani animatrici (uniche maggiorenni nel gruppo di animatori) che avrebbero dovuto sorvegliare i bimbi. A Ferrari e Viale è contestato anche il reato di falso in atto pubblico.

Il braccialetto sbagliato

Secondo quanto ricostruito dal quotidiano per gli inquirenti ci sarebbe una lunga catena di «negligenza e imperizia». Nello specifico però ognuno ha il suo carico di accuse: dalle carenze strutturali e progettuali emerse alle misure di sicurezza. Uno dei primi errori è nella consegna dei braccialetti ai bambini. Diversificato e arancione per chi sapeva nuotare. Quello di Anisa avrebbe dovuto esser verde ma così non è stato. Ecco perché alla bambina è stato concesso di avvicinarsi all’acqua, senza braccioli. E qui il pm sottolinea verso le animatrici coinvolte la mancanza di «un’adeguata vigilanza», nonostante «la torbidità delle acque del biolago, la scivolosità del fondale».

Perché è indagato anche il parroco

Il parrocco Don Della Bella è coinvolto nell’inchiesta. Quel giorno era assente. Ma sarebbe, secondo la procura, una sua responsabilità aver organizzato una uscita con un numero insufficiente di animatori «pur essendo consapevole che fossero soliti agire con imprudenza, negligenza e imperizia, e non in grado di prevenire l’esposizione dei minori a prevedibili fonti di rischio o situazioni di pericolo». Non solo, è emerso che il gestore del Bioparco lo chiamò per dirgli che gli animatori non stavano tenendo d’occhio i bambini e lui non sarebbe intervenuto. Non solo: alla struttura vengono contestate le mancanze di misure di sicurezza dal numero sufficiente di bagnini al sistema galleggiante di separazione tra la zona non nuotatori (1,10 metri di profondità) e quella per nuotatori (3,75 metri). Una catena di responsabilità che potrebbero finire a processo, inclusa quella dei dirigenti comunali. Avrebbero fatto «un certificato di regolare esecuzione dei lavori che non dava conto delle difformità dell’opera».