Ricerca 4.0: dentro la vita di un dottorando dell’università Pegaso – Il video
Spesso si immagina il dottorato di ricerca come un rito di passaggio consumato esclusivamente tra le biblioteche storiche o nei corridoi e laboratori di atenei secolari. È un’immagine che appartiene alla nostra storia, ma oggi il prestigio accademico ha trovato nuova casa anche nelle università telematiche. Varcare la soglia di questi atenei significa entrare in un contesto in cui la ricerca scientifica mantiene tutto il suo valore, pur viaggiando soprattutto attraverso piattaforme digitali. Ascoltando chi vive questa esperienza, emerge con evidenza che la scelta dell’ateneo oggi è guidata soprattutto dalla forza del progetto scientifico, più che dal formato dell’istituzione. «Il dottorato non è una laurea con programmi simili tra atenei. È un progetto, l’ingresso in un gruppo di ricerca, la volontà di lasciare un segno in un campo del sapere», spiega a Open Umberto Barbieri, dottorando in Digital Transformation all’Università Pegaso.
Il percorso di Umberto: l’invenzione di «Albert» per i voti a scuola
«Occupandomi di psicologia dell’apprendimento e intelligenza artificiale volevo studiare in un luogo dove la trasformazione digitale fosse già realtà, non solo teoria e ho trovato in Pegaso uno dei primi centri in Europa a integrare l’AI generativa nei propri percorsi. Non ho scelto un formato di studio, ho scelto il progetto di ricerca», prosegue il dottorando. Umberto è un esperto di psicologia dell’apprendimento e sta lavorando su un progetto che unisce la psicologia quantitativa con l’intelligenza artificiale per supportare il processo di apprendimento di studenti e studentesse. Il suo lavoro punta a rivoluzionare la scuola. Al centro di tutto c’è, infatti, Albert, un Intelligent tutoring system (Its) progettato per superare il sistema dei voti tradizionali. «Il voto è un’approssimazione, una classificazione identica per studenti con bisogni diversi», racconta. «Mentre Albert – chiosa – misura chi ha di fronte per restituire al docente una fotografia precisa dello stato di conoscenza dello studente».
Orazio, avvocato e dottorando
La scelta di intraprendere un dottorato ormai è guidata soprattutto dalla qualità e dall’interesse per il progetto di ricerca, più che dal formato o dalla tipologia dell’istituzione che lo offre. Il modello telematico, pur prevedendo momenti di confronto e attività in presenza, consente un’organizzazione del lavoro diversa rispetto agli atenei tradizionali. C’è maggiore flessibilità e una gestione del tempo più autonoma, aspetti che per molti rappresentano un valore aggiunto, se non necessario, nella scelta. È il caso, ad esempio, dell’avvocato Orazio Cappelli, che segue il dottorato in Equity, Diversity and Inclusion all’università Pegaso. La sua ricerca analizza come la diversità e l’inclusione incidono sulla prevenzione degli illeciti all’interno dei sistemi aziendali. «La mia giornata tipo alterna udienze, atti legali e lettura e scrittura scientifica», riferisce. «Questa autonomia – aggiunge – permette alla ricerca di alimentarsi continuamente dell’esperienza professionale. L’una migliora la qualità dell’altra».
Leila, neurologa ricercatrice con doppia affiliazione
Il superamento dei confini fisici permette oggi di abitare anche più mondi accademici contemporaneamente. Leila Ali è una neurologa impegnata in un dottorato con doppia affiliazione tra l’università di Camerino e la telematica Pegaso. La sua ricerca in Neuroscienze Teoriche e Applicate studia come il tatto e il movimento della mano influenzano l’apprendimento dell’anatomia negli studenti delle professioni sanitarie. «Abbiamo trovato risultati sorprendenti», spiega la ricercatrice. «Emozioni considerate negative, come la delusione, possono migliorare l’attenzione, mentre un eccesso di emozioni positive legate alla ricompensa rischia di peggiorare la memoria a breve termine», aggiunge. E sulla scelta di un ateneo tradizionale o meno ci tiene a ricordare che «il pregiudizio nasce dalla mancanza di conoscenza. Lo studente, invece, deve scegliere l’istituzione che lo aiuti davvero a raggiungere le proprie aspirazioni professionali». Concorda Umberto Barbieri che racchiude tutto in un paragone. «Il pregiudizio più comune – conclude – è che le università telematiche siano più facili di quelle in presenza, ma è come dire che è più facile leggere Dostoevskij in digitale che in forma cartacea. Cambia il formato, non il contenuto».
