Pulsar, Benedetto Levi (Iliad): «Serve un rovesciamento dei pregiudizi sulle Stem, sono uno strumento per capire meglio il mondo che ci circonda»

«In realtà la nostra promessa si basava su due pilastri. Uno, la più totale trasparenza verso i nostri clienti, in un mercato italiano che in quel momento non la garantiva e secondo la qualità delle nostre reti e infrastrutture». Inizia così l’avventura di Iliad, leader della telefonia mobile, nel 2018. La racconta Benedetto Levi, amministratore delegato di Iliad a Pulsar, Festival delle discipline Stem 2026, realizzato in collaborazione con Open. Torinese, classe 1998, dal 2018 Levi è a capo di Iliad, fin dai suoi primi passi. Al direttore di Open Franco Bechis racconta gli esordi, che sì magari inizialmente puntava sul prezzo «vantaggioso», ma la ricetta è anche basata su quei primi due principi. Su reti e infrastrutture la società ha fatto «investimento di più 4 miliardi di euro», creando una «rete capillare 4g di ultimissima generazione». Oggi Iliad conta tredici milioni di utenti, raggiunti in pochi anni.
Le Stem e l’importanza di fare squadra
Quanto le Stem hanno influenzato Iliad? «Sono stato l’ingrediente numero uno», sottolinea Levi. «Basti pensare alla loro importanza nelle infrastrutture sulla telecomunicazione, spesso un aspetto critico in Italia e che invece servono per colmare il digital divide, eppure spesso vengono date per scontate. Perché a differenze di ponti e autostrade restano nascoste», spiega. «La sfida numero uno – sottolinea Levi – è stata nel 2018, nel trovare talenti e creare un team. Anche perché nel mondo delle telecomunicazioni la tecnologia cambia in continuazione. Servono competenze nuove. La chiave di successo è stato riuscire a creare un team nella “Rivoluzione Iliad” con hard skills di altissimo livello. Tutto parte delle persone e dalle competenze».
«Serve un rovesciamento dei pregiudizi sulle materie Stem, rendendole più accessibili»
Bechis ha poi chiesto a Levi cosa si potrebbe fare in Italia per migliorare l’istruzione nel percorso delle Stem. «Serve un cambiamento radicale. In Italia abbiamo vari gap rispetto alla media europea, a partire dal numero di laureati», sottolinea Levi, ricordando che «solo il solo 10 per cento delle donne sceglie un percorso stem». «Perché spesso non vengono prese in considerazione, vengono viste distanti, poco accessibili. Io ho fatto il liceo classico e poi Politecnico dovrebbe esser la norma intraprendere un percorso Stem indipendentemente da quello che si è studiato in precedenza». E inoltre, sottolinea il Ceo di Iliad, «serve un rovesciamento dei pregiudizi sulle materie Stem. Facendole percepire come uno strumento per capire meglio il mondo che le circonda. È fondamentale perché stiamo vivendo oggi un mismatch tra domanda e offerta di lavoro che non si sta riducendo. Serviranno sempre più laureati in materie stem». E ricorda il motore di Pulsar perché ogni tappa del festival coinvolge studenti di 4ª e 5ª superiore di un istituto o liceo locale, attraverso workshop e laboratori realizzati in collaborazione con un programma del Massachusetts Institute of Technology (MIT) e in partnership con un Ateneo locale. Cita IliadShip, progetto con borse di studio, mentorship volto a sostenere la formazione di studenti universitari. «Abbiamo capito che se volevano avere un impatto era fondamentale investire sulle competenze», sottolinea Levi. «Condivido il fatto che sostenere di non riuscire a fare sistema non debba essere una responsabilità da scaricare sugli altri, è fondamentale fare sistema. Oggi, con il mondo delle imprese, delle istituzioni, delle scuole e degli studenti qui siamo riusciti a fare sistema. Non abbiamo scuse».
IA come opportunità
L’Ia è da demonizzare o è una opportunità? «Credo che oramai dobbiamo smettere di parlare al futuro dell’intelligenza artificiale oramai è il presente. Credo che sia fondamentale vederla come opportunità non come un rischio. Bisogna soprattutto guidare il cambiamento e non subirlo». Levi cita gli investimenti di Iliad nell’IA finora fatti. Tra un anno non utilizzare l’IA in azienda sarà come non utilizzare oggi le mail. Sarà indispensabile per lavorare in modo efficace e venire incontro ai bisogni dei clienti. «È un enorme cambiamento bisogna approntarlo con curiosità, bisogna buttarsi, integrarlo. Si compiono anche errori ma non dobbiamo perdere un attimo. Altrimenti si verrà totalmente esclusi dal mercato in pochissimo tempo».
