Le Stem e il mondo del lavoro: «Abbiamo tante posizioni aperte eppure non riusciamo a trovare quelle figure»

Un panel sul rapporto tra laureati stem e mondo del lavoro. E sul mismatch che lo caratterizza. Questo il tema al centro del dibattito “Talenti e competenze di domani”, moderato oggi durante il Festival delle discipline Stem 2026 “Pulsar” dalla vicedirettrice di Open, Sara Menafra. E che ha visto la partecipazione di Giuseppe Biazzo, presidente di Unindustria e CEO di Orienta, di Rosario Rasizza, presidente di Assosomm e CEO di Openjobmetis, di Andrea Malacrida, CEO di Ali Lavoro e di Laura Di Raimondo, Direttrice Generale di Asstel.
Le Stem e il gender gap
Il panel è partito da qualche dato: in Italia un’azienda su due è in difficoltà quando ricerca profili Stem. E questo accade nonostante quelli con formazione scientifica siano i profili più ricercati. «Abbiamo noi la responsabilità di far appassionare questi ragazzi», dice Di Raimondo di Asstel. «Non si trovano inoltre ragazze nella stessa numerosità dei colleghi maschi nelle materie scientifiche» e questo, sottolinea, è dovuto agli strascichi di un pensiero che porta ancora oggi molte giovani donne (e i rispettivi genitori) a dire: «tu non sei portata». Un nodo che non si scioglie nonostante «oggi il mercato sia fortissimo e le ragazze con competenze stem siano contese in tutte le filiere». Anche Biazzo di Unindustria parla di un forte mismatch e lo motiva anche con l’«inverno demografico» che stiamo vivendo . Riconosce poi quanto il gap di genere sia ancora «una sfida culturale per le famiglie». Come cambiare, quindi? Per Andrea Malacrida di Alilavoro per colmare il gap di genere servono iniziative volte ad informare le ragazze: «Nella nostra fondazione, l’11% delle ragazze sceglie il liceo scientifico. Un dato che sale al 33% quando si partecipa a iniziative. Oggi i numeri ci parlano di stereotipi anacronistici rispetto ai bisogni reali che abbiamo sul mercato». La necessità per ragazzi e ragazzi è anche legare il percorso di studi a quello lavorativo, oggi ancora troppo slegati. E lo conferma Rosario Rasizza di Assosomm: «Le materie Stem sono più attrattive in questo momento, noi abbiamo tante posizioni aperte eppure non riusciamo a trovare quelle figure». È un ritornello che risuona.
L’IA come strumento per il lavoro
Poi, è toccato al tema dell’intelligenza artificiale. E al mondo in cui sta cambiando e ha già cambiato il mondo del lavoro. «Ci lavoriamo ormai da anni – dice Di Raimondo – e oggi il mercato del lavoro sta cambiando, l’IA sostituisce i sistemi di processo e serve chi gestisce gli algoritmi e chi dialoga con loro». Insomma, niente paura dei chatbot. Ne è convinto anche Biazzo, che piuttosto si chiede quanto l’IA abbia portato davvero a un vantaggio competitivo. Un tema ancora tutto da valutare. Anche per Malacrida non serve aver paura: «penso alla robotica – dice – faceva così paura eppure siamo tutti qui». Anche per Rasizza l’intelligenza artificiale non ammazzerà il lavoro, ma sarà solo uno strumento per fare meglio e con meno fatica. Poi sul finale la domanda delle domande: cosa cambiare oggi del mondo del lavoro? Per Di Raimondo si tratta di aumentare produttività, competitività e salari. Per Biazzo lavorare sull’orientamento sin dalle elementari. Per Malacrida è fondamentale la curiosità. Rasizza invece è più concreto: serve rendere il mondo del lavoro più fluido.
