Pulsar, gli astronauti Comellini e Patassa si raccontano: «Non dobbiamo avere paura dell’IA, è uno strumento. Ci aiuterà su come arrivare su Marte» – Il video
«C’è una narrativa sbagliata sulle donne nella professione di astronauta». Con queste parole l’astronauta dell’Agenzia spaziale europea, Anthea Comellini, è intervenuta al Festival delle STEM 2026, organizzato da Open in collaborazione con Iliad e tenutosi oggi, 10 marzo. Sul palco insieme a lei anche l’astronauta Andrea Patassa. I due hanno raccontato il loro percorso di studi e professionale, ripercorrendo la nascita della loro passione per le discipline scientifiche e riflettendo sulle sfide che attendono il futuro, a partire dal ruolo dell’intelligenza artificiale.
La passione per le materie scientifiche
Durante l’incontro, Comellini ha sottolineato come spesso venga trasmessa un’idea distorta del percorso verso professioni scientifiche o spaziali. «Spesso vengono proposti modelli eccezionali e il messaggio che passa è che per riuscirci devi essere straordinaria. Ma non è così perché chiunque può farcela», ha spiegato. Secondo l’astronauta, il problema nasce anche da come vengono percepite alcune materie, considerate ostacoli insormontabili. «La matematica e la fisica sono un linguaggio. Bisogna trovare la chiave per comprenderle. Ma quella chiave non la troverai mai se qualcuno ti dice in partenza che non sei in grado di farlo. Ingegneria, per esempio, rappresenta un grande scoglio per molti, le materie sono complesse e molto dipende anche dai docenti. Una volta superato quel passaggio, però, si scopre che ingegneria è molto di più. E magari alcune di quelle materie non le incontrerai nemmeno più», ha raccontato. Poi ha aggiunto con una provocazione: «Si possono costruire navicelle spaziali anche senza essere un genio della matematica o di Analisi 1». Per Patassa la passione per le discipline scientifiche è sempre stata naturale. «Le Stem, soprattutto la fisica, sono sempre state le mie materie preferite. Mi affascinano perché cercano di rispondere alle domande che ci facciamo tutti i giorni», ha spiegato.
Stem, AI e lavoro
Nel corso dell’incontro si è parlato anche di futuro del lavoro e dell’impatto delle nuove tecnologie. Per Comellini, le discipline scientifiche rappresentano una chiave fondamentale per orientarsi nel mondo professionale che verrà. «Credo che le Stem siano una porta d’accesso alla maggior parte dei lavori del futuro», ha spiegato. Secondo l’astronauta, l’AI non eliminerà determinate professioni, ma cambierà il modo in cui si lavora. «Gli ingegneri non smetteranno di esistere. Avremo semplicemente nuovi strumenti che ci permetteranno di perdere meno tempo tra ricerca e documenti, per concentrarci su attività a maggior valore aggiunto. Non abbiate paura. Il lavoro in questi ambiti continuerà ad esserci». Un punto su cui concorda anche Patassa. «L’intelligenza artificiale – ha affermato – non deve essere vista come qualcosa che ci sostituirà, ma come uno strumento. Ci aiuterà a fare cose che oggi non possiamo fare, come arrivare su Marte».
