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Uber lancia una nuova funzione: sarà possibile scegliere autiste o passeggere donne

10 Marzo 2026 - 14:42 Roberta Brodini
uber donne
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Da ieri è ufficialmente attivo sulle app Uber di molte città americane il servizio Women Preferences che permette alle tassiste di scegliere solo clienti dello stesso sesso, e viceversa. Ma sono già cominciate le proteste da parte dei tassisti uomini

Più sicurezza per i viaggi in Uber per le donne, siano queste tassiste o passeggere. È questo il mantra che ha spinto Uber ha testare con un progetto pilota una nuova funzionalità, estesa ufficialmente a partire da ieri in città come New York, Philadelphia e Washington DC, oltre che in altre città in tutto il mondo. La nuova funzionalità prevede la possibilità per le donne che guidano o prenotano i taxi di scegliere passeggere o autiste del loro stesso sesso. Non sono mancate, però, le proteste da parte di alcuni tassisti di San Francisco: la nuova funzionalità costituirebbe per loro una discriminazione di genere, che favorirebbe le colleghe donne. Queste ultime, negli Stati Uniti, costituiscono un quinto del numero totale di autisti impegnati nel traffico per la compagnia di San Francisco.

Uber e la campagna Women Preferences

La campagna Women Preferences era già stata lanciata nel 2025 come progetto pilota in diverse città americane. In occasione della festa della donna 2026, sul suo sito e sui canali social, Uber ha fatto sapere di voler estendere ufficialmente la funzionalità negli Stati Uniti: «A partire da oggi, Women Preferences si espande a livello nazionale, in città come New York, Philadelphia e Washington, DC, e in altre città in tutto il mondo». Le opzioni disponibili, fa sapere la piattaforma, saranno: richiedere una corsa su richiesta, selezionando “Autiste Donne” al momento della prenotazione, prenotare in anticipo un viaggio con un’autista donna o selezionare come impostazione di default l’opzione «imposta la preferenza per una donna al volante», anche se in questo caso l’app riferisce di non poter garantire la copertura completa del servizio, essendo soggetto a disponibilità. Il progetto fa parte di un programma di tutela, inizialmente delle tassiste e successivamente delle passeggere, avviato già nel 2019 in Arabia Saudita, a distanza di poco tempo dalla rimozione del divieto alla guida in vigore per le donne. Si era poi esteso nel tempo a tassiste in 40 Paesi, mentre l’opzione a disposizione delle passeggere è ora disponibile in sette Paesi, tra cui Spagna, Brasile e Arabia Saudita.

Uber e sicurezza

Sarebbero oltre duemila le cause legali che vedono impegnata Uber a difendersi dalle accuse di passeggere o guidatrici che denunciano aggressioni, molestie verbali o attenzioni disturbanti, soprattutto durante le corse notturne. Nel 2019, Chrystle Barajas, tassista e madre single di 44 anni, riferiva alla BBC News di aver temuto per la sua incolumità quando, durante una corsa, un passeggero aveva cominciato a parlarle delle sue fantasie sessuali con protagoniste madri single. Una volta fatto scendere, il passeggero le avrebbe fornito indicazioni sbagliate su come ritornare sulla strada principale, per poi farsi trovare per strada, sempre sul percorso della donna, con i pantaloni abbassati. Contattata prontamente l’assistenza Uber per segnalare il problema e il profilo del passeggero, la donna non aveva poi più avuto notizie della sua segnalazione, in quanto la piattaforma aveva dichiarato che andasse rispettata la normativa sulla privacy. Uber aveva poi confermato alla BBC che l’accesso dell’uomo era stato temporaneamente disattivato per consentire all’azienda di effettuare le opportune indagini, senza però fornire ulteriori dettagli sull’esito della segnalazione.

Autisti uomini contro Women Preferences

Ma la nuova opzione messa a disposizione dell’utenza femminile non sarebbe stata vista di buon occhio dagli autisti Uber in California, che hanno accusato l’azienda di violare la legislazione dello Stato. Nello specifico, si tratterebbe dell’Unruh Act, una legge della California del 1959 che vieta a tutte le attività commerciali di discriminare le persone sulla base, tra gli altri, di criteri come età, razza, sesso, religione, orientamento sessuale e disabilità. Secondo gli oppositori, questa nuova funzionalità consentirebbe potenzialmente alle autiste di accedere a un bacino più ampio di passeggeri.

Prima di Uber ci aveva pensato l’app Lyft 

Già nel 2024, l’app Lyft, una piattaforma di ride-sharing attiva negli Stati Uniti e in Canada, aveva lanciato la stessa funzionalità a protezione dell’utenza femminile, suscitando polemiche e non solo. La compagnia era stata infatti citata in giudizio, nonostante le moltissime segnalazioni di utenti e tassiste. «Ho dovuto denunciare un passeggero che mi ha aggredita mentre guidavo» aveva dichiarato un’autista di Lyft, Zuwena Belt. «Dopo aver terminato la corsa, ho chiamato il team di pronto intervento di Lyft e la polizia. Mentre [Lyft] era in linea, si sono rifiutati di condividere le informazioni con l’agente sul posto».

Uber, tra tutela delle donne e autotutela

Non sarebbe solo un interesse a difendere le donne e la loro incolumità a muovere le decisioni di Uber. La BBC riporta infatti che il mese scorso un tribunale statunitense aveva ordinato a Uber di pagare 8,5 milioni di dollari a una donna che sosteneva di essere stata violentata da un tassista di Uber. Il timore è quindi che, sulla scia di questa prima condanna, possano essere portati in tribunale nuovi casi, finora taciuti. Uber, dal canto suo, ha annunciato di voler fare ricorso contro il verdetto. Non sostiene infatti di poter essere considerata responsabile per gli atti commessi dagli autisti che utilizzano la sua piattaforma. I tassisti, infatti, verrebbero controllati in fase di registrazione con una verifica dei loro precedenti penali, ma andrebbero poi, secondo l’azienda di San Francisco, considerati lavoratori autonomi.

Le opzioni di Uber in Italia

In attesa che possa un giorno sbarcare anche in Italia l’opzione Women Preferencesc, esistono già diverse funzionalità a tutela dei passeggeri. La prima è un’opzione, da attivare nelle impostazioni del proprio profilo, per ricevere messaggi in tempo reale nel momento in cui l’app di Uber dovesse registrare una deviazione del taxi rispetto all’itinerario previsto, o un arresto o chiusura della corsa immotivati. La seconda è l’invio di un codice di verifica, che garantisca al passeggero di accedere all’auto prenotata evitando errori: il codice univoco, mandato al passeggero, dovrebbe essere inserito dall’autista nella app per poter cominciare la corsa. Il terzo strumento è la possibilità di condividere con amici o membri della propria famiglia il proprio itinerario. Sono poi disponibili speciali sistemi a tutela dei passeggeri minorenni (14-17 anni), per i quali l’app fornirebbe, oltre al pin di verifica, al live tracking e all’aggiornamento istantaneo su anomalie del servizio condivisi in tempo reale con i genitori, anche la possibilità di scegliere solo autisti Top-rated e autiste donne.