Si licenzia per vivere con la madre che non lo vuole, ma non funziona: perché la giudice lo ha cacciato di casa

Ci ha dovuto pensare una giudice a cacciare di casa un 31enne di Ravenna, che sembrava aver trovato la sistemazione perfetta, almeno dal suo punto di vista. L’uomo viveva nella casa della madre praticamente gratis. Aveva un lavoro come cameirere con un contratto a tempo indeterminato. Portava a casa, per tenerseli, 1.400 euro al mese senza contribuire neanche per sbaglio alle spese per le bolette, il condominio e qualsiasi altro costo domestico. Peccato però che la madre a un certo punto ha detto basta. Lei unica proprietaria dell’immobile ha provato a mettere alla porta il figlio, ma ha dovuto chiedere aiuto al tribunale.
La madre si rivolge al tribunale di Ravenna
Nel 2024 la donna ha deciso di passare alle vie legali, come ricostruisce il Corriere di Bologna. Tramite i suoi avvocati ha presentato ricorso al tribunale di Ravenna per chiedere la fine dell’obbligo di mantenimento e l’allontanamento del figlio dall’abitazione. La sua richiesta si basava su due punti principali: il 31enne non partecipava in alcun modo alle spese domestiche pur avendo un reddito, e il rapporto tra i due si era deteriorato al punto da rendere la convivenza «intollerabile», con il figlio che si sarebbe dimostrato un pessimo coinquilino, totalmente irrispettoso delle più basilari regole del vivere insieme.
Il colpo di scena durante il processo: il figlio si licenzia
Proprio mentre il processo era in corso, il 31enne ha pensato bene di dimettersi dal posto di lavoro. Una mossa che non gli ha portato alcun vantaggio in aula, anzi si è beccato anche la strigliata della giudice Adriana Forastiere, della sezione civile del tribunale di Ravenna. È stata lei a stabilire infatti che essersi licenziato «senza adoperarsi efficacemente per la ricerca di un altro lavoro» non fa rinascere l’obbligo di mantenimento a carico della madre.
Perché la giudice ha dato ragione alla madre
Nella sentenza si legge che il ragazzo, che non ha proseguito gli studi dopo il diploma, «ha raggiunto una età per la quale deve presumersi conseguita una dimensione di vita autonoma, con piena capacità lavorativa». Il tribunale ha anche chiarito che la permanenza in casa della madre non può essere considerata una forma di mantenimento dovuto. Se dovesse trovarsi in difficoltà, il 31enne «potrà eventualmente ritenersi meritevole della tutela ma non più del mantenimento, cui la madre non può ritenersi più giuridicamente obbligata».
Via di casa entro il 30 giugno 2026
Con la sentenza di p rimo grado, il 31enne ha poco altro da tentennare: dovrà lasciare l’appartamento entro il 30 giugno 2026. In più deve anche pagare a sua madre circa 3.000 euro di spese legali. Un motivo in più per cercare e anche in fretta un nuovo lavoro.
