Cbs: Trump valuta come prendersi il nucleare dell’Iran. Putin: «Stiamo con Teheran» – La diretta

Nel 22esimo giorno della guerra del Golfo tra Usa, Israele e Iran gli Stati Uniti hanno autorizzato la vendita del petrolio iraniano già in mare, come aveva anticipato nei giorni scorsi il segretario al Tesoro Scott Bessent. Intanto l’Iran ha detto che i funzionari americani e israeliani costituiscono bersaglio degli Ayatollah «in qualsiasi parte del mondo», compresi i luoghi di svago e turistici. E Teheran ha lanciato due missili contro una base usata dagli Stati Uniti nell’oceano indiano. Nella notte Israele ha continuato i bombardamenti sulla capitale, mentre American Airlines ha annunciato un taglio dei voli a causa dei costi del carburante. Secondo la Cbs il presidente Usa Donald Trump sta valutando piani per prendere il nucleare di Teheran, mentre l’Iran ha garantito al Giappone che farà passare le sue navi attraverso lo stretto di Hormuz. Intanto Putin si congratula con gli Ayatollah per il Capodanno e ribadisce la sua vicinanza ai Pasdaran.
Putin sta con l'Iran
Il presidente russo Vladimir Putin si è congratulato con i leader iraniani per il Nowruz (il capodanno iraniano) e ha affermato che Mosca rimane un amico leale e un partner affidabile per Teheran, ha dichiarato il Cremlino.
L'Iran minaccia gli Emirati sulle isole contese
I militari iraniani avvertono che qualsiasi ulteriore attacco dal territorio degli Emirati Arabi Uniti contro le isole iraniane di Abu Musa e Greater Tunb comporterà attacchi distruttivi contro Ras Al Khaimah negli Emirati Arabi Uniti, secondo quanto riportato da Mehr. Gli Emirati hanno rivendicato le tre isole iraniane di Abu Musa, Greater Tunb e Lesser Tunb, situate nel Golfo Persico vicino allo Stretto di Hormuz.
Iran: Trump valuta come prendersi l'arsenale nucleare
Il presidente americano Donald Trump starebbe elaborando strategie e opzioni per impadronirsi degli arsenali nucleari iraniani. Lo riporta in esclusiva l’emittente Cbs citando diverse fonti ben informate a condizione di anonimato, secondo le quali l’amministrazione Trump sta valutando come mettere in sicurezza o recuperare il materiale nucleare iraniano. Al momento, ha precisato una fonte, Trump non ha ancora preso una decisione. Ma secondo due fonti citate dalla Cbs News il piano prevede il possibile dispiegamento di forze provenienti dal Joint Special Operations Command, l’unità militare d’élite spesso incaricata delle missioni di controproliferazione più delicate. Una portavoce della Casa Bianca ha dichiarato che è compito del Pentagono occuparsi dei preparativi e non ha commentato.

Funzionari statunitensi hanno anche affermato che l’amministrazione Trump non ha escluso la possibilità di tentare di recuperare le scorte iraniane di uranio altamente arricchito. Ma la missione sarebbe ardua e potenzialmente rischiosa. «Stiamo parlando di bombole contenenti gas di esafluoruro di uranio altamente contaminato al 60%, quindi è molto difficile da gestire», ha dichiarato Rafael Mariano Grossi, direttore generale dell’Aiea, al programma “Face the Nation with Margaret Brennan” della Cbs News questa settimana . «Non dico che sia impossibile. So che esistono incredibili capacità militari per farlo, ma sarebbe sicuramente un’operazione molto impegnativa», ha aggiunto.
L'Iran farà passare le navi del Giappone dallo stretto di Hormuz
L’Iran è disposto ad aiutare le navi giapponesi ad attraversare lo Stretto di Hormuz. Lo ha dichiarato il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi all’agenzia Kyodo News in un’intervista pubblicata oggi. Il Giappone dipende dalle importazioni di petrolio greggio dal Medio Oriente, la maggior parte delle quali transita attraverso lo Stretto di Hormuz, una rotta commerciale cruciale per l’approvvigionamento mondiale di carburante.
In pratica, l’Iran ha bloccato l’accesso allo stretto in risposta agli attacchi sferrati da Israele e dagli Stati Uniti, lasciando i paesi che dipendono da questa rotta marittima a lottare per trovare alternative e attingere alle proprie riserve. «Non abbiamo chiuso lo stretto. È aperto», ha contestato Araghchi, durante un’intervista telefonica con l’agenzia giapponese Kyodo News. Secondo lui, i paesi che attaccano l’Iran devono affrontare delle restrizioni, ma ad altri viene offerta assistenza. L’Iran è pronto a garantire traversate in tutta sicurezza per il Giappone, ha aggiunto.

La quarta economia mondiale è il quinto importatore di petrolio, il 95% del quale proviene dal Medio Oriente e il 70% passa attraverso lo stretto di Hormuz. Lunedì, Tokyo ha annunciato di aver iniziato ad attingere alle proprie riserve strategiche di petrolio, che sono tra le piu’ grandi al mondo, equivalenti a 254 giorni di consumo interno. L’11 marzo i membri dell’Agenzia internazionale per l’energia hanno concordato di utilizzare le loro scorte di petrolio per attenuare l’impennata dei prezzi causata dalla guerra in Medio Oriente, in quella che rappresenta di gran lunga la piu’ vasta operazione di questo tipo mai condotta.
American Airlines taglia i voli per il costo del carburante
La compagnia americana United Airlines ha annunciato una riduzione della propria capacità di volo a causa dell’impennata dei costi del carburante per la guerra contro l’Iran. Nelle ultime tre settimane, i prezzi del greggio sono schizzati a circa 100 dollari al barile e secondo Scott Kirby, amministratore delegato di United «il prezzo del petrolio raggiungerà i 175 dollari al barile e non scenderà a 100 dollari al barile prima della fine del 2027».
Se i prezzi dovessero mantenersi ai livelli attuali, il conto del carburante per United lieviterebbe di ulteriori 11 miliardi di dollari quest’anno, ha dichiarato Kirby in una nota ai dipendenti. Di conseguenza, la compagnia aerea ha deciso che taglierà i voli sulle rotte che non risultano più redditizie agli attuali prezzi del carburante. Tuttavia, per il momento la domanda di passeggeri rimane solida, ha osservato Kirby, e United non procederà a tagli del personale o dei costi, né sospenderà gli investimenti.
Israele bombarda obiettivi del regime a Teheran
Le forze israeliane hanno attaccato obiettivi del regime iraniano a Teheran nelle prime ore di oggi, secondo quanto riferito da fonti militari, a tre settimane dall’iniz io dell’offensiva di Stati Uniti e Israele contro l’Iran. «Le Forze di Difesa di Israele (IDF) stanno attaccando obiettivi del regime terroristico iraniano a Teheran», ha dichiarato l’organizzazione in un comunicato pubblicato alle 04:06 ora locale di Tel Aviv (02:06 GMT), appena due ore dopo aver annunciato bombardamenti contro posizioni del gruppo sciita libanese Hezbollah nella periferia sud di Beirut. In precedenza, diverse agenzie iraniane, come Nour e Fars, avevano riferito che si erano verificate esplosioni a sud e a ovest di Teheran, nonché un attacco aereo a Isfahan, nel centro del Paese. Finora non è stata resa nota la portata dell’impatto dei bombardamenti.
Dall’inizio della guerra, lo scorso 28 febbraio, gli attacchi contro l’Iran non si sono fermati. Venerdì l’esercito israeliano ha annunciato l’uccisione di altri due alti funzionari dei servizi segreti, oltre al portavoce della Guardia Rivoluzionaria, dopo aver già causato la morte di figure chiave del regime come il leader supremo, l’ayatollah Ali Khamenei, o il capo della sicurezza, Ali Lariyani. Israele ha anche dichiarato di aver lanciato venerdì 20 marzo ondate di attacchi contro infrastrutture militari e postazioni di lancio di missili in Iran. La Repubblica Islamica ha risposto con incessanti attacchi contro Israele, obiettivi militari statunitensi nella regione e alcune infrastrutture energetiche dei paesi alleati di Washington nel Golfo Persico.
Iran: due missili contro base Usa in India
L’Iran ha lanciato due missili balistici a raggio intermedio contro Diego Garcia, ma non ha colpito la base militare americano-britannica che sorge sull’isola nell’Oceano Indiano. Lo riferisce il Wall Street Journal, citando diverse fonti ufficiali statunitensi. Uno dei missili ha avuto un malfunzionamento durante il volo, mentre una nave da guerra americana ha lanciato un intercettore SM-3 contro l’altro, ha precisato il quotidiano. Non è chiaro quando sia avvenuto l’attacco.
Situata su un’isola isolata dell’arcipelago delle Chagos, un territorio britannico, Diego Garcia e’ una delle due basi che il Regno Unito ha permesso agli Stati Uniti di utilizzare per «operazioni difensive specifiche contro l’Iran». Si tratta di una base strategica per gli Stati Uniti, che vi stazionano in particolare sottomarini nucleari, bombardieri e cacciatorpediniere. Nel 2025 il Regno Unito ha firmato un accordo per cedere l’arcipelago delle Chagos all’isola Mauritius, pur conservando un contratto di locazione di 99 anni su Diego Garcia al fine di mantenere la base.
L'Iran: i funzionari di Israele e Usa «sono bersagli ovunque»
Funzionari israeliani e statunitensi diventeranno un bersaglio «in qualsiasi parte del mondo», compresi i luoghi di svago e turistici, nel contesto dell’escalation del conflitto in Medio Oriente. Lo ha affermato il generale di brigata Abolfazl Shekarchi, portavoce delle Forze armate, aggiungendo che «d’ora in poi, secondo le informazioni in nostro possesso, nemmeno i luoghi ricreativi e turistici in tutto il mondo saranno sicuri per voi».
Le dichiarazioni arrivano lo stesso giorno in cui il presidente statunitense, Donald Trump, ha assicurato che il suo Paese è «molto vicino» al raggiungimento dei propri obiettivi nella guerra che sta conducendo con Israele contro l’Iran dallo scorso 28 febbraio: la riduzione della capacità missilistica iraniana, la distruzione dell’industria della difesa del Paese, l’eliminazione della sua Marina e della sua Aeronautica Militare e l’avere impedito all’Iran di dotarsi di un’arma nucleare.
Dallo scoppio del conflitto, l’Iran ha impiegato missili balistici e droni per attaccare infrastrutture energetiche, industriali e basi militari nei paesi del Golfo e in Israele, in bombardamenti che, sebbene non siano stati diretti esplicitamente contro località’ turistiche, hanno comunque colpito la popolazione civile.
Gli Stati Uniti autorizzano la vendita del petrolio iraniano
Nonostante le perplessità, gli Stati Uniti hanno autorizzato la vendita del petrolio iraniano fino al 19 aprile per calmierare i prezzi del greggio mondiale. In un lungo post sui social media il segretario al Tesoro Scott Bessent precisa che si tratta di un’autorizzazione «a breve termine, mirata e circoscritta, che consente la vendita del petrolio iraniano attualmente bloccato in mare. Al momento, il petrolio iraniano soggetto a sanzioni viene accumulato dalla Cina a prezzi stracciati. Sbloccando temporaneamente questa offerta già esistente e rendendola disponibile al mondo intero, gli Stati Uniti immetteranno rapidamente sui mercati globali circa 140 milioni di barili di petrolio, incrementando la disponibilità energetica mondiale e contribuendo ad alleviare le temporanee tensioni sull’offerta causate dall’Iran», ha sottolineato Bessent.
Precisando che «utilizzeremo i barili iraniani contro Teheran per mantenere bassi i prezzi, mentre proseguiamo l’Operazione Epic Fury. Questa autorizzazione temporanea e di breve durata è rigorosamente limitata al petrolio già in transito e non consente nuovi acquisti né nuova produzione», ha ribadito il segretario al Tesoro.
