Caso Delmastro, i dubbi sul ruolo di sottosegretario alla Giustizia. L’Antimafia: «Non l’abbiamo ancora convocato»

«Non è ancora stato convocato l’ufficio di presidenza, l’unico organo competente per definire il calendario delle audizioni». Lo precisano fonti della Commissione parlamentare Antimafia in merito alla notizia del Corriere della Sera su una possibile audizione del sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro. «Ribadiamo la volontà di proseguire le indagini sul fenomeno della criminalità organizzata a Roma e, in particolare, sul riciclaggio – anche riguardo a noti esponenti politici -, ma le fonti della Presidenza della Commissione antimafia smentiscono quanto riportato», concludono. Secondo il quotidinao Delmastro, sarà ascoltato, dopo il referendum, in Commissione Antimafia per la sua partecipazione alla srl della figlia di Mauro Caroccia (condannato per reati di mafia nell’ambito di un’indagine sul clan camorristico dei Senese) che gestisce un ristorante a Roma. Sin da quando Il Fatto quotidiano ha fatto emergere la vicenda nei giorni scorsi, le opposizioni hanno chiesto le dimissioni del sottosegretario. Il destino di Delmastro al governo dovrebbe essere ridiscusso all’interno del governo, secondo il Corriere, dopo il referendum. Al di là dell’esito del voto.
Delmastro e la società con la figlia del ristoratore camorrista
Al centro del caso c’è la srl «Le 5 Forchette», fondata davanti a un notaio di Biella e con sede operativa in via Tuscolana a Roma, dove gestisce un ristorante. Nella compagine societaria figuravano, oltre a Delmastro, altri dirigenti di Fratelli d’Italia piemontese e Miriam Caroccia, figlia di Mauro, attualmente detenuto a Viterbo dove sta scontando una condanna definitiva a quattro anni per intestazione fittizia di beni nell’interesse del clan di Michele Senese, detto ‘O pazzo. La Dda di Roma ha già aperto un fascicolo che ipotizza la stessa fattidispecie di reato in capo al padre e alla figlia.
Delmastro: «Mi sono tolto dalla società non appena ho saputo»
Il sottosegretario aveva provato a difendersi a margine delle celebrazioni per i 209 anni del Corpo di Polizia penitenziaria a Napoli. «Si tratta di una società con una ragazza non imputata e non indagata, che poi si scopre essere figlia di; nel momento in cui si scopre, immediatamente, per rigore etico e morale che mi contraddistingue, mi sono tolto dalla società», ha dichiarato. E ha rivendicato il proprio curriculum antimafia: «Il mio livello 2 di scorta certamente non nasce per altri motivi se non per la battaglia contro la mafia che stiamo facendo». Le foto emerse nel corso degli ultimi giorni e gli sviluppi, di cui ha raccontato anche Open, smentirebbero però la ricostruzione del sottosegretario. Della vicenda, riporta il Corriere della Sera, nella maggioranza che sostiene il governo Meloni ci sarebbe stata conoscenza già da un anno.
Meloni su Delmastro e la «manina»
La premier Giorgia Meloni, intervenuta allo speciale del Tg La7 sul referendum, ha difeso il sottosegretario: Delmastro è stato «leggero», ha ammesso, «ma da qui a parlare di connivenza con la criminalità ce ne passa». Sulla tempistica dell’emersione del caso, Meloni ha lasciato intendere un possibile calcolo politico: «Gli italiani valuteranno se c’è stata una manina che dice “tiriamo fuori la cosa peggiore sul governo”». Ha poi assicurato che parlerà con Delmastro e che, se la questione dovesse rivelarsi più ampia, «la giustizia farà il suo corso».
