Nell’archivio Pizzi sbucano le foto della love story tra Gino Paoli e Mia Martini

Negli anni ’70 a Roma, di notte, poteva capitarti di incontrare attori, cantanti, registi, scrittori. Li ha incontrati – e fotografati – praticamente tutti Umberto Pizzi. E scorrendo le foto del suo immenso archivio digitalizzato si scoprono anche storie più o meno segrete, o dimenticate. Una di queste è l’affaire tra Gino Paoli e Mia Martini: correva l’anno 1975, i due si erano conosciuti in un programma tv, La compagnia stabile della canzone con varieté e comica finale, guidato da Raffaella Carrà. Nacque durante quello show di Rai Uno la breve relazione tra Paoli e Mia Martini, paparazzati una notte a Roma: lei, sorridente con un lungo abito in stile hippie, lui, sigaretta tra le dita, con un pantalone a zampa di elefante bianco, una camicia dal colletto ampio e i soliti occhiali scuri.
Il 1975 tra tribunali e nostalgie
In quel 1975 inizia la rottura tra Mia Martini e la casa discografica Ricordi: lei si lamenta di non poter scegliere le canzoni. L’anno dopo decide di rompere anticipatamente il contratto, passando alla RCA, che le garantisce maggiore libertà. Quella decisione innesca però una serie di problemi per la cantante, che viene citata in tribunale per inadempienza contrattuale dalla Ricordi. La casa discografica ottiene il sequestro di beni e una penale di 90 milioni di lire. Anche per Gino Paoli il 1975 è un anno di transizione: nel 1974 ha inciso il disco I semafori rossi non sono Dio, nel 1975 registra un disco di canzoni in dialetto genovese, Ciao, salutime un po’ Zena. Non è un disco di grandi successi, è più un momento di nostalgia perché, come scrive sul retro del vinile, «Genova è come un’amante bellissima e orribile, grigia e colorata, santa e puttana, tenera e crudele, viva e spenta, calda e gelida, acqua e vento, bianco e nero, amore e odio. Ed io non so dimenticarmela». Ma in quel 1975 Genova è lontana: Paoli è a Roma ed è lì che infatti nasce (e muore) la storia con Mia Martini.
Lei, lui, l’altro
Nell’archivio del fotografo Pizzi si scopre anche un’altra “chicca”: sempre a Roma, sempre nel 1975, Gino Paoli viene paparazzato insieme a Stefania Sandrelli, l’attrice con la quale aveva avuto una grande (e scandalosa) storia d’amore tra il 1962 e il 1964. Ma i due, in quella notte romana, non sono soli: salgono entrambi nell’auto di Nicky Pende, il medico con cui Sandrelli era sposata dal 1972. Fu proprio a causa – o grazie – a quel matrimonio che Amanda Sandrelli, la figlia che Paoli ebbe nel 1964 con l’attrice Stefania, si trasferì a vivere a casa del padre a Milano, che all’epoca era ancora sposato con la moglie Anna Fabbri.
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L’altro cantautore genovese
E sempre nell’archivio Pizzi compaiono anche le prime foto di Mia Martini e Ivano Fossati: è il 1977. Quella con il cantautore (come Paoli) genovese (come Paoli) è stata la relazione più importante per Martini, sia sentimentalmente che professionalmente. In quello stesso periodo, però, intorno a Mia Martini comincia a diffondersi una voce tanto infondata quanto devastante: quella di essere una persona che “porta sfortuna”. Non nasce da un episodio preciso, ma si alimenta nel passaparola dell’ambiente musicale e televisivo, fino a trasformarsi, nei primi anni Ottanta, in una sorta di marchio invisibile. Colleghi, produttori e organizzatori iniziano a evitarla, e piano piano Mia Martini viene isolata, proprio mentre è nel pieno della maturità artistica. Nel 1982 Fossati scrive per lei E non finisce mica il cielo, che a Sanremo vince il Premio della Critica. Pochi mesi dopo, i due si lasciano. E per Mia Martini questo dolore si aggiunge a quello che si porta dietro da anni, quello causato dal sentirsi emarginata per delle maldicenze.
