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Il 17enne che voleva fare una strage a scuola era un Incel: «Tra i suoi idoli Filippo Turetta»

werwolf division 17enne perugia incel filippo turetta
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La madre: colpa mia, dovevo fermarlo. L'ordinanza: aveva informazioni per preparare armi

Il 17enne perugino arrestato per istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale e perché era pronto a fare una strage nel liceo artistico Misticoni di Pescara era un Incel. E tra i suoi idoli oltre alla Columbine c’era Filippo Turetta. È stato perquisito insieme ad altri sette minori che abitano tra Abruzzo, Emilia-Romagna, Umbria e Toscana. La base era il gruppo Telegram «Werwolf Division». «Dall’ispezione del contenuto della memoria del cellulare e degli account è stata rilevata la presenza di abbondante materiale (immagini, video, documenti, sticker, meme) di propaganda neonazista e suprematista che incita all’azione diretta (accelerazionismo) e al collasso della società moderna per favorire la conquista della supremazia della razza bianca («White power»)», si legge nell’ordinanza.

Il gruppo «Werwolf Division»

Il Corriere della Sera spiega che nel gruppo il 17enne si presenta e promuove sé stesso come Incel, ovvero gli “Involontariamente celibi”. E si dice pronto a colpire donne e non solo. Vanta anche contatti virtuali «con il capo della formazione neonazista e suprematista Werwolf Division (poi rinominata in Divisione nuova alba) che propagandava e attuava pratiche sataniste attraverso l’eliminazione sacrificale di individui appartenenti a categorie deboli/inferiori per favorire l’avvento di uno stato autoritario incentrato sulla razza ariana». Era anche in una chat dove si davano istruzioni per realizzare «un fucile idoneo a non essere rilevato dai metal detector». Il ragazzo è assistito dai difensori Angelo Pettinella, Italo Colaneri e Alessandro Mascitelli

Filippo Turetta

Tra i libri: «Strategia del colpo di Stato. Manuale pratico, compendio su tecniche e tattiche del golpismo di Stato». E i consigli per «la costruzione a casa di una pistola mitragliatrice 9 mm rapida», il manuale «per la costruzione di munizioni ed esplosivi improvvisati per scopi di guerriglia come dinamite, granate e mine antiuomo» e l’evocativo libretto per sintetizzare il perossido di acetone, utilizzato in alcune stragi europee. Repubblica dice che nel suo cellulare c’erano informazioni su Angelo Izzo, l’omicida del Circeo, ma anche Filippo Turetta l’assassino di Giulia Cecchettin. In una chat con 29 altri utenti scriveva: «Devo ancora decidere il posto dove fare la sparatoria prima di andarmene».

Alt Right

«Gli elementi indiziari raccolti hanno permesso di rilevare come il minorenne indagato sia legato a formazioni ideologiche legate alla galassia della cosiddetta Alt Right, attestate su posizioni radicali di tipo suprematista, xenofobo e antisemita… assumendo un ruolo “attivo” nel propagandare idee fondate sulla superiorità e sull’odio razziale anche tramite la glorificazione degli shooter di massa appartenenti ai suprematisti bianchi definiti santi», si legge ancora nell’ordinanza. Il ragazzo collezionava manuali: da The Anarchist Cookbook, il manuale del perfetto anarchico, a Cia Explosives for sabotage, guida agli esplosivi, alle tecniche di sabotaggio e alle cariche di imboscata.

La madre

Intanto la madre rilascia un’intervista a Repubblica: «Mio figlio non è un violento, rimarrò accanto a lui. Non accetto quello che ha fatto, si è rovinato il futuro per ideali che sono certa non sono i suoi». Racconta che i carabinieri «erano venuti già a luglio a casa nostra perché questi fatti risalgono al 2023 e lui era già indagato. Stamani invece sono piombati alle 6 con i cani molecolari per cercare l’esplosivo, non c’era niente. È tutto sul cellulare che già avevano sequestrato». Quando li ha visti «ha trattenuto le lacrime, come me. È rimasto in camera durante la perquisizione. Già in estate mi aveva detto: “Mamma vedrai che mi arrestano”. Ed è successo».

Cose bruttissime

«Mi ha detto che ha scritto cose bruttissime, poi che aveva fatto finta di essere uno di loro perché aveva paura che gli facessero del male. Gli ho chiesto se davvero avrebbe sparato a dei ragazzi. Mi ha detto “Mamma no, mai. Era curiosità”. Io gli credo, spero possa emergere presto dalle indagini», aggiunge la donna. Che dice che «quando si nascondeva in cameretta col telefonino, cercavo di indagare. Lui si arrabbiava, mi diceva che interrompevo i suoi video. L’anno prima che entrasse in quei gruppi, mi parlava di CasaPound. Mi aveva chiesto di andare alle manifestazioni. Gliel’ho vietato».

Il liceo artistico

Sulla scuola, della strage, spiega ancora la madre, «è l’istituto che frequenta una delle sue migliori amiche. Non ci crederò mai che possa essere in grado di fare queste cose. Andrea a scuola era sempre al fianco dei disabili, dei più fragili. Non è capace di far male nemmeno a un uccellino». E infine: «Da settembre è nel nuovo liceo in provincia di Perugia. I professori ci hanno fatto i complimenti. Ha una cultura generale molto ampia, è amante della storia e dei diritti umani, di politica. Frequenta l’indirizzo di Scienze umane».

Il bullismo

Secondo la donna il figlio è stato bullizzato «dalle medie. È robusto e qualcuno, a Pescara, gli diceva “Ciccione di m….”. Penso ci soffra». Dice di sentirsi in colpa «perché non l’ho controllato bene sui social, gli chiedevo cosa faceva e mi fidavo di lui». E sulle donne: «Non lo accetto perché proprio nella mia famiglia abbiamo subito violenza e l’ho cresciuto nel rispetto delle donne. Anche il mio divorzio nasce da atti di prevaricazione, lui l’ha vissuto. Certo non ha avuto un bell’esempio». Il ragazzo era è pentito: «Mi ha detto di sì e che ha vissuto nella paura in questi mesi perché aveva compreso che ormai era nei guai. “Ho fatto una cosa grave”, mi ha detto e adesso non c’è più soluzione. Ci siamo lasciati oggi guardandoci negli occhi. Spero che questo incubo finisca presto».