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Rubano 4 quintali di rubinetti, ma tornano liberi: il caso della denuncia inutile della «suora sbagliata»

31 Marzo 2026 - 17:10 Giovanni Ruggiero
Suore
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Il cortocircuito burocratico avvenuto in provincia di Treviso, dove nessuno dei tre arrestati pagherà per il furto messo a segno nell'ex convento delle suore Francescane Elisabettine di Pieve del Grappa

Tre uomini arrestati in flagranza di reato mentre rubavano quattro quintali di rubinetteria nell’ex convento «Casa Mater Ecclesiae» di via Boschi a Pieve del Grappa, nel Trevigiano, sono stati definitivamente prosciolti. Il giudice ha disposto il non luogo a procedere per tutti e tre gli imputati, Alex Caari, 23 anni, Aramis Karis, 29 anni, e Daniel Caari, 34 anni, tutti residenti nel Trevigiano e assistiti dall’avvocato Alessandra Nava. Come spiega il Gazzettino, il motivo sarebbe legato alla querela per il furto, avvenuto l’8 novembre scorso, che non era stata presentata dalla madre superiora dell’Istituto delle Suore Francescane Elisabettine di Padova, unica titolare della procura speciale per farlo, ma da una suora delegata alla sola ordinaria amministrazione. La madre superiora si trovava temporaneamente in Egitto al momento del furto.

Il ruolo della riforma Cartabia: perché la Procura aveva le mani legate

Subito dopo l’arresto, i tre erano comparsi davanti al giudice per il rito direttissimo. L’arresto era stato convalidato, ma erano stati rimessi in libertà senza misure cautelari proprio perché, in assenza di una querela valida, la Procura non aveva potuto formulare alcuna richiesta. La madre superiora aveva tempo fino all’udienza di ieri 30 marzo per formalizzare la denuncia ufficiale, ma agli uffici del tribunale non è arrivato nulla. A quel punto è entrata in gioco la riforma Cartabia, che ha costretto il giudice a dichiarare il non luogo a procedere: quella razzia, sul piano penale, è come se non fosse mai avvenuta. L’unica conseguenza concreta per i tre è una multa da quattromila euro a carico di Daniel Caari, condannato per il reato satellite di porto abusivo di oggetti atti a offendere.

Il furto all’ex convento dei rubinetti

I fatti risalgono al pomeriggio di sabato 8 novembre 2025, quando i tre avevano forzato la porta d’ingresso dell’ex convento, ormai chiuso da tempo, e si erano messi metodicamente a smontare rubinetti di bagni e cucina. I tre avevano portato via anche altri componenti in ottone presenti nella struttura. Il bottino era considerevole per peso, circa quattrocento chili di materiale, ma di valore commerciale modesto. Secondo la procura, la refurtiva avrebbe fruttato poco più di duemila euro. A bloccarli erano stati i carabinieri delle stazioni di Asolo e Riese Pio X, con due pattuglie pronte all’uscita dall’edificio. Per Daniel Caari era scattata anche la contestazione aggiuntiva per il possesso di una forbice usata per asportare il materiale metallico.

La querela mai arrivata e il paradosso finale

Le Suore Francescane Elisabettine erano state informate del colpo quasi subito, ma l’assenza della madre superiora aveva già compromesso tutto nella fase iniziale. Con la scadenza del termine fissato dal giudice e la mancata presentazione della querela, il procedimento è caduto nel vuoto. I tre imputati non sconteranno alcuna pena per il furto e non dovranno risarcire nulla. A restare in piedi è solo la condanna accessoria per Daniel Caari, quattromila euro di multa per gli oggetti trovati in suo possesso.