Caroccia e Delmastro, quel vaffa che ha fatto nascere l’amicizia, poi i 40mila euro dell’esponente FdI per “ripartire” – Il video
Il doppio interrogatorio, di Mauro e Miriam Caroccia, è durato praticamente tutta la giornata. Prima la ragazza, poi il padre (in carcere per intestazione fittizia dei beni) sono entrati nell’ufficio della procura di Roma e hanno raccontato la loro versione dei fatti circa un’ipotesi di riciclaggio dei soldi di Michele Senese che sarebbe passata anche attraverso l’attività in cui era entrato Andrea Delmastro, Bisteccheria d’Italia. I due erano accompagnati dall’avvocato Fabrizio Gallo, Mauro Caroccia addirittura in manette.
La versione della difesa è articolata ma tutto sommato chiara. Delmastro, hanno spiegato, arriva nel ristorante che era allora Baffo addirittura nel 2022, su indicazione della scorta di lui che frequentava da tempo il locale. Circostanza di per se già non banale, visto che Baffo è, per ammissione degli stessi indagati, «lo storico locale frequentato dalla famiglia di Michele Senese (il boss della Camorra più noto e attivo a Roma)». Si lamenta per un piatto che gli servono e Caroccia risponde caustico: «O te lo mangi cosi o te ne puoi pure andare affanc…». Delmastro si sarebbe lì per lì risentito facendo notare di essere un membro del governo e dal rimbrotto per nulla intimidito di Caroccia sarebbe scattata l’amicizia.
I problemi economici
In seguito, Caroccia avrebbe poi confidato a Delmastro di avere dei problemi economici e di dover chiudere il ristorante, ereditato dal padre. Dei problemi con la giustizia, hanno detto i due secondo quanto riferisce l’avvocato: «Non gli ha parlato mai, Delmastro ha poi saputo della sentenza della Cassazione per suo conto». E qui parte la spiegazione più difficile da giustificare. Caroccia sarebbe stato non collaboratore ma vittima della criminalità organizzata, al di là della sentenza della Cassazione ovviamente. «Delmastro si è offerto di aiutarlo, è stato l’unico a tendergli una mano, ha fatto un atto di beneficenza con una famiglia in difficoltà», dice l’avvocato Fabrizio Gallo.
E il prestito non sarebbe stato di poco conto. Per avviare l’attività oltre alla partecipazione nella società di cui la figlia Miriam è stata amministratrice unica – la società che gestiva Baffo era sottoposta ad un’indagine per bancarotta fraudolenta e c’è già una richiesta di rinvio a giudizio – avrebbe dato a Caroccia 45mila euro. «È tutto tracciato», dice il suo avvocato. In sostanza, da quando esisteva la Bisteccheria d’Italia, sarebbero stati Delmastro e forse gli altri soci a coprire ogni spesa, dall’affitto agli stipendi, non è chiaro in cambio di quali introiti visto che il bilancio non è mai stato depositato.
Anche la spesa finale, quella con cui solo a febbraio Delmastro e gli altri esponenti di FdI coinvolti nell’affare. Gli eventuali soldi pagati da Miriam Caroccia per comprare le quote non ci sarebbero mai stati, di fatto lei non li ha mai pagati. La ragazza dice di avere la «vita distrutta dalla vicenda» con minacce e insulti sui social. L’avvocato annuncia indagini difensive anche a Biella, per acquisire i bonifici che proveebbero questa versione dei fatti. Bisogna capire se basterà.
