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Questa estate rischiamo di non avere più cherosene per gli aerei per colpa della guerra in Iran

02 Aprile 2026 - 12:55 Alba Romano
cherosene guerra iran
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Lo rileva il Corriere della Sera. L'ultima petroliera arriverà nel Vecchio Continente il 9 aprile. Poi scatteranno le scorte: ma non sono sufficienti

C’è un problema, che forse è stato sottovalutato sul conflitto in corso in Iran e nel Golfo. Potrebbe non esserci abbastanza cherosene per far volare gli aerei in Europa. La petroliera «Rong Lin Wan», sarà l’ultima nave con il pieno per aerei ad aver lasciato il Golfo Persico. Arriverà il 9 aprile. Poi è il buio. «Secondo le nostre proiezioni, da fine aprile, inizio maggio, ci ritroveremo con la metà del cherosene a disposizione in Europa», spiega al Corriere della Sera il capo delle operazioni di una delle più grandi aviolinee che sis ta interessando del caso. «Forse riusciamo a guadagnare 3-5 settimane ricorrendo a una parte delle scorte strategiche e ritardando le operazioni di pulizia delle raffinerie, che di solito avvengono in primavera. Ma non sarà sufficiente». 

Noi importiamo il doppio del nostro fabbisogno di cherosene

Secondo l’analisi del Corriere l’Italia nel 2025, a fronte di una produzione locale di 674 mila barili di jet fuel ogni giorno, ne ha consumati quasi il doppio (1,3 milioni). Ha in pratica importato metà del fabbisogno. La Polonia ha dovuto prendere dall’estero quasi il 97% della benzina necessaria, la Grecia l’82%, la Spagna e il Portogallo il 70%. «Tutti i vettori lavorano a un piano di emergenza nel caso negli aeroporti non ci sia carburante per tutti o dovesse addirittura finire», dichiara alla testata un amministratore delegato. «La matematica in questo caso è semplice: non è possibile effettuare lo stesso numero di voli senza la stessa quantità di jet fuel. Se lo Stretto di Hormuz dovesse rimanere chiuso anche ad aprile, vedremo centinaia di aerei messi a terra e toccherà cancellare migliaia di voli». Lufthansa ipotizza di lasciare tra i 20 e i 40 aerei a terra. Secondo Olivier Jankovec, direttore generale di Aci Europe, l’associazione raggruppa gli scali europei «l’86% degli intervistati segnala livelli di scorte in linea (79%) o superiori (7%) alla norma». «Non vi sono quindi indicazioni di un rischio immediato di carenza sistemica negli aeroporti», precisa. Ma intanto l’alert è scattato.

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