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Bankitalia taglia le stime del Pil: +0,5% nel 2026. Italia a rischio crescita zero se i prezzi del petrolio restano alti

03 Aprile 2026 - 19:09 Alba Romano
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Via Nazionale aggiorna le sue proiezioni, ma avverte: «Incertezza eccezionalmente elevata» a causa della guerra in Medio Oriente

La Banca d’Italia rivede al ribasso le previsioni sull’economia italiana per il prossimo triennio. A pesare sono soprattutto la guerra in Medio Oriente e il conseguente rialzo dei prezzi dei beni energetici, che incidono su consumi, investimenti ed export. Secondo le nuove stime di via Nazionale, l’economia italiana crescerà dello 0,5% nel 2026, contro lo 0,6% stimato a dicembre. Una revisione al ribasso che si estende anche agli anni successivi: nel 2027 la crescita passa da +0,8% a +0,5%, nel 2028 da +0,9% a +0,8%. Il conflitto e l’aumento dei prezzi di petrolio e gas, sottolinea la Banca d’Italia, «comprime la domanda interna nel trimestre in corso e nei due successivi».

Inflazione in rialzo per l’energia: +2,6% nel 2026

Il rialzo dei prezzi dell’energia causato dalla guerra in Medio Oriente potrebbe far salire l’inflazione al 2,6% nel 2026, con un aumento di un punto percentuale rispetto al 2025 e rispetto alla stima dell’1,7% prevista a dicembre. Secondo Bankitalia, l’inflazione dovrebbe poi tornare poco al di sotto del 2% nel biennio 2027-2028. «La trasmissione dei rincari energetici ai salari e ai prezzi degli altri beni e dei servizi è graduale», anche per via della ridotta quota di contratti di lavoro in attesa di rinnovo. Al netto delle componenti alimentare ed energetica, l’inflazione aumenta solo leggermente al 2,0% nel 2026.

Cosa accadrebbe in caso di guerra prolungata

Nel caso di un forte e prolungato aumento dei prezzi energetici, lo scenario potrebbe peggiorare sensibilmente. In particolare, se il petrolio dovesse salire sopra i 150 dollari al barile nel 2026 e restare sopra i 120 dollari anche nel 2027, mentre il gas superasse i 120 euro a megawattora, l’Italia rischierebbe crescita zero nel 2026 e contrazione dello 0,6% nel 2027. Rispetto allo scenario di base, si avrebbe «un aumento dell’incertezza, un deterioramento della fiducia e tensioni sui mercati finanziari, con un irrigidimento delle condizioni di finanziamento».

«Incertezza eccezionalmente elevata»

In ogni caso, la Banca d’Italia sottolinea come «l’incertezza sulle proiezioni è eccezionalmente elevata», proprio a causa dei continui mutamenti dello scenario geopolitico. L’andamento dell’economia e dell’inflazione dipenderà «in misura cruciale dalla durata del conflitto in Medio Oriente e dalle conseguenze sulla produzione e sui flussi di trasporto delle materie prime».

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