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Divieto dei social per gli under 14, ora l’Italia vuole fare sul serio: dall’Australia alla Francia, come si sta muovendo il resto del mondo

03 Aprile 2026 - 18:38 Gianluca Brambilla
divieto social under 14 italia europa mondo
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Sempre più governi stanno pensando di restringere l'accesso alle piattaforme social per i più giovani, citando i rischi per la salute mentale. Alberto Stefani, presidente del Veneto, spinge per una legge simile anche in Italia

Se ne parla da tempo in tutto il mondo, tra esperimenti, proposte di legge e dibattiti ancora aperti. Questa volta, però, anche l’Italia potrebbe fare sul serio sul divieto di accesso ai social network per i minori di 14 anni. A rilanciare l’idea è Alberto Stefani, il 33enne presidente della Regione Veneto, che in un’intervista al Corriere della Sera ha annunciato di voler presentare in parlamento una proposta di legge in tal senso, assicurando di avere il supporto di tutti i partiti della maggioranza: «Il centrodestra è compatto nell’appoggiare la proposta. A brevissimo inizieremo il confronto con gli altri partiti per arrivare al via libera nel giro di due-tre mesi».

La proposta del Veneto per vietare i social ai minori di 14 anni

I dettagli non sono ancora noti, ma la bozza di provvedimento annunciato da Stefani prevede soprattutto una novità: il divieto assoluto di utilizzare i social al di sotto dei 14 anni. Tra le altre misure, poi, ci sono il finanziamento di progetti di educazione all’uso delle reti per gli adulti (i genitori, in particolare) e le sanzioni per le piattaforme che non rispettano i limiti imposti dalla legge. Per quanto riguarda le modalità del divieto, Stefani ha specificato di voler spingere per un sistema di «verifica dell’identità digitale». L’iter è quello delle leggi di iniziativa regionale: dopo l’eventuale approvazione a Venezia, il testo verrebbe trasmesso al Parlamento per essere discusso come una legge nazionale.

Cosa prevede oggi la legge in Italia

Non è la prima volta che Stefani affronta il tema. Quando era deputato, il giovane esponente della Lega aveva già presentato una proposta simile, che prevedeva il divieto non solo per i social ma anche per i servizi di messaggistica sotto i 14 anni e l’obbligo del consenso dei genitori tra i 14 e i 16. Il quadro normativo attuale, però, è molto diverso. A livello europeo, il Gdpr fissa a 13 anni l’età minima per il consenso al trattamento dei dati personali, lasciando agli Stati membri la possibilità di alzarla. In Italia la soglia è stata portata a 14 anni, ma nella pratica i controlli sono quasi inesistenti: basta dichiarare un’età diversa per accedere alle piattaforme. Ed è proprio questo scarto tra regole e realtà dei fatti uno dei punti su cui si inserisce la proposta del Veneto.

Cosa pensano gli italiani (e gli europei) del divieto ai social per gli under 16

Uno sondaggio condotto da YouGov in sei Paesi europei – Gran Bretagna, Francia, Germania, Italia, Polonia e Spagna – mostra come la netta maggioranza dei cittadini, in tutte le fasce d’età adulte, sia favorevole al divieto di accesso ai social media per chi ha meno di 16 anni. La percentuale più alta di chi sostiene una simile misura si registra in Francia (79%), seguita da Gran Bretagna (76%) e Germania (74%). In Italia, sette adulti su dieci sono favorevoli a vietare i social a chi ha meno di 16 anni. Tra i giovani adulti (18-34 anni), il sostegno al divieto è al 59%. Una percentuale che sale al 74% nella fascia 35-54 anni e al 73% nella fascia degli over 55. Un altro aspetto curioso è che il sostegno per la misura travalica anche l’appartenenza politica: 76% tra gli elettori del Movimento 5 stelle, 76% tra i sostenitori di Fratelli d’Italia e 69% fra i simpatizzanti del Partito democratico.

La fuga in avanti di Australia e Indonesia

Nel dicembre del 2025, l’Australia è diventata il primo paese al mondo a introdurre un divieto di questo genere. Poco più tardi, l’Indonesia ha fatto lo stesso, puntando il dito contro i pericoli di un uso incontrollato dei social media da parte dei più giovani. Eppure, l’implementazione del divieto si sta rivelando tutt’altro che una passeggiata. A fine marzo, il governo di Giacarta ha convocato i dirigenti di Google e Meta, accusandoli di non aver rispettato quanto previsto dalla nuova legge, ossia la rimozione di tutti gli account dei minori di 16 anni e la creazione di un meccanismo per la verifica dell’età degli utenti. Facebook, Instagram, Snapchat, TikTok e YouTube si trovano in una situazione simile in Australia. L’autorità di regolamentazione online del paese ha avviato un’indagine sui colossi del web, accusandoli di non aver fatto abbastanza per impedire ai minori di 16 anni di accedere alle loro piattaforme.

I processi in corso negli Usa e il dibattito in Francia

Alla base di queste proposte c’è una preoccupazione sempre più diffusa per l’impatto dei social sulla salute mentale dei più giovani. Negli ultimi anni, numerosi studi hanno collegato l’uso intensivo delle piattaforme a fenomeni come ansia, depressione, difficoltà di concentrazione e dipendenza, soprattutto tra adolescenti e preadolescenti. A questo si aggiungono i timori legati all’esposizione a contenuti inappropriati, al cyberbullismo e alla raccolta dei dati personali. È in questo contesto che, al di là delle proposte di legge per limitare l’accesso ai social, molti colossi del web sono finiti persino in tribunale. Negli Stati Uniti, per esempio, è in corso il primo processo che dovrà stabilire se le società proprietarie delle principali piattaforme – ossia Meta, YouTube e TikTok – abbiano creato volontariamente dei prodotti che generano dipendenza, specialmente negli utenti più giovani.

L’ultimo sviluppo normativo, invece, arriva dalla Francia, dove il 31 marzo il Senato ha approvato una versione rivista del disegno di legge sui social per i minori di 15 anni, scegliendo però un approccio diverso rispetto al divieto generalizzato. I senatori hanno bocciato in modo netto questa ipotesi, orientandosi verso un modello che limita l’accesso alle piattaforme con specifiche caratteristiche di design «tossico». Il testo approvato dal Senato sarà ora alla base delle negoziazioni finali con l’Assemblea nazionale, chiamata a trovare un compromesso su una delle misure più delicate del dibattito digitale europeo.

Dreamstime/Marcel De Grijs

La discussione Ue va a rilento, si muovono i governi

Se la Francia ha iniziato a muoversi in autonomia è anche perché a livello europeo la discussione procede a rilento. Ad oggi, sono dieci i paesi che fanno parte dell’Unione europea in cui è in corso una discussione per approvare restrizioni all’accesso ai social media per i più giovani. Si tratta di Austria, Danimarca, Francia, Germania, Grecia, Italia, Polonia, Portogallo, Slovenia e Spagna. In ognuno di questi stati membri, il rispettivo governo sta provando a legiferare sul tema, con il rischio che nel giro di pochi mesi l’Europa si trovi a fare i conti con un mosaico di restrizioni anche molto diverse fra loro. Ed è proprio per evitare uno scenario di questo genere che la Commissione europea è sempre più sotto pressione per arrivare a una decisione a livello comunitario che stabilisca regole uguali per tutte. In attesa che questo accada, ognuno fa per sé. E anche l’Italia, prima della fine dell’anno, potrebbe trovarsi con un divieto di accesso ai social per gli under 14.

Foto copertina: Dreamstime/Dark1elf

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