Medio Oriente, l’Ue si prepara al peggio: «La crisi sarà lunga, possibile un razionamento del carburante»

Se anche la guerra in Medio Oriente dovesse concludersi a breve (e al momento nulla sembra indicare che sarà così), i suoi effetti sui mercati dell’energia sono destinati a durare ancora a lungo. A lanciare l’allarme è il commissario europeo all’Energia, il danese Dan Jorgensen, che in un’intervista al Financial Times invita l’Unione europea a prepararsi a una crisi energetica «di lunga durata», sulla falsa riga di quanto accaduto nel 2022 con l’invasione russa dell’Ucraina e il conseguente aumento del prezzo del gas. Nell’intervista al quotidiano britannico, Jorgensen rivela che Bruxelles sta valutando «tutte le possibilità» per affrontare la situazione, compreso il razionamento del carburante e il rilascio di ulteriori riserve di petrolio.
I timori dell’Ue sulle scorte di carburante
Attualmente, ha precisato il commissario europeo, non esiste un problema di «sicurezza dell’approvvigionamento» per l’Europa, ma è bene che l’Ue si prepari «a scenari peggiori». Non è escluso, poi, che si possa arrivare a una modifica della normativa europea per consentire maggiori importazioni di carburante dagli Usa, soprattutto per il trasporto aereo, tra i più in sofferenza per la chiusura dello stretto di Hormuz. «Non siamo ancora arrivati a quel punto», ha detto Jorgensen, ma tutte le opzioni sono al vaglio. Unione europea e Stati Uniti hanno regole diverse per il carburante per aerei: nell’Ue ha un punto di congelamento di -47 °C, mentre negli Stati Uniti di -40 °C. Per importarlo dagli Stati Uniti, dunque, bisognerebbe cambiare le regole europee. Jorgensen ha anche affermato che «non esclude» un altro rilascio delle riserve strategiche di petrolio, «se la situazione dovesse diventare più grave».
«Sarà una crisi lunga»
Secondo Jorgensen, «questa sarà una crisi lunga» e i prezzi dell’energia «rimarranno alti per molto tempo», con un ulteriore peggioramento previsto per le prossime settimane. Di fronte a questo scenario, nei giorni scorsi Bruxelles ha inviato una lettera ai governi europei per invitarli a valutare eventuali misure volontarie per ridurre il consumo di carburante, come l’incentivo al lavoro da remoto per evitare inutili viaggi in auto o in aereo. La strategia di lungo termine resta la stessa di sempre: allontanarsi progressivamente dai combustibili fossili per affidarsi a nucleare e rinnovabili, così da ridurre le emissioni di gas serra ed essere meno vulnerabili a shock esterni. Sul breve periodo, l’Ue potrebbe affidarsi agli Stati Uniti e ad altri partner per assicurarsi forniture aggiuntive di gas e petrolio. Nessun passo indietro, invece, sullo stop alle importazioni di gas dalla Russia.
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Le scorte di gas continuano a scendere
Nel frattempo, il 1° aprile è iniziata la stagione degli stoccaggi, ma le scorte di gas continuano a scendere. La coda dell’inverno registrata negli ultimi giorni fa sì che il saldo tra prelievi e iniezioni di metano sia ancora negativo. A questo si aggiunge il prezzo del gas, che sulla piazza Ttf di Amsterdam ha di nuovo superato la soglia dei 50 euro al MWh, con un rialzo del 5,33% nella sola giornata di giovedì, l’ultima prima del lungo ponte di Pasqua. L’Europa, rispetto a fine marzo, scende sotto il 28% da 320 a 316,34 TWh e lo stesso fa l’Italia, passata da 88,93 a 87,95 TWh al 43,24% degli stoccaggi. Nel nostro Paese, l’obiettivo fissato per gli stoccaggi entro la fine di ottobre è pari al 90%.
La missione di Meloni in Algeria e la proposta di Giorgetti all’Ue
Per quanto riguarda l’Italia, la premier Giorgia Meloni è volata nei giorni scorsi in Algeria per assicurarsi una fornitura extra di gas. Una missione che si è resa necessaria in seguito all’allargamento del conflitto in Medio Oriente, che ha spinto il Qatar – tra i maggiori partner energetici dell’Italia – a bloccare le esportazioni. L’esecutivo, inoltre, ha rinviato al 2038 l’uscita dal carbone, anche se non è chiaro quali benefici economici spera di poter ottenere. Per frenare gli aumenti di prezzo di diesel e benzina, il governo è intervenuto con un taglio temporaneo dell’accise, che proprio oggi – venerdì 3 aprile – è stato prorogato fino al primo maggio.
In conferenza stampa, il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, ha rilanciato la proposta italiana di consentire lo sforamento del limite del 3% del deficit per far fronte alle conseguenze della crisi energetica: «È chiaro che la riflessione a livello europeo, se la situazione non cambia, sarà inevitabile. Ho espresso questa mia valutazione già all’inizio del conflitto, l’ho ribadita all’Eurogruppo a inizio settimana. Lo farò in qualsiasi consenso internazionale a cui parteciperò, perché questa è la realtà».
Bruxelles frena: «La sospensione del 3% solo con una grave recessione»
Al momento, però, la proposta di Giorgetti non sembra avere grandi chance di successo. «La clausola di salvaguardia generale del Patto di stabilità e crescita, che consente agli Stati membri di deviare dal loro percorso di spesa netta, può essere attivata solo in caso di grave recessione economica nell’area dell’euro o nell’Unione europea nel suo complesso», ha precisato un portavoce della Commissione europea nel consueto briefing giornaliero con la stampa. «Stiamo monitorando attentamente la situazione volatile in Medio Oriente – ha aggiunto – ma non ci troviamo in questo scenario».
Da quanto trapela a Bruxelles, eventuali riflessioni sull’attivazione della clausola generale di salvaguardia per sospendere il Patto di stabilità dovrebbero anche considerare nel contesto attuale il rischio di risultare in una certa misura controproducenti. Il ragionamento che viene fatto tra i funzionari della Commissione europea è che qualsiasi sostegno fiscale che aumenti la domanda di energia aggraverebbe ulteriormente la situazione, sia in termini di prezzi più elevati sia di carenze di offerta.
Foto copertina: EPA/Olivier Hoslet | Il commissario europeo all’Energia, Dan Jorgensen
