«Vuoi tuo figlio in A? Paga»: il lato oscuro del calcio giovanile

Giulio Mola, responsabile della redazione Sport del quotidiano Il Giorno,ha scritto un libro sul calcio giovanile. Si chiama “Piccoli calciatori. Grandi sogni”, edizione Diarkos, con la prefazione dell’ex centrocampista Antonio Di Gennaro e l’introduzione del giornalista sportivo Franco Ordine. E oggi racconta come funziona il calcio giovanile. Pieno di genitori nelle mani di agenti-squali. Che dicono che bisogna pagare per vedere il proprio figlio in Serie A.
Stage fasulli e raggiri
Mola racconta che oltre a quello romantico dei campetti e del sudore c’è anche «il calcio dei maneggioni e dei loschi individui, dei papà ambiziosi che abboccano alle sirene, degli stage fasulli, dei raggiri per qualche centinaio di euro, dei prigionieri di un cartellino che ti vincola anche quando non vuoi». Per questo ha deciso «di raccontare senza alcuna censura quello che per anni ho visto e sentito seguendo mio figlio nei campetti della provincia o delle periferie metropolitane». Dove prolifera un sottobosco di «mercanti e imbroglioni». Favorito da padri ultras, madri ambiziose e ragazzini trattati come merce di scambio.
Cattive abitudini
Si tratta di «cattive abitudini» su cui la Procura federale ha aperto i primi fascicoli d’inchiesta per vederci chiaro. E si parla di quell’agente che dice di «conoscere tantissime società, dalla Serie A alla Serie C» e chiede «300 euro come spese» per far girare il curriculum del ragazzo tra tutti i club. È vero, «non tutti hanno talento, ma c’è chi ha il coraggio (e gli attributi) di inseguire comunque un sogno». Il sistema andrebbe cambiato ma «nessuno ha realmente voglia di farlo. Forse perché non conviene. E allora i bambini non sognano più». E un consiglio da seguire sempre: «Ricordati che in fondo il calcio è solo un gioco. E non dimenticarti che c’è sempre una prossima volta».
