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Il social network basato al 100% sugli amici: come funziona Monnet, la piattaforma europea che dice “no” agli algoritmi

07 Aprile 2026 - 13:39 Riccardo Lichene
monnet social network
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Il nuovo social ideato da Christos Floros va incontro a una specifica richiesta del mercato: rimettere al centro i contenuti generati dagli amici e dai conoscenti

Il 67% degli italiani vuole un’alternativa fatta in Europa alla tecnologia americana, secondo un recente sondaggio di YouGov, e uno dei primi passi in questa direzione potrebbe arrivare nel mondo dei social network. Monnet Social è una piattaforma con sede in Lussemburgo «libera dalla dittatura degli algoritmi americani, che mette gli amici in primo piano e che non spia i suoi utenti», come ha detto il suo fondatore Christos Floros, 32enne lussemburghese di origini greche.

Che cos’è Monnet Social

Monnet Social ha come filosofia di base quella di essere “al 100% umano”, quindi senza post generati dall’intelligenza artificiale, e “al 100% basato sugli amici”, quindi completamente privo di un algoritmo di raccomandazione. Chi ha usato Facebook e Instagram ai loro albori ricorderà un modo di fare social network in cui nelle proprie bacheche c’erano solo i post degli amici e delle pagine seguite, senza «l’obiettivo esplicito di tenere gli utenti incollati alla piattaforma» continua Floros. La nuova piattaforma va incontro a una specifica richiesta del mercato: un sondaggio del 2024 ha rilevato che il 61% degli europei vuole che i social «smettano di utilizzare la profilazione comportamentale come impostazione predefinita e si concentrino sui post degli amici e nelle categorie interessanti segnalate dagli utenti». Monnet fa proprio questo: raccoglie in ordine cronologico i contenuti di amici e le pagine seguite lasciando all’utente il completo controllo su cosa vuole e non vuole vedere.

Il movimento per l’indipendenza tecnologica europea

I verdetti emessi di recente negli Stati Uniti, che condannano Meta (Facebook e Instagram) e Google (YouTube) perché i loro algoritmi creano dipendenza, sono solo la punta di un iceberg di frustrazione del continente europeo nei confronti della tecnologia statunitense. Il 60% dei francesi, il 68% dei tedeschi, il 65% degli spagnoli e il 67% degli italiani vuole che l’Europa abbia il suo sistema di pagamento, le sue soluzioni per l’immagazzinamento e l’analisi dei dati e persino una sua app per chiamate e videochiamate. Il dato da tenere a mente è che Google, Microsoft e Amazon sono i fornitori del 70% dell’infrastruttura di servizi cloud (archiviazione, gestione dei siti web e calcolo) dell’Europa e, tecnicamente, potrebbe bastare un ordine esecutivo di Trump per far spegnere l’interruttore a queste aziende.

I problemi delle piattaforme americane

Oltre alla questione sulla cosiddetta “sovranità dei dati” (ovvero avere i dati dei cittadini di un Paese europeo solo su server europei) c’è il problema della deriva estremista delle piattaforme e della Silicon Valley in generale, nella speranza di restare nelle grazie del presidente. X, il vecchio Twitter, e Instagram sono stati di recente analizzati e i risultati dello studio non lasciano dubbi: «Gli algoritmi dei giovani europei esaminati amplificano in modo sproporzionato i contenuti di destra, anche quando gli utenti manifestano interesse per altre forme di contenuto». Sono da tenere in considerazione anche le posizioni dei leader di queste piattaforme: Elon Musk ha pubblicamente appoggiato partiti di estrema destra in Europa e si è opposto, insieme al CEO di Meta Mark Zuckerberg, alle normative tech dell’Unione Europea.

Il modello di business

Monnet, che ha appena raggiunto quota 50.000 utenti, ha un modello di business che lo rende «troppo costoso per operare migliaia e migliaia di troll (quegli account gestiti in automatico con l’obiettivo di danneggiare, perseguitare o influenzare le opinioni politiche (ndr)» continua il fondatore. La piattaforma, priva di pubblicità, ha un abbonamento che costa 2,99 euro al mese, affiancata da una sottoscrizione gratuita con funzionalità limitate. L’obiettivo è accumulare una base di utenti abbastanza grande da rendere il pubblicare un privilegio solo degli abbonati, cosa che riduce drasticamente la presenza di bot e altri malintenzionati. Monnet non è il primo social che sperimenta con un modello a pagamento: X, Linkedin e Snapchat ne hanno uno che, però, non riesce mai a convincere più del 10% degli utenti.

Limiti d’età fatti in casa

L’ultimo pilastro su cui Monnet è stato costruito è quello dei limiti e della verifica dell’età. «Noi ci prendiamo la responsabilità di quello che viene postato sulla piattaforma» spiega Flores. Non è possibile avere un account su Monnet se si hanno meno di 18 anni, un passo ulteriore rispetto alle molte legislazioni messe in atto in alcuni Paesi del mondo (di cui si discute anche in Italia) che limitano i social ai maggiori di 16 anni. Le restrizioni e le linee guida messe in atto dall’azienda hanno fatto sì che la maggior parte degli utenti siano donne perché «la piattaforma è percepita come un luogo sicuro, alternativo, e privo di molestie o discorsi d’odio». Monnet è appena nato e ha una strada in salita davanti a sé: i numeri per restare economicamente sostenibili sono impietosi ma, visto il deteriorarsi delle relazioni tra Europa e Stati Uniti, gli organi dell’UE potrebbero essere presto interessati a una “piazza digitale”, come veniva definito Twitter prima dell’acquisto di Musk, che sia fatta in Europa e già al passo con le normative.

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