Le due parlamentari di FdI, l’incontro con l’uomo dei Senese e la storia della tessera del partito

Ieri la senatrice Carmela Bucalo di Fratelli d’Italia ha inviato una nota alle agenzie di stampa per smentire quello che si scriveva di lei sui giornali. «Trovo inaccettabile l’accostamento della mia persona a fatti e vicende a cui sono del tutto estranea. Nel signor Amico mi sono imbattuta solo al termine di una cena – alla quale lo stesso non ha neanche partecipato – consumata con la collega Frassinetti al termine di una giornata di lavori d’aula. Si è trattato di un incontro del tutto casuale, fugace e senza alcun significato. Per quanto ne so, Amico era venuto al ristorante per cercare di incontrare la collega Frassinetti, visto che era un politico del territorio. Tutto qui». Oggi però c’è un’altra ricostruzione. Ed è quella della collega parlamentare Paola Frassinetti.
L’incontro con Gioacchino Amico
«Era giugno 2020. Amico ci raggiunse in un ristorante al centro di Roma, la pizzeria Margherita. A tavola eravamo 5 donne, c’era anche Carmela Bucalo e qualche segretaria. Lui arrivò intorno alle 23, noi avevamo già finito, credo prese un tiramisù e rimase a parlare con noi una mezz’ora. Ma io non sapevo chi fosse: aveva scritto alla mia segretaria, voleva visitare la Camera, credo l’avesse chiesto un po’ a tutti. Da quella sera, però, mai più visto. Mirava a farsi candidare da FdI a Busto Garolfo, ma non è stato candidato…», dice al Corriere della Sera. Una mezz’ora, quindi. Chissà se si può classificare come incontro fugace. E casuale per lei, sicuramente, ma non per Frassinetti.
Gli atti e le intercettazioni
Anche negli atti la ricostruzione sembra essere discrepante. L’incontro, secondo gli investigatori, si è svolto il 20 maggio 2020 in un ristorante. C’era anche l’indagato Raimondo Orlando oltre a due collaboratrici delle parlamentari. Nessuno, a parte Amico e Orlando, ha ricevuto avvisi di garanzia per la vicenda. Ma sono stati intercettati, scrivono gli investigatori, «contatti telefonici e documentati incontri» funzionali «a creare un rapporto di collaborazione nei vari settori d’interesse». Il 6 maggio 2020 — annotano i carabinieri — le due collaboratrici «venivano controllate» a bordo di un’auto «intestata alla ditta S.F. di Amico Gioacchino». E il 16 giugno 2020, una delle due, parlando con Amico, gli diceva: «Quelle te le apro io», riferendosi, si legge in un’intercettazione, alle «porte di Montecitorio».
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La tessera di partito
E la vicenda fornisce anche un elemento in più per comprendere l’approdo a Montecitorio di Amico. «Mi è arrivata la tessera di partito… Fratelli d’Italia», dice intercettato l’attuale collaboratore di giustizia in quei giorni. «Fu l’assistente della Frassinetti che lo aiutò a farla», ricostruisce un alto esponente del suo partito, sempre secondo il Corriere. Ma Frassinetti non conferma: «Non ne ho contezza». Il mistero rimane, ma la nebbia diventa sempre più rada.
