C’è una tecnologia green che ci rende indipendenti dal gas e che l’Italia produce in abbondanza (ma costa ancora troppo)

C’è una tecnologia “verde” che può permetterci di ridurre sensibilmente il consumo di gas, specialmente ora che i prezzi sono tornati a salire con la guerra in Medio Oriente. E a differenza di altre clean tech – come pannelli solari e batterie, in gran parte importati dalla Cina – l’Europa è in prima fila nella produzione e nelle vendite. Si tratta delle pompe di calore, che rappresentano di fatto l’alternativa elettrica, più efficiente e più ecologica (ma anche molto più costosa) alle caldaie a gas tradizionali. Una tecnologia in crescita da anni e destinata a crescere ulteriormente ora che la guerra in Medio Oriente ha esposto ancora una volta tutti i problemi legati alla dipendenza europea dai combustibili fossili.
La crescita delle vendite dopo l’ultima crisi del gas
Nel primo trimestre del 2026, le vendite residenziali di pompe di calore sono cresciute del 17% negli undici Paesi europei presi in considerazione nell’ultima analisi dell’Ehpa, la European Heat Pump Association: circa 575mila unità vendute tra gennaio e marzo, contro le 494 mila dello stesso periodo del 2025. La ripresa è stata particolarmente forte in Francia, Germania e Polonia, dove l’aumento medio è stato del 25%. A pesare, secondo gli operatori del settore, sono stati anche il rialzo dei prezzi dell’energia e il ritorno della paura per la sicurezza degli approvvigionamenti dopo la chiusura dello Stretto di Hormuz da parte dell’Iran.
Il punto di partenza del perché l’Europa ha bisogno delle pompe di calore è semplice: buona parte del gas consumato serve a scaldare edifici e acqua sanitaria. Ogni caldaia sostituita, dunque, è un pezzo di domanda di gas che sparisce dal sistema. A differenza di altre tecnologie pulite, qui il Vecchio continente non se la cava affatto male. Secondo l’Ehpa, le pompe di calore vendute in Europa sono in larga parte Made in Europe, con una filiera industriale già radicata nel continente. L’Italia, in particolare, conta una quota significativa delle aziende europee attive nel settore e nel 2025 si è confermata come secondo produttore del continente.
L’Italia esporta più pompe di calore di quante ne installa
Lo scorso anno, secondo i dati forniti a Open da Anima – il ramo di Confindustria che rappresenta 35 associazioni della meccanica italiana tra cui il settore del comfort ambientale e climatico – la produzione nazionale di pompe di calore ha raggiunto 832,3 milioni di euro: 320,5 milioni venduti in Italia e 511,8 milioni destinati all’estero. Il fatturato complessivo del venduto sul mercato italiano è stato pari a 633,2 milioni di euro, sostanzialmente stabile rispetto al 2024, con una lieve flessione dello 0,9%. Il dato racconta due cose insieme. La prima è che esiste già una base industriale italiana solida, capace di esportare più di quanto venda sul mercato domestico. La seconda: in Italia la domanda interna non corre ancora alla velocità richiesta dagli obiettivi climatici europei.
La spinta dell’Ue e lo sprint della Francia
Il nodo, un po’ come accade per il settore auto, è la stabilità degli incentivi, con le imprese che chiedono regole prevedibili e interventi contro il caro energia. «Siamo passati in pochi anni dal Superbonus a un taglio quasi totale. Il Conto termico 3.0 è partito, ma ancora è difficile dire che impatto riuscirà ad avere. Questa discontinuità ha portato a un andamento altalenante per tutti i settori dell’edilizia. Serve maggiore certezza», spiega Federico Musazzi, responsabile di Assoclima.
Se dal governo italiano la spinta verso l’elettrificazione non è sempre vista di buon occhio, altri Paesi europei procedono spediti, a partire dalla Francia, che proprio nelle scorse settimane ha presentato un nuovo piano di elettrificazione dell’economia che punta a installare un milione di pompe di calore all’anno fino al 2030, partendo innanzitutto dalle case popolari. Dal 2027, inoltre, scatta il divieto di installare caldaie a gas nei nuovi edifici. La direzione dell’Unione europea, d’altronde, è chiara. L’obiettivo indicato da Bruxelles è arrivare a circa 4 milioni di nuove installazioni all’anno entro il 2030, anche attraverso regimi fiscali e finanziari più favorevoli, proprio per ridurre l’uso di combustibili fossili e rafforzare la sovranità energetica.
Come funziona una pompa di calore
La pompa di calore funziona con un principio apparentemente controintuitivo: non produce calore bruciando qualcosa, ma trasferendolo. In sostanza, preleva energia termica dall’aria esterna, dal terreno o dall’acqua e la porta dentro casa attraverso un circuito alimentato a elettricità. È lo stesso principio del frigorifero, ma al contrario: invece di togliere calore da un ambiente chiuso e disperderlo all’esterno, prende calore dall’esterno e lo porta all’interno. Una pompa di calore moderna può arrivare a essere da tre a cinque volte più efficiente di una caldaia a gas. Inoltre, non utilizza alcun tipo di combustibile fossile, con tutto ciò che ne consegue in termini di ricadute positive sull’ambiente e sul clima. Questo non significa che siano sempre la soluzione perfetta. Questa tecnologia, infatti, rende al meglio in case ben isolate e con sistemi di riscaldamento a pavimento. Possono funzionare anche negli edifici più vecchi e già esistenti, ma spesso richiedono una valutazione tecnica e alcuni lavori.
Il problema è lo stesso delle auto elettriche: il prezzo
Un po’ come accade per le auto elettriche, anche le pompe di calore hanno soprattutto un problema che ne limita la loro diffusione: il prezzo. Se una caldaia tradizionale costa indicativamente tra i 2 e i 5mila euro, per una pompa di calore si superano tranquillamente i 10mila euro. Senza incentivi pubblici, insomma, è difficile che questa soluzione possa prendere davvero piede al ritmo che l’Unione europea impone. Resta il fatto che, di tutte le tecnologie della transizione verde, le pompe di calore restano una delle più efficaci in termini di riduzione dei consumi di combustibili fossili. In più, ne produciamo già in quantità. Resta solo da trovare il modo – passaggio non banale – per far sì che la gente sia in grado di comprarle e installarle a casa.
Foto copertina: Dreamstime/Welcomia
