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Femminicidio, anche Roccella perde la pazienza con Vannacci: «Non ha chiara la differenza sessuale tra uomo e donna»

18 Giugno 2026 - 14:10 Stefania Carboni
roccella vannacci
roccella vannacci
La ministra per la Famiglia, la natalità e le pari opportunità: «Si chiama femminicidio perché il movente riguarda la donna, cioè si uccide una donna in quanto donna»
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Continua ancora lo scontro a distanza sul tema del femminicidio tra varie personalità politiche e l’europarlamentare e leader di Futuro Nazionale Roberto Vannacci. Stavolta è il turno della ministra per la Famiglia, la natalità e le pari opportunità, Eugenia Roccella. A margine del dibattito “La demografia cambia la società”, organizzato a Roma da Adnkronos presso il Palazzo dell’Informazione, Roccella ha commentato duramente le recenti dichiarazioni del generale. «Penso che Vannacci non abbia molto chiara la differenza sessuale tra un uomo e una donna. Nel femminicidio non c’è una questione valoriale, cioè non è che uccidere una donna sia più grave che uccidere un uomo, mi pare evidente, e non era certo questa l’intenzione del legislatore», ha dichiarato la ministra.

La replica del ministro Roccella su Vannacci e il femminicidio

Rispondendo alle domande dei giornalisti sulle affermazioni di Vannacci, il ministro Roccella ha espresso una posizione netta: «Si chiama femminicidio perché il movente riguarda la donna, cioè si uccide una donna in quanto donna».

Cosa è il reato di femminicidio (o meglio l’aggravante)

Il legislatore ha scelto di non creare un reato a sé stante, ma di intervenire sul reato di omicidio (Articolo 575 c.p.), introducendo delle aggravanti specifiche per punire con la massima pena (l’ergastolo) chi uccide una donna all’interno di determinate relazioni affettive o dinamiche relazionali. L’omicidio di una donna viene punito con l’ergastolo quando il fatto è commesso contro la persona legata da stabile convivenza o da una relazione affettiva (anche se terminata), contro il coniuge (anche separato o divorziato), contro l’altra parte dell’unione civile. Il Codice Penale – profondamente modificato dalla legge sul “Codice Rosso” (Legge 69/2019) e dai successivi rafforzamenti del 2023 – interviene in modo severissimo sui reati “spia” che precedono la violenza fisica estrema. In sintesi per il codice penale il termine “femminicidio” non è una categoria giuridica autonoma, ma un omicidio pluriaggravato dal legame affettivo o familiare tra la vittima e l’autore del reato, punibile con l’ergastolo.