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Versilia, uccide moglie e figlio col fucile: «Mi sono liberato di loro». Il 24enne in un post: «Per mio padre meglio morto che gay»

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La tragedia a Camaiore, in provincia di Lucca, dove un uomo di 63 anni ha ucciso a fucilate sua moglie e il figlio. Le liti in famiglia e il racconto dei vicini, che nei giorni scorsi lo avrebbero visto particolarmente turbato
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«Fa male pensare che un padre possa preferirti morto piuttosto che gay». Così, in un post del 2022, scriveva Mirko Moriconi, il 24enne ucciso insieme alla madre Kathy Andreoni, dal padre Pietro, 63 anni, a Vado, frazione di Camaiore, in Versilia. Il giovane coltivava una passione per la musica rap e si presentava sui social con il nome d’arte Michelangelo e il cognome della madre, Andreoni. Proprio a Kathy aveva dedicato, pochi giorni prima della tragedia, un messaggio ricco di affetto: «La mia complice di vita, la mia migliore amica, la mia forza. Mia madre. Ti voglio bene».

L’allarme dei parenti e la frase shock: «Mi sono liberato di loro»

Saranno ora gli investigatori a chiarire il movente della tragedia. Al momento quel che è certo è che il duplice omicidio che si è consumato quando Mirko è rincasato dopo aver pranzato dalla zia, che abita accanto alla casa dei genitori, intorno alle 14.30. Gli spari hanno rotto il silenzio di via della Costa e i vicini, alcuni sono parenti, sono accorsi. Hanno trovato Piero Moriconi seduto su un muretto. Aveva già riposto in casa l’arma, regolarmente denunciata, mentre i corpi di Kety e Mirko erano in terra, stesi nel giardino. Il 63enne ha sparato ad entrambi all’altezza dello stomaco. «Mi sono liberato di loro» avrebbe detto a parenti e vicini Moriconi, prima dell’arrivo dei carabinieri.

I dissidi familiari raccontati dai vicini

Solo dopo che i militari hanno messo in sicurezza la scena e disarmato l’uomo, il medico del 118 ha potuto constatare la morte di madre e figlio. I residenti parlano di dissidi familiari che andavano avanti da tempo, ma «nulla che lasciasse presagire un epilogo simile». Stando ai primi racconti, l’uomo si sarebbe lamentato nelle ultime settimane con alcuni conoscenti, che lo avrebbero descritto turbato ed esasperato dai comportamenti dei suoi familiari. Un cognato, Giovanni Mallegni, ai cronisti ha detto che in famiglia «gli davano noia». Di cosa non è ben chiaro. In quella casa, ha solo aggiunto il cognato, «urlavano, lo volevano anche picchiare», «quando a volte veniva a casa mia si vedeva che c’era» qualcosa che non andava e anche «mia moglie mi diceva “Speriamo che Piero non combini qualcosa”».