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Perché Mauro Moretti va in carcere per la strage di Viareggio: il reato colposo e la rinuncia alla prescrizione

26 Giugno 2026 - 07:52 Alessandro D’Amato
mauro moretti strage viareggio
mauro moretti strage viareggio
L'ex ad di Fs e l'omicidio colposo: così i manager saranno terrorizzati. La madre di una vittima: non si è mai scusato
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Mauro Moretti, 73 anni a ottobre, andrà in carcere. Dopo la condanna per la strage di Viareggio del 29 giugno 2009 in cui morirono 32 persone e 100 rimasero feriti, l’ex amministratore delegato delle Ferrovie dello Stato dal 2006 al 2014 è atteso dalla prigione. «Come sto? Ho raggiunto questo momento in perfetta forma fisica e psichica e ora sono pronto», dice oggi al Corriere della Sera. «Quattro anni di condanna sono il termine oltre il quale si va in carcere e, guarda caso, i quattro anni sono stati inflitti anche a me», aggiunge.

Un reato colposo

Vincenzo Soprano, ex amministratore delegato di Trenitalia, si è costituito nel carcere romano di Rebibbia a Roma, nel 2024, per scontare la sua condanna definitiva a quattro anni e due mesi. Secondo Moretti per un reato colposo in genere viene data la riduzione di un terzo della pena. Ma non a lui. Anche se ha rinunciato alle prescrizioni. Un gesto che avrebbe dovuto essere considerato: «Invece no. La Procura ha chiesto di lasciare tutto così». Moretti dice anche che per essere assolto dalla responsabilità oggettiva avrebbe dovuto derogare alle leggi in base a un diritto «positivo», a propria volta basato sul principio del «neminem laedere» (non danneggiare nessuno, ndr).

Il carcere

Avrebbe cioè dovuto accorgersi in base alla propria esperienza che le norme in vigore non garantivano la sicurezza. «Quando l’ho spiegato ad altri amministratori delegati si sono messi le mani nei capelli, perché questa sentenza pone un precedente pericolosissimo circa la responsabilità dei manager». Ora gli tocca la galera: «Vado anche se ho 72 anni. E senza accampare scuse di salute, perché ho la schiena dritta e la testa alta, come si sa. Vado, e spero che non sia per troppo tempo».

La parente della vittima

Daniela Rombi invece è la parente di una vittima. Alle 3 di notte del 29 giugno 2009 la figlia Emanuela, 21 anni, che era andata a dormire a casa di Sara, un’amica, in via Ponchielli le ha telefonato gravemente ustionata. Alla madre disse che stava bene, che era stato «solo un incidente». È morta dopo 42 giorni di agonia, come Sara e altre 30 persone. «Io ho 67 anni, sto con i nipotini che l’altra mia figlia mi ha dato. La mia vita è diventata questa ricerca della verità. Uno straccio di giustizia ora lo abbiamo avuto», spiega a Repubblica.

Il peggio possibile

E su Moretti: «Io di lui penso tutto il peggio possibile. Si è comportato in maniera orribile nonostante fosse un grande manager. L’arroganza del potere lo ha accecato, non è stato furbo, ha sempre parlato di “spiacevole episodio” e che le Ferrovie erano un vanto. Che vergogna e che dolore. Sono state dimostrate carenze gravissime dalle Ferrovie ma non ha avuto l’umiltà e la normalità di chiedere scusa, di ammettere gli errori».

Si è fatto odiare

Lo hanno mai incontrato in questi anni come familiari delle vittime «solo al processo di appello, e una volta a Genova alla festa del Pd. Ci trovammo a dieci centimetri. Gli dissi che volevo la verità, lui con la solita arroganza mi disse che era uscito pulito da 53 procedimenti. Non da questo. Si è fatto odiare. Spero vada in carcere anche solo per una settimana perchè è risultato colpevole in sette giudizi».

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