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Milano, il saluto fascista per Ramelli non è reato: perché sono stati assolti tutti i 23 militanti di destra

10 Luglio 2026 - 20:21 Olga Colombano
La Corte d'Appello di Milano respinge il ricorso della Procura e conferma che «il fatto non sussiste». Una decisione che si allontana da un'altra sentenza sul corteo del 2018, che aveva invece confermato 13 condanne
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La Corte d’Appello di Milano ha confermato l’assoluzione dei 23 militanti di estrema destra imputati per aver fatto il saluto romano durante il corteo tenuto, come ogni anno, in memoria di Sergio Ramelli del 2019. Oltre al saluto romano, gli imputati avevano risposto alla «chiamata del presente». La Procura aveva fatto ricorso contro la sentenza di primo grado del 2024, ma la Corte d’appello di Milano continua a confermare che «il fatto non sussiste», assolvendo gli accusati. Le motivazioni saranno ora depositate entro 90 giorni.

Perché sono stati tutti assolti

La Procura di Milano aveva presentato ricorso in appello nell’aprile 2025, dopo la sentenza di primo grado del novembre 2024 e dopo aver chiesto 23 condanne a pene tra i 2 e i 4 mesi sulla base della Legge Scelba. Ma il tribunale aveva deciso che la chiamata del «presente» e i saluti romani, compiuti davanti a circa mille partecipanti, non integrassero il reato previsto dalla legge. Per i giudici i due gesti non rappresentavano una «condotta potenzialmente idonea alla ricostituzione del partito fascista», ma hanno avuto solo «una specifica valenza di omaggio e di ricordo del giovane trucidato per le sue idee politiche». Oggi, però, la seconda sezione d’appello ha confermato la decisione della sentenza di primo grado.

Una decisione discordante con la precendete

La decisione si discosta da quella dello scorso dicembre quando, un’altra sezione della Corte d’Appello di Milano, aveva confermato 13 condanne a quattro mesi sempre per i saluti romani durante un corteo in memoria di Ramelli del 29 aprile 2018. In quel caso, i giudici avevano ritenuto che una manifestazione con così tante persone rappresentasse «un pericolo per l’ordinamento costituzionale». Contro quella sentenza, le difese hanno già fatto ricorso alla Suprema corte, con udienza fissata per il 22 ottobre.

Chi era Sergio Ramelli

Sergio Ramelli era un giovane militante del Fronte della Gioventù. Il 13 marzo 1975 è stato aggredito a colpi di chiave inglese a Milano da alcuni attivisti di Avanguardia Operaia. Ramelli è morto all’età di 19 anni, dopo un mese e mezzo di agonia, il 29 aprile. Sono serviti dieci anni per identificare i responsabili di quell’aggressione mortale: otto studenti di medicina, ai tempi, ormai prossimi alla laurea. L’omicidio di Ramelli è considerato uno degli episodi simbolo della violenza politica degli anni ’70 ed è tuttora ricordato durante manifestazioni organizzate da esponenti e simpatizzanti dell’estrema destra, tra cui CasaPound, Forza Nuova e Lealtà e azione.