I comuni incassano milioni tra multe e autovelox, ma pochi, con quei soldi, rinnovano strade e segnaletica

I comuni si sa fanno molta cassa con le multe. La legge prevede che il 50% delle ordinarie sia rinvestito in sicurezza stradale, mentre gli incassi derivanti dagli autovelox siano interamente vincolati alla manutenzione delle infrastrutture. Ma in realtà l’Italia è divisa in due: da una parte c’è chi investe tutto in strade migliori e segnaletica, dall’altra chi, anche a fronte delle multe fatte non investe nella sicurezza al volante per i suoi cittadini. Ne fa oggi un focus Libero, citando i dati pubblicati sul Ministero dell’Interno. I capoluogo virtuosi? Aosta, Campobasso, Genova, Ancona, Catanzaro, Trieste, Trento, Firenze, Perugia e Torino, che hanno completato il 100% degli interventi programmati per la segnaletica. Napoli ne dichiara il 99,99%. Maglia nera per Bari, che realizza il 18,87% degli interventi, L’Aquila il 29,02%, mentre Roma, con oltre 152 milioni di euro incassati, arriva al 36,71%. Restano sotto la metà degli investimenti da fare anche Cagliari (42,13%), Palermo (48,09%) e Bologna (49,32%).
L’anomalia di Roma
La Capitale merita una menzione a parte sul fenomeno. Secondo un analisi de Il Post tra i rendiconti inviati al Ministero compaiono spese per illuminazione pubblica, manutenzione delle fognature, smaltimento delle acque e vestiario della polizia locale. L’assessore alla Mobilità Eugenio Patané ha però sottolineato alla testata che molti lavori sulla segnaletica rientrano nei grandi appalti di manutenzione stradale e che il Comune, diviso tra assessorati e quindici municipi, non riesce ad avere una stima precisa delle spese sostenute.
La domanda delle domande
Tra le carte inviate al Ministero dell’Interno e la realtà dei cantieri stradali corre un solco profondo. Le relazioni dei Comuni certificano quanto dichiarato su carta, ma manca del tutto un controllo centrale capace di verificare, strada per strada, la reale esecuzione delle opere. Il caso emblematico è quello di Roma, dove le cifre rivendicate dal Campidoglio per la segnaletica non coincidono con i rendiconti trasmessi al Viminale, confermando quanto sia opaco il tracciamento di queste risorse. Di fronte a Comuni che mettono a verbale un tasso di completamento del 100%, il dubbio rimane inevitabile: quelle percentuali descrivono cantieri reali o rappresentano soltanto un’operazione contabile sui fogli di bilancio?

