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Report, La Russa: «La trasmissione va cambiata non eliminata»

16 Agosto 2026 - 21:14 Stefania Carboni
ignazio la russa
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Il presidente del Senato: «Tanto la credibilità era vicina allo zero e dopo questa cosa Ranucci-Lavitola è completamente...». Sdegno dei 5 stelle: «Vuole condurre lui?»
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«Io non ce l’ho con Report, perché ho paura che dopo viene qualcosa di peggio. Tanto la credibilità di Report era vicina allo zero e dopo questa cosa Ranucci-Lavitola è completamente…Che Dio ci conservi Ranucci». Queste le parole del presidente del Senato Ignazio La Russa ospite della tappa a Ragalna (Catania) di “Bar Italia”, il tour estivo di Fratelli d’Italia.

Per La Russa il programma va cambiato, non eliminato

«Report va cambiato, non eliminato. Non è possibile che solo 1,5% dei casi» delle sue inchieste «hanno riguardato il partito di sinistra più grosso».  «Non mi interessa se al posto di un conduttore ne mettono un altro, ma va considerato il giornalismo d’inchiesta non come un modo per fare politica di attacco contro qualcuno ma per fare inchieste a 360°», aggiunge il numero uno di Palazzo Madama. «Poi non mi interessa chi conduce Report, se si attiene a queste regole per me va bene, potrebbe andare persino bene Ranucci», ha chiosato.

I 5 stelle: «Vuole condurre La Russa?»

«Ignazio La Russa da seconda carica dello Stato ci tiene a farci sapere che a suo avviso Report non va eliminato, bontà sua, ma ‘va cambiato’. Com’è umano! Vuole fare anche la scaletta del programma e decidere lui quando si va in onda? Vuole indossare la camicia bianca di Ranucci e condurre lui? O forse la camicia la gradisce di tonalità più scure?». Questa la posizione, in una nota, degli esponenti M5S in commissione di vigilanza Rai. «Da quando ci siamo assuefatti al fatto che il presidente del Senato possa intervenire impunemente su un programma del Servizio Pubblico? La Russa si lamenta del fatto che secondo lui le inchieste di Report sarebbero ‘monocolore’, ma dimentica che è proprio il suo partito a fornire vagonate di materiale per inchieste giornalistiche che diventano poi anche giudiziarie, come i casi di Daniela Santanché e delle chat di Delmastro».