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Regeni, Meloni dopo la condanna dei tre 007 egiziani: «Dubito che chiudere i canali con il Cairo ci avvicini alla verità»

29 Settembre 2026 - 21:01 Anna Clarissa Mendi
La premier sulla sentenza della Corte d'Appello di Roma: vicinanza alla famiglia Regeni, ma no allo strappo con il Cairo. Intanto i difensori degli 007 egiziani preparano il ricorso in appello
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In serata è arrivato anche il commento della premier Giorgia Meloni sulla sentenza Regeni. Dopo le parole di Tajani – «sono stati condannati tre agenti, non l’Egitto» – che hanno suscitato la dura reazione delle opposizioni, Meloni ha ribadito la sua «vicinanza ai familiari di Regeni», chiarendo però che «chiudere le relazioni con il Cairo» non rappresenta, a suo avviso, una soluzione. «Nella ricerca della verità e della giustizia abbiamo sempre utilizzato tutti i canali a nostra disposizione, compresi quelli politici e diplomatici con il Cairo. Ho qualche dubbio che, chiudendo questi canali, possiamo avvicinarci ai nostri obiettivi. Temo, piuttosto, che rischieremmo di allontanarcene», ha detto. La premier ha quindi sottolineato che il procedimento non si è ancora concluso definitivamente. «La sentenza non è ancora passata in giudicato – precisa -, quindi tutto andrà fatto nei modi e nei tempi in cui sarà necessario farlo».

I difensori degli 007 egiziani pronti al ricorso in appello: il nodo prescrizione

Nel frattempo, le difese dei tre 007 egiziani condannati sono pronte a impugnare la sentenza in Appello. È quanto emerge all’indomani della decisione con cui la Corte d’Assise di Roma ha inflitto dieci anni di carcere per sequestro di persona al maggiore Magdi Ibrahim Abdelal Sharif e ai colonnelli Uhsam Helmi e Athar Kamel Mohamed. Il quarto imputato, il generale Tariq Sabir, è stato invece assolto. Il ricorso in secondo grado potrebbe portare a un nuovo passaggio davanti alla Corte costituzionale, dopo quelli già affrontati sulla questione dell’assenza degli imputati e delle consulenze di parte.

I difensori degli ufficiali egiziani intendono infatti chiedere ai giudici di sollevare una questione di legittimità costituzionale riguardo alle norme introdotte dalla riforma Cartabia. In particolare, contestano il fatto che gli avvocati di imputati assenti non possano presentare ricorso senza una procura speciale firmata dagli stessi imputati. Secondo i legali d’ufficio, questa previsione potrebbe entrare in conflitto con il diritto di difesa. La questione rischia quindi di allungare ulteriormente i tempi del procedimento. Stando a quanto filtra, un eventuale processo d’appello potrebbe non iniziare prima di due anni. Un aspetto tutt’altro che secondario, perché si affaccerebbe il tema della prescrizione (12 anni).

Foto copertina: ANSA / FILIPPO ATTILI | La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ospite di BrunoVespa su Rai1 nella trasmissione Porta a porta, Roma, 22 settembre 2026

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