Il ministro Giuli «si vuole fare cacciare?». Il Quirinale e le epurazioni di Merlino e Proietti

«Ma davvero lo ha fatto? Si vuole far cacciare? Ormai ha troppi nemici». Il ministro Alessandro Giuli ha appena cacciato Emanuele Merlino ed Elena Proietti dal suo staff alla Cultura quando la rabbia dei vertici di Fratelli d’Italia finisce nelle chat. La scelta del ministro di «andare dritto», avvisando solo Arianna Meloni a decreti di licenziamento già sul tavolo, ha lasciato perplesso il partito di Giorgia Meloni. Il ministro però tira dritto: «Ma se Meloni ha potuto far dimettere Santanchè e Delmastro, perché io non posso mandare via due membri del mio staff?». E c’è chi vede l’ombra del Quirinale dietro le epurazioni.
Il ministro e il partito
«Alessandro paga lo scotto di non essere un politico e queste sono le conseguenze: sì, pure questa ce la potevamo risparmiare», dicono da via della Scrofa secondo un retroscena di Repubblica. Merlino era molto stimato dal sottosegretario Giovanbattista Fazzolari, ma anche dalla premier. «Alessandro paga lo scotto di non essere un politico e queste sono le conseguenze: sì, pure questa ce la potevamo risparmiare», si dice dentro FdI. Mentre Francesco Lollobrigida fa sapere che Merlino e Proietti continueranno a lavorare per il governo. Mentre a rischio ci sarebbe anche la poltrona di Valentina Gemignani, a capo del gabinetto del ministero e moglie di Basilio Catanoso, ex parlamentare di An e presidente di Azione Giovani prima della scalata di Meloni.
Le trattative
Nel partito si riferisce anche di trattative per salvare almeno Merlino. Ma il ministro non vuole: «O lui o me», «Non mi fido più». Dentro FdI si pensa al complotto: «Non è che Giuli vuole compiacere certi ambienti di sinistra?». Intanto Gianluigi Paragone su La Verità collega Giuli al Quirinale in modo piuttosto acrobatico: «La sorella di Alessandro Giuli non solo è amica di Arianna Meloni, ma è anche una dipendente della Camera in forza al gruppo di Fratelli d’Italia (e per questo «stalkerizzata» dalla trasmissione Report)». Mentre le recenti uscite di Giuli «lambiscono il Quirinale». Il ministro per esempio era con il presidente Mattarella quando ha difeso l’importanza testimoniale del documentario su Regeni addossandosi le responsabilità del ministero per il mancato finanziamento.
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I sospetti
Dunque – sospettano in Fratelli d’Italia – «o Giuli si sta lanciando col paracadute del Colle o è un pazzo». Ma quale sarebbe l’atterraggio di un eventuale lancio? «Beh, il nuovo pratone centrista nel caso di pareggio, il pratone dei nuovi diritti civili…». Il nuovo terremoto a via del Collegio Romano arriva dopo le polemiche, tutte interne alla destra, tra i rappresentanti governativi di Fratelli d’Italia e il presidente della Biennale Pietrangelo Buttafuoco per la presenza della Russia all’esposizione. «È il segno di una maggioranza attraversata da guerre interne, regolamenti di conti, scontri tra correnti e leadership in competizione», sostiene Sandro Ruotolo del Pd. «Tutto questo dentro Fratelli d’Italia, ma anche negli altri partiti della coalizione: nella Lega con l’uscita del generale Roberto Vannacci e dentro Forza Italia con tensioni e fronde contro Antonio Tajani».

