Il ministro Giuli: «Inaccettabile non dare finanziamenti pubblici al documentario su Giulio Regeni»

«Alcuni film hanno ottenuto finanziamenti pubblici immeritati sia su base automatica sia su base selettiva. Altri, pur meritandoli, non li hanno avuti. Valga su tutti l’inaccettabile caduta sul docufilm “Tutto il male del mondo” dedicato a Giulio Regeni». Sono le parole del ministro della Cultura, Alessandro Giuli, all’incontro dei candidati ai David di Donatello al Quirinale davanti al presidente della Repubblica Sergio Mattarella. «La promessa, in parte già mantenuta, è di mettere ordine e un sovrappiù di coscienza morale laddove hanno prevalso invece l’opacità e l’imperizia», prosegue Giuli, riaccendendo un tema, quello dei finanziamenti pubblici al cinema italiano, di cui si è discusso molto negli ultimi mesi.
Giuli: «Il cinema italiano è grande quando è scomodo»
L’incontro al Quirinale alla vigilia della cerimonia di consegna dei David di Donatello, in programma domani sera su Rai 1, diventa un motivo di riflessione sul cinema italiano e sul tema degli aiuti pubblici. Inizia il presidente Mattarella: «Oggi la comunità del cinema manifesta una diffusa preoccupazione per il futuro. Occorre dialogo, confronto aperto, senza pregiudiziali. Di fronte alle difficoltà l’intesa tra le istituzioni e le competenze del settore può essere un moltiplicatore di risorse e di energie». Giuli quindi torna sull’argomento dei finanziamenti ai film, ammettendo errori nella gestione del cinema: «Un settore che chiede fiducia ai contribuenti è il primo a dover pretendere che ogni euro pubblico sia utilizzato bene. Negli ultimi anni abbiamo assistito a paradossi, incomprensioni e, ammettiamolo, a errori dei quali sono io il primo a dolermi. Ho ereditato un sistema labirintico». Il ministro conclude il suo discorso sottolineando che «il cinema italiano è grande quando è anche scomodo, quando critica debitamente il potere (qualsiasi potere) affinché non si faccia dominio».
Il no dei finanziamenti al documentario su Regeni: che cosa è successo
Le parole di questa mattina al Quirinale riaccende le luci sulla bocciatura del ministero della Cultura del documentario Giulio Regeni, tutto il male del mondo, considerato non meritevole di ricevere finanziamenti pubblici. Una vicenda che aveva portato alle dimissioni di due membri della commissione del dicastero di Giuli, preposta alla valutazione: il critico Paolo Mereghetti e lo story editor Massimo Galimberti. Il docu-film, vincitore del Nastro della Legalità 2026, era stato giudicato «privo di interesse culturale».
