L’avvertimento della Commissione europea a Buttafuoco e allo staff della Biennale: «Fare servizi al governo russo è una violazione delle sanzioni»

«Ci risulta che intendiate fornire servizi al governo russo, circostanza che potrebbe configurare una violazione delle sanzioni». L’avvertimento all’organizzazione della Biennale di Venezia, nero su bianco, è contenuto in una lettera inviata dalla Commissione europea per chiedere chiarimenti sulla riapertura del padiglione russo per l’edizione che sta per iniziare. Una seconda comunicazione dell’esecutivo Ue, datata 30 aprile, è stata indirizzata anche al presidente della fondazione, Pietrangelo Buttafuoco. A riportarlo è Repubblica. Nelle scorse settimane Open aveva parlato delle mail scambiate tra la Fondazione e gli organizzatori russi. Conversazioni su cui la realtà veneziana aveva precisato di non aver percepito violazioni.
«Se il padiglione nazionale russo è finanziato e promosso dal Cremlino è un problema»
Il quotidiano ha esaminato il carteggio ed è in grado di anticiparne i contenuti. «Vi è stato richiesto di trasmetterci le vostre osservazioni entro 30 giorni», si legge nel documento firmato da un funzionario dell’Agenzia esecutiva per l’istruzione e la cultura, organismo della Commissione europea. «Nel frattempo, tuttavia, ci è stato segnalato che la decisione di accogliere la partecipazione della Russia, attraverso un padiglione nazionale finanziato e promosso dal governo russo, potrebbe configurare un’ulteriore violazione del Regolamento sulle sanzioni».
L’articolo vietato
Secondo l’ipotesi avanzata dalla Commissione europea, la Biennale potrebbe non aver rispettato l’articolo 5n, che vieta «la fornitura di determinati servizi» al governo di Vladimir Putin. «Sulla base delle informazioni disponibili – sostiene l’esecutivo Ue – risulta che la Biennale fornirà servizi al governo della Federazione russa per l’organizzazione di alcune attività» all’interno del padiglione di Mosca. Tra questi rientrerebbero «consulenza legale, pubblicità, servizi commerciali e di gestione, nonché pubbliche relazioni», collaborazioni possibili solo con specifica autorizzazione.
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La scadenza a fine maggio
Nella prima comunicazione inviata il 10 aprile, la Commissione aveva invece richiamato esclusivamente una possibile violazione dell’articolo 5t, che stabilisce il divieto di «accettare donazioni, benefici economici o qualsiasi forma di sostegno, inclusi finanziamenti o assistenza finanziaria, direttamente o indirettamente» dai russi. E l’Ue, tramite il rappresentante permanente a Bruxelles, Vincenzo Celeste ha chiesto ulteriori dettagli e una «valutazione fattuale». Alla luce della seconda lettera, arrivata il 30 aprile, la fondazione avrà 30 giorni di tempo per le sue contro deduzioni, quindi fino alla fine di maggio.
La replica: «Risponderemo nei tempi dovuti»
«La Biennale di Venezia ha ricevuto ieri, 4 maggio, una seconda lettera dall’European Education and Culture Executive Agency (EACEA) della Commissione europea, dopo quella ricevuta in data 10 aprile, sempre in merito al progetto Creative Europe MEDIA. La Biennale esprimerà nei tempi e termini dovuti le proprie controdeduzioni. Come dichiarato più volte, in merito alla partecipazione della Federazione russa alla 61. Esposizione la Biennale di Venezia ribadisce di aver verificato e rispettato tutte le norme nazionali e internazionali, e su ciò ha fornito informazioni anche agli ispettori inviati dall’Autorità vigilante del Ministero della Cultura. La Biennale ha operato nell’ambito e nei limiti delle proprie competenze, non avendo nessuna autorità per introdurre altre sanzioni, e ciò è stato rappresentato compiutamente a tutti i soggetti titolari di potere di intervento». Lo rende noto La Biennale di Venezia in una nota.

