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Il ministro Giuli e l’ex amico Buttafuoco: «Alla Biennale ha vinto Putin»

08 Maggio 2026 - 08:18 Alba Romano
alessandro giuli pietrangelo buttafuoco
alessandro giuli pietrangelo buttafuoco
«A Pietrangelo ho mandato un messaggio qualche giorno fa, ma lui non mi ha ancora risposto.»
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Secondo il ministro della Cultura Alessandro Giuli con la biennale di Venezia ha vinto Vladimir Putin. E Buttafuoco ha sbagliato: «A Pietrangelo ho mandato un messaggio qualche giorno fa, ma lui non mi ha ancora risposto.». In un’intervista al Corriere della Sera Giuli dice che «Pietrangelo è stato più che un amico, abbiamo trascorso vacanze insieme, mio figlio Ascanio che oggi ha sei anni è pazzo di lui, gli ha dedicato anche un ritratto in forma di drago, l’anno scorso, che Pietrangelo tiene sulla sua scrivania a Venezia».

Giuli e Buttafuoco

Ma ormai non si vedono da tempo: «Guardi, intanto mi auguro di lasciare finalmente alle spalle ogni polemica di queste settimane. Il 20 maggio andrò a Venezia a visitare il padiglione Italia curato da Cecilia Canziani con le opere di Chiara Camoni e a rendere omaggio a tutta la Biennale e all’arte mondiale, perché l‘istituzione Biennale merita sempre rispetto. È la gestione di questa Biennale Arte che riteniamo sbagliata. Non so comunque se Buttafuoco in agenda avrà altri impegni». Non visiterà il padiglione russo perché «sarà chiuso, per fortuna. Comunque io non sono un ispettore, non vado là a fare controlli né ho mai pensato di mettere i sigilli al padiglione. Io ho sempre e solo voluto esprimere all’Ucraina e all’Europa il forte dissenso del governo italiano. Ma perfino in Ucraina, quando sono stato a Leopoli a parlare di ricostruzione, ho difeso l’autonomia della Biennale. Lo ha spiegato chiaramente anche Giorgia Meloni: disaccordo sulla partecipazione della Russia sì, ma l’autonomia è un confine che non possiamo valicare».

Un impolitico

Secondo Giuli «Buttafuoco, fosse stato al mio posto, avrebbe fatto ciò che ho fatto io, rispettando tutte le regole e le procedure per difendere la reputazione dell’Italia di fronte all’Europa e al mondo. Io però non avrei mai fatto, al posto di Pietrangelo, quello che ha fatto lui. Lui ha avvertito il governo italiano che avrebbe aperto il padiglione russo soltanto a febbraio scorso, soltanto a cose fatte, io invece al suo posto avrei subito richiesto un’udienza corale alla premier, al ministro degli Esteri, al ministro della Cultura per dire: la Russia chiede di partecipare, noi che facciamo? Così, forse, avremmo potuto pretendere in accordo con gli alleati internazionali una contropartita, magari un cessate il fuoco in Ucraina. Ma Pietrangelo è un impolitico, lo sono stato anch’io. Un impolitico capacissimo, come ha detto Giorgia Meloni, però alla fine ha fatto un favore a uno Stato belligerante come la Russia».

Ha vinto Putin

Alla Biennale, è il suo ragionamento, «ha vinto Putin. Al posto di Pietrangelo, per esempio, io avrei chiesto alla curatrice del padiglione russo: “Scusi, dov’è lo spazio qui dentro per i dissidenti russi?”. Invece, almeno a leggere gli articoli di stampa, non mi pare che nel padiglione russo ci siano persone nelle condizioni di poter esprimere il dissenso nei confronti del loro regime sottoposto a sanzioni. Non penso che gli artisti russi che si esibiscono in queste ore dentro il padiglione della Biennale siano agenti di Mosca travestiti da artisti, ma di sicuro gli artisti del mondo libero hanno la facoltà di esprimere il dissenso verso chi li governa».