Giuli contro Salvini, scintille su Biennale e padiglione russo. Il post del leghista e la risposta avvelenata del ministro: cosa si sono detti

«Quando ho visto il post di Salvini l’ho frainteso e ho pensato che facesse autocritica per il suo assenteismo dal ministero». È la critica del ministro della Cultura, Alessandro Giuli, a Sky Tg24 Live in Roma, a proposito di un post pubblicato il 6 maggio dal vicepremier. «Gli assenti hanno sempre torto. Viva l’arte libera e coraggiosa», aveva scritto su X il leader della Lega, facendo riferimento alla decisione del ministro della Cultura di non partecipare il 9 maggio all’inaugurazione della Biennale di Venezia.
La risposta e il contrattacco di Giuli non si sono fatti attendere: «Non mi pare un caso molto importante il fatto che Salvini prediliga la Biennale non del dissenso, ma della disinformatia. C’è un fronte che questa disinformatia se l’è bevuta che va da Che Guevara a Madre Teresa, come diceva Jovanotti, da Tommaso Montanari a Forza Nuova, passando per Renzi. È un’altra vittoria della Russia». E poi aggiunge: «Andrò a Venezia e visiterò il Padiglione Italia entro maggio».
Il precedente scontro tra Giuli e Salvini
Che tra Giuli e Salvini i rapporti fossero tesi non è una novità. Già il 30 aprile, in occasione del Cdm per l’approvazione del Piano Casa, i due ministri erano stati protagonisti di una lite. Come svelato il giorno seguente da Corriere, Repubblica e La Stampa, al centro dello scontro ci sarebbe stato il ruolo delle sovrintendenze nelle operazioni di recupero dell’edilizia popolare, sacrificate nel testo del decreto. ma «necessarie per preservare il patrimonio» secondo il ministro della Cultura. Da qui quindi l’accesa discussione con il leader del Carroccio che, insieme alla premier Giorgia Meloni, puntavano a portare il Piano Casa ad approvazione senza altri rinvii.
Giuli risponde a Buttafuoco: «Inopportune le parole di Mattarella a Venezia»
Non solo l’attacco a Salvini. Davanti alle telecamere, Giuli ha risposto anche al presidente della Fondazione La Biennale di Venezia, Pietrangelo Buttafuoco, che ieri aveva citato il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella: «Il capo dello stato, cui dobbiamo riconoscenza e rispetto, ha detto chiaramente ai David di Donatello qual è il mandato del lavoro artistico e culturale: libertà e audacia. Ebbene eccoci». Per il ministro, è stato «inopportuno portare fino a Venezia» le parole di Mattarella. Inoltre, «si doveva parlare di arte e si sta parlando di arte di regime, cioè l’arte della Russia putinista che è presente a Venezia dopo 4 anni grazie a un accordo fatto alle spalle del governo. Biennale e Russia – ha proseguito – hanno avuto tempo per accordarsi sui termini e aggirare le sanzioni. Tecnicamente ritengo sia plausibile il fatto che nella preview la Russia ha aperto un padiglione che poi chiuderà. Poi c’è il giudizio politico, storico, morale».

