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Legge elettorale, Forza Italia vuole abbassare il premio al 10%. Ma Tajani smorza: «Nel centrodestra c’è condivisione complessiva»

07 Maggio 2026 - 19:18 Luca Graziani
Nuovo vertice la prossima settimana con i leader e i tecnici per mediare sui ritocchi alla riforma. Gli azzurri ora puntano a ridurre il premio di maggioranza e a spingere l’impianto verso un modello più proporzionale
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Forza Italia vuole abbassare al 10% il premio di maggioranza della nuova legge elettorale. Antonio Tajani prova a dissimulare, ma la trattativa con gli alleati di centrodestra è tutt’altro che chiusa. Dopo il vertice di ieri a Palazzo Chigi, la maggioranza tornerà a riunirsi all’inizio della prossima settimana con leader e tecnici dei partiti per cercare la quadra sui correttivi alla riforma, che assegnerebbe fino a 70 seggi alla Camera e 35 al Senato alla lista o coalizione più votata che superi il 40% dei voti.

Sul tavolo gli azzurri metteranno prima di tutto il premio di maggioranza, che si vorrebbe ridurre a una soglia attorno al 10%. Il segretario di Forza Italia, a margine dell’incontro organizzato alla Camera per rilanciare – con vista sulle Politiche – l’impegno dei comitati per il Sì al referendum sulla giustizia, smorza le tensioni nella coalizione: «C’è una condivisione complessiva da parte del centrodestra unito. Sento ricostruzioni che non stanno né in cielo né in terra». Ma fissa anche la linea azzurra: andare avanti, sì, ma «parlando anche con le opposizioni» e dando «più rappresentatività ai territori». Perché, aggiunge il vicepremier, «io sono sempre stato per sistemi più proporzionali».

Il nuovo vertice

Il nuovo round dovrebbe tenersi tra lunedì e martedì. Attorno al tavolo, secondo quanto si apprende, sono attesi Giorgia Meloni, Matteo Salvini, Antonio Tajani e Maurizio Lupi, insieme agli esperti dei rispettivi partiti. L’obiettivo è cominciare a ragionare concretamente sui possibili ritocchi al testo, ora all’esame della commissione Affari costituzionali della Camera, e provare a serrare i ranghi. Nell’incontro di ieri, la premier ha ribadito la volontà di andare avanti con la riforma e di arrivare al primo via libera di Montecitorio entro l’estate.

Il nodo principale resta il premio di maggioranza. Se nel testo base vale 70 deputati e 35 senatori, in Forza Italia c’è chi vorrebbe ridurlo o comunque renderlo meno rigido, anche per far risultare la riforma meno indigesta alle opposizioni. Il clima non è dei migliori, «c’è un po’ di confusione», ragiona una fonte azzurra commentando il vertice di partito che si è svolto oggi proprio sul tema. «Il premio previsto dal testo base è intorno al 15%. Ridurlo al 10% significa avvicinarsi a un sistema più proporzionale, perché l’elemento correttivo diventa sempre meno incisivo».

A quel punto però, ragiona ancora il forzista, l’idea stessa di mettere mano al Rosatellum in nome della stabilità sbiadisce. E torna la tentazione di tenersi stretto il sistema attuale. Se anche il centrodestra vincesse con il 43% come accaduto nel 2022, con un premio del 10% salirebbe poco sopra il 50: «Un margine del 3% che alla Camera vale 12 deputati su 400. Poi bisogna considerare ministri, sottosegretari, assenze e via dicendo: questa stabilità non la vedo», osserva.

La linea di Forza Italia

Giorgia Meloni con Matteo Salvini, Antonio Tajani e Maurizio Lupi a Catania ANSA/ UFFICIO STAMPA PALAZZO CHIGI/ FILIPPO ATTILI

Tajani, almeno pubblicamente, evita di scoprirsi sui desiderata da sottoporre agli alleati. «Ne parleremo, ne abbiamo parlato ieri molto brevemente», risponde a chi gli chiede del nuovo vertice di maggioranza a margine dell’evento con i Comitati. Poi allarga il discorso: «Siamo perfettamente d’accordo sulla politica estera, sulla politica economica, sulla politica energetica, a cominciare dal nucleare». La riforma elettorale, però, secondo il leader di Forza Italia deve essere discussa anche fuori dal perimetro della maggioranza. A patto che se ne parli «nel concreto»: «Bisogna sapere che cosa vogliono le opposizioni. Quando si sa quali sono le richieste, se ne discute. Io sono sempre pronto a discutere sui contenuti, non parliamo per slogan».

Il messaggio è doppio. Da un lato Forza Italia non vuole apparire come il partito che frena la riforma. Dall’altro spinge per mettere mano all’impianto complessivo, magari schermandosi con l’apertura al centrosinistra. «Se c’è da fare scelte condivise, perché no. Si sta in Parlamento apposta per quello», ribadisce Tajani. Anche perché la riforma deve garantire governabilità, ma senza consegnare a Fratelli d’Italia un vantaggio troppo sbilanciato dentro la coalizione in caso di sconfitta. È lo scenario che parte degli azzurri vorrebbe scongiurare.

I comitati del Sì mobilitati in vista delle politiche

A fare da cornice è l’incontro di Forza Italia con i Comitati per il Sì, nati nella campagna referendaria sulla Giustizia. Con il vicepremier ci sono anche il viceministro Francesco Paolo Sisto, i capogruppo alla Camera e al Senato Enrico Costa e Stefania Craxi, il vicepresidente di Montecitorio Giorgio Mulè. L’obiettivo è rafforzare la saldatura tra i comitati e Forza Italia, per trasformare la rete attivatasi per la riforma della Giustizia in una struttura stabile. Mobilitare e alimentare consenso in vista delle prossime politiche, sotto il vessillo delle battaglie garantiste. È l’altro pezzo della strategia azzurra. «Dobbiamo metterci dietro le spalle quello che è successo, non vogliamo che le energie dei comitati si disperdano», sottolinea Tajani, che lancia l’appello. «Consideratevi arruolati, perché siamo pronti a combattere con voi le battaglie della giustizia».

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