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Voto ai fuorisede, dopo lo stop al referendum FdI ci ripensa: sarà nella legge elettorale. Come funziona il modello «medico di base»

17 Aprile 2026 - 14:58 Luca Graziani
voto fuori sede
voto fuori sede
Dopo il via libera in commissione che ha allargato il perimetro della riforma, facendo infuriare l’opposizione, i meloniani valutano soluzioni. Il pressing di Gioventù nazionale

Fratelli d’Italia adesso vuole dare sostanza alla bandierina piantata in commissione. Dopo aver ottenuto l’allargamento del perimetro della legge elettorale anche al voto dei fuorisede, il partito di Giorgia Meloni lavora a un emendamento per provare a tradurre il tema in una proposta concreta. Non c’è ancora una bozza, né un testo pronto da depositare.

Ma dentro FdI il dossier è aperto e l’idea su cui si ragiona comincia a prendere forma: consentire ai fuorisede di scegliere in anticipo il luogo in cui votare, con un meccanismo simile a quello usato per la scelta del medico di base da parte di chi vive temporaneamente lontano dalla residenza.

La proposta

È ancora poco più di una traccia di lavoro, spiegano fonti vicine al partito, ma basta a segnare la linea che FdI intende tenere: dimostrare che il sì all’allargamento deciso il 9 aprile in Commissione Affari costituzionali non è stato un gesto strumentale, come sostengono le opposizioni e che non c’entra la polemica sullo stop al voto dei fuori residenza deciso per il referendum (dopo due anni di sperimentazione che invece ha consentito di votare). Pd, M5s e Avs continuano infatti a richiamare la legge delega sul voto ai fuorisede già approvata alla Camera e ferma al Senato. «Potrebbe essere rapidamente approvata», sottolinea la dem Simona Bonafè, che definisce il passaggio in commissione «l’ennesimo strappo istituzionale».

La lettura di FdI è opposta. Quella proposta, spiegano ambienti vicini al partito, «ha a che fare con europee e referendum, mentre sulle politiche c’è un altro impianto». Per questo, aggiungono, in commissione il centrodestra ha votato «per aprire a un ragionamento più ampio». E rivendicano: «Se c’è un barlume di speranza per il voto ai fuorisede è grazie al centrodestra». La prima sperimentazione «è stata voluta da noi», anche se sul referendum non si è riusciti ad andare fino in fondo.

Il modello medico di base

L’obiettivo adesso è arrivare a una proposta capace di sciogliere il nodo più delicato: il voto alle politiche. È su questo terreno, spiegano da FdI, che collegi, distribuzione dei seggi e meccanismi elettorali rendono tutto più complesso rispetto al tentativo fatto in occasione delle ultime europee.

Nel partito della premier il punto viene sintetizzato così: il problema non è riconoscere il diritto, ma trovare il canale tecnico per esercitarlo senza alterare il funzionamento della macchina elettorale. Per questo, in vista degli emendamenti, si lavora all’ipotesi di una scelta preventiva del domicilio elettorale, con una richiesta anticipata nel comune in cui si studia o si lavora.

È la strada evocata anche da Giovanni Donzelli, che parlando a Will ha indicato come possibile soluzione proprio quella di «dare la possibilità di scegliere precedentemente» la sede di voto. Una sorta di «registrazione temporanea», valida per un periodo definito, che consentirebbe di votare lontano dalla residenza. In FdI il parallelismo è con altri diritti e servizi territoriali già riconosciuti a chi vive fuori casa, a partire dal medico di base.

Il ruolo di Gioventù nazionale

«Per noi c’è il massimo interesse, arriverà il momento», assicura ad Open il capogruppo in Commissione Affari costituzionali Alessandro Urzì. Una linea su cui battono anche esponenti del mondo giovanile vicino a FdI. Andrea Piepoli, dell’esecutivo nazionale di Gioventù Nazionale, sottolinea «l’impegno del movimento sul voto ai fuorisede». È in atto un pressing sul partito nazionale per individuare una soluzione, ma anche un tentativo di rilancio comunicativo dopo una «campagna referendaria in cui la questione è stata mistificata».

Tra lunedì e martedì, infatti, è previsto un sit-in in piazza Montecitorio per rivendicare l’azione del governo e contestare quella che viene definita una «retorica falsa e pregiudiziale da parte della sinistra». «Se esiste ancora uno spazio per discutere del voto ai fuorisede bisogna ringraziare il centrodestra», è il messaggio su cui si punta ad insistere.

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