La prima volta di Laura Ravetto contro l’ex leader Salvini. Alla Camera per Futuro Nazionale: «Ministro, mi parli delle case agli stranieri»

Dai banchi della Camera arriva un nuovo affondo di Futuro nazionale contro Matteo Salvini, su un terreno simbolico per la vecchia Lega: lo slogan «prima gli italiani». Durante il question time, i deputati vannacciani mettono nel mirino il ministro delle Infrastrutture provando a inchiodarlo sull’assegnazione delle case popolari, a loro dire troppo sbilanciata a favore degli stranieri. Un regolamento di conti interno alla destra, che contribuisce ad alzare la tensione mentre non si fermano le voci su nuove fuoriuscite dalla maggioranza verso il partito del generale.
Ravetto attacca sugli alloggi popolari
La scena, in Aula, dice molto. Laura Ravetto, passata da poco dalla Lega al movimento di Roberto Vannacci, prende la parola per il suo primo question time da ex salviniana. È lei, cofirmataria dell’interrogazione con Edoardo Ziello, a chiedere al governo iniziative per garantire una corsia preferenziale ai cittadini italiani nell’assegnazione degli alloggi di edilizia residenziale pubblica. Ravetto attacca sui numeri: «La componente straniera è dell’8,5% rispetto ai residenti eppure l’assegnazione di alloggi di edilizia residenziale pubblica è superiore a favore degli stranieri rispetto agli italiani del 40% in alcune aree territoriali, con picchi del 50% in alcuni Comuni».
Secondo la deputata, la sproporzione dipenderebbe «dall’applicazione dei criteri che sono per lo più quelli dell’Isee o del numero di figli», criteri che andrebbero «tutti a favore dei non comunitari o neo comunitari». Ravetto prevede già la difesa del governo: «potrebbe pararsi dietro l’argomentazione che questa assegnazione compete alle Regioni, ma sappiamo bene che è lo Stato che ha la competenza esclusiva delle linee guida nell’individuazione dei criteri».
La risposta di Salvini
Salvini, seduto nei banchi del governo, parlotta con i deputati della Lega. Poi risponde, prudente. Rivendica il Piano casa e l’«imminente nomina del commissario»: «L’obiettivo è entro un anno mettere sul mercato60mila alloggi popolari residenziali, il più grande intervento riservato all’edilizia residenziale pubblica e sociale degli ultimi decenni». Quindi si scherma dietro i limiti e le competenze del ministero: «Sono divise tra Comuni e Regioni e da autonomista rispetto le autonomie locali e non voglio centralizzare nulla».
Il vicepremier ricorda che «dove governano Lega e centrodestra sono state approvate diverse leggi regionali» per dare priorità «a chi da più anni è residente o cittadino». Ma poi cita la Consulta e ironizza sulla sinistra: «Qualcuno sarà contento… in sei successive sentenze riguardanti le legislazioni di Regione Liguria, Veneto, Piemonte, Toscana, Friuli Venezia Giulia e Trento ha bocciato i criteri della cittadinanza e della residenza da più anni». Una strada però resta aperta, sottolinea Salvini per parare i colpi del generale: «Dal centrodestra non escludo che ci possano essere linee guida in ossequio delle sentenze della Consulta». Poi prova ad allargare il campo, rivendicando il fondo per gli affitti dei genitori separati: «Ho chiesto ai tecnici di eliminare il criterio dell’Isee e mettere la dichiarazione dei redditi, per eliminare qualche furbetto che altrimenti ne approfitta. Quest’anno conto di dare i primi 5mila assegni».
Ziello: «Prima gli italiani, ma non lo state facendo»
La replica, tutta politica, è affidata a Ziello. L’ex leghista non si accontenta: «La normativa è statale», dice, e le linee guida «che permetterebbero a lei di invitare i presidenti di Regione a inserire dei criteri per l’attribuzione dei punteggi» può inviarle direttamente il ministero, «visto che le ultime risalgono al 2008 ed è una vergogna». Poi sferra il colpo, accusando il suo ex segretario di aver lasciato indietro «quelle famiglie italiane che attendono un posto» in cima alle graduatorie e che «per colpa sua e della sua inefficacia si vedono sempre superare da cittadini stranieri».
Il richiamo è alla vecchia stagione leghista: «In questi quattro anni pensavamo che avesse fatto un lavoro certosino al ministero, funzionale ai cittadini italiani che aspettano da anni un alloggio di edilizia residenziale pubblica. Eppure non ha fatto niente. Ricordavo un Salvini che riempiva le piazze con “prima gli italiani”, portando la Lega a oltre il 30% dei consensi». Dai banchi leghisti intanto parte l’applauso a sfottò. «Per noi di Futuro nazionale, con il generale Vannacci, gli italiani devono essere messi veramente prima di tutto all’interno delle graduatorie pubbliche, cosa che lei non sta facendo. E noi le staremo addosso col fiato sul collo, perché la staneremo anche su questa dimostrazione di incoerenza».
La mossa dei vannacciani
Salvini, in Transatlantico, svicola davanti ai cronisti che gli chiedono delle mosse del generale: «Buon lavoro». Lavoro che dalle parti di Vannacci, intanto, si è fatto febbrile. L’obiettivo, con la Lega che perde pezzi, è occupare il campo della destra identitaria e senza compromessi. Sempre sulla casa, nei giorni scorsi i deputati vannacciani hanno depositato la loro prima proposta di legge per istituire un ministero ad hoc per le politiche abitative. Un modo per marcare stretto il vicepremier.
La casa, infatti, è uno dei dossier su cui il leader leghista puntava per rilanciare l’azione di governo, mentre i sondaggi languono e la concorrenza si fa sempre più rumorosa. Il question time di oggi è uno dei primi effetti della nuova ‘agibilità’ parlamentare conquistata dai deputati fedeli al generale con la nascita della componente “Futuro Nazionale-Free” nel gruppo Misto della Camera: più spazio negli interventi, nelle discussioni e nelle sedute di sindacato ispettivo. Una visibilità ottenuta appoggiandosi al simbolo di Free, lista presente alle Politiche del 2022 e rimasta allo 0 per cento, con appena 829 voti. Non un dettaglio per un partito nato fuori dal Parlamento, cresciuto nell’emiciclo grazie ai cambi di casacca. Lo spettro di un nuovo travaso leghista, intanto, agita la maggioranza: per tutto il giorno, tra i corridoi di Montecitorio, impazza il toto-nomi per restringere la rosa dei nuovi indiziati.

