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Vannacci, Ranucci, Trump e Roggero: Giorgia Meloni e l’alleanza impossibile «con chi ti vota contro»

22 Luglio 2026 - 05:41 Alba Romano
giorgia meloni
giorgia meloni
La premier all'attacco: tolleranza zero per chi sfascia tutto, voglio governi stabili, la sinistra gli inciuci. Poi il ricordo di Montanelli
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Tolleranza zero per chi sfascia tutto. Io voglio governi stabili, la sinistra gli inciuci. E su Vannacci: se ci vota contro non può esserci un’alleanza. Giorgia Meloni rilascia oggi una lunga intervista a Tommaso Cerno per Il Giornale, che si apre con il 25ennale della morte di Indro Montanelli: «È stato descritto in tantissimi modi. Anticonformista, irregolare, controcorrente. Ed era certamente tutto questo. Ma io penso che una delle caratteristiche che più gli si addice sia il coraggio. Perché la scelta di fondare il Giornale nel 1974 è stato un atto di straordinario coraggio, in uno dei momenti più difficili della storia repubblicana: gli anni di piombo. Montanelli squarciò un velo nel mondo dell’informazione. Sfidò a viso aperto chi non concepiva l’idea che potesse esserci una voce alternativa al conformismo dell’epoca. Diede voce a quella “maggioranza silenziosa” che chiedeva di essere rappresentata e rispettata».

Meloni e Montanelli

La premier continua: «Le Brigate Rosse gambizzarono Montanelli, e chi all’epoca si faceva sorprendere con una copia del quotidiano sottobraccio rischiava di essere aggredito. Purtroppo, ancora oggi, in alcune università, se ti fai vedere col Giornale puoi avere problemi. Perché la sinistra, di ieri e di oggi, ha una concezione tutta sua della libertà: sei libero, ma solo se pensi e dici quello che loro ti permettono di dire. Ti escludono dalle fiere librarie se non sottoscrivi i loro surreali “patentini”, attaccano i giornalisti non allineati perché fanno domande scomode, sperano nel fallimento di quelle testate che non si adeguano ai diktat della “redazione unica”. Noi siamo orgogliosamente diversi, e crediamo nella vera libertà».

Mario Roggero

Su Roggero «è evidente a tutti, tranne che alla sinistra, che c’è una questione di proporzionalità delle pene che vengono comminate. Non si possono dare otto anni ad un pedofilo o meno di dieci anni in casi di stupri di gruppo e poi condannare un comune cittadino di 72 anni a passare il resto dei propri giorni in carcere, perché ha reagito ad una banda di rapinatori che avevano assaltato il suo negozio, minacciando di morte lui e la sua famiglia. Come si può chiedere ad un comune cittadino di avere, in un contesto di alto pericolo, stress e picchi emotivi, il sangue freddo necessario per capire quando è venuto meno il pericolo, o che la minaccia è cessata? Sono situazioni difficili da gestire anche per i professionisti addestrati a questo, figuriamoci per un normale cittadino. Non si può non tenere minimamente conto di questo».

I risarcimenti

Poi Meloni parla della nuova norma sui risarcimenti: «È un provvedimento di buon senso, per scongiurare la possibilità che una persona che si è difesa possa essere condannata due volte, rischiando anche di perdere il frutto del lavoro di una vita intera e di finire sul lastrico. Tradotto: se entri in casa mia per rapinarmi, sequestrarmi o aggredire me o la mia famiglia e mentre lo stai facendo subisci un danno perché io ho reagito, io risponderò delle eventuali responsabilità penali ma tu in ogni caso non hai diritto a chiedere alcun risarcimento in sede civile. Non si può tollerare che chi delinque abbia più tutele di chi subisce un infortunio sul lavoro».

Fakir e Lepore

Quindi la presidente del Consiglio parla del presidio di Matteo Lepore a Bologna dopo la morte di Fakir: «Ho trovato irresponsabile l’idea del Sindaco Lepore di chiamare la piazza all’indomani di quella tragedia, senza che ci fosse stato neanche modo di appurare le eventuali responsabilità. Era evidente che quella scelta sarebbe suonata come una condanna a priori delle Forze dell’Ordine e un ottimo pretesto per i soliti noti dei centri sociali e del mondo antagonista di mettere a ferro e fuoco Bologna, alimentare lo scontro sociale, aggredire la Polizia e seminare violenza in città. Fa molto riflettere, poi, che la sinistra non sia mai scesa in piazza per esprimere solidarietà in occasione del decesso in servizio di un agente delle Forze dell’Ordine».

Donald Trump

C’è anche un discorso su Donald Trump: «Sono stata più volte definita una ‘patriota occidentale’, e questa definizione non mi dispiace affatto. Sono convinta che l’unità dell’Occidente sia indispensabile per affrontare le sfide globali di questa difficile epoca. E questa non è una strategia che ho messo in campo con l’arrivo di Trump alla Casa Bianca: l’ho fatto con tutti gli interlocutori che avevo di fronte. Perché penso che rafforzare il rapporto tra Italia e Stati Uniti e consolidare l’unità dell’Occidente sia nell’interesse nazionale italiano ed europeo».

Vannacci

Infine, su Vannacci: «Il centrodestra si presenta per quello che è sempre stato: una coalizione di persone e movimenti che stanno insieme per scelta, con un progetto per l’Italia che viene prima dei loro destini personali. Non è un cartello messo insieme il giorno prima del voto con chi, fino al giorno prima, ha cercato di affossarti in ogni modo. Quello è il metodo della sinistra, e non ha funzionato alla prova del governo. E mi rendo conto che non sarebbe serio proporre un’alleanza da parte di chi ha sempre votato contro la fiducia a questo governo, per mandarlo a casa».

E su Ranucci: «Non ho sentito scuse, e non me lo aspetto. Quello che si è sentito, però, molto forte è l’imbarazzato silenzio della sinistra e di quella parte della stampa che ha alimentato quei surreali teoremi».

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