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Marco Rubio da Giorgia Meloni, il regalo di Tajani sui parenti italiani e l’abbonamento all’app di lingue scaduto: «Ma vi capisco benissimo» – Il video

08 Maggio 2026 - 13:20 Giovanni Ruggiero
Il siparietto alla Farnesina sugli antenati piemontesi del Segretario di Stato americano. Il faccia a faccia sulle minacce di Donald Trump sulla guerra commerciale e le speranze sul cessate il fuoco in Iran
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Una stretta di mano, due baci e quel «Come stai?» in italiano pronunciato dalla premier all’ingresso a palazzo Chigi. È così che Giorgia Meloni ha accolto il segretario di Stato Marco Rubio nella Sala dei Galeoni, in quella che fonti diplomatiche citate dal Corriere della Sera hanno definito una visita di cortesia. Ad attendere il capo della diplomazia americana nel cortile d’onore c’era il consigliere diplomatico della presidente, Fabrizio Saggio; nella delegazione statunitense figurava anche l’ambasciatore a Roma, Tilman J. Fertitta. L’appuntamento era stato anticipato da un clima teso per le critiche di Donald Trump, che nei giorni scorsi aveva accusato Roma di scarso impegno sul dossier iraniano. A pesare, soprattutto, due nodi: la crisi nello Stretto di Hormuz e la situazione in Libano.

Meloni dopo l’incontro con Rubio

«Ho ricevuto oggi con piacere il Segretario di Stato americano Marco Rubio a Palazzo Chigi – scrive Meloni sui social – Abbiamo avuto un ampio e costruttivo confronto, durante il quale abbiamo affrontato numerose questioni, dai rapporti bilaterali tra Italia e Stati Uniti fino alle principali questioni internazionali, tra cui la crisi in Medio Oriente, la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz, la stabilizzazione della Libia e il processo di pace in Libano e in Ucraina. Un dialogo franco, tra alleati che difendono i propri interessi nazionali ma che sanno entrambi quanto sia preziosa l’unità dell’Occidente».

Bilaterale alla Farnesina: cosa si sono detti Rubio e Tajani

Prima di salire dalla premier, il segretario di Stato aveva fatto tappa alla Farnesina per il faccia a faccia con il vicepremier Antonio Tajani. Un colloquio durato oltre un’ora, mezz’ora in più rispetto al programma, definito dal titolare degli Esteri «una riunione positiva». Secondo quanto riferito dallo stesso Tajani in conferenza stampa, è finito sul tavolo praticamente tutto il dossier internazionale: Medio Oriente, con la disponibilità italiana a impiegare la Marina Militare per attività di sminamento una volta raggiunto un cessate il fuoco stabile; il ruolo di Roma in Libano, anche in vista del dopo Unifil; la transizione in Venezuela e a Cuba; il capitolo africano e quello delle materie prime. Sull’Iran, ha riferito ancora il vicepremier, Rubio ha confermato che Washington «sta aspettando la risposta» di Teheran. Sui dazi solo un cenno, vista la materia che esula dalle competenze del segretario di Stato: «Non vogliamo guerre commerciali», la posizione ribadita dal ministro, che su X ha poi parlato di un «legame indissolubile» tra i due Paesi e ha rilanciato la nuova Coalizione di Roma per garantire stabilità ai mercati alimentari globali.

Le origini piemontesi di Rubio: il regalo di Tajani e la battuta su Babel

Il momento più curioso della giornata è arrivato però quando al segretario di Stato è stato consegnato l’albero genealogico della sua famiglia. A porgerglielo, oltre a Tajani, sono stati il presidente della Regione Piemonte, Alberto Cirio, e il sindaco di Casale Monferrato, Emanuele Capra: la ricerca, condotta fra archivi municipali e curia, certifica le radici monferrine del capo della diplomazia americana. «La vogliamo come nostro ospite in Piemonte, perché il Piemonte è la sua casa», ha detto Cirio. Rubio, figlio di immigrati cubani, ha ringraziato in inglese e poi è passato allo spagnolo, spiegando che la lingua è abbastanza vicina all’italiano da permettergli di capire il collega Tajani senza ricorrere alla traduzione. Quindi la promessa, accompagnata da una battuta che ha strappato un sorriso ai cronisti: «Il mio abbonamento a Babel è scaduto, devo rinnovarlo». E ancora: «La prossima volta che tornerò in Piemonte parlerò in italiano». L’auspicio, ha aggiunto, è che quel documento possa diventare «un’ispirazione» per lavorare insieme in futuro.

Rubio: «Con Meloni non abbiamo parlato di basi»

Il segretario di Stato, nella conferenza stampa al termine degli incontri a Roma, ha affermato di non aver discusso del ritiro delle truppe statunitensi dall’Italia con la prima ministra Giorgia Meloni. Rubio afferma di essere un «forte sostenitore della Nato», ma «alcuni Paesi europei», come la Spagna, «ci hanno negato l’uso di quelle basi per un’emergenza molto importante», il che «ha creato alcuni pericoli inutili» per gli Stati Uniti impegnati nell’offensiva contro l’Iran. Sulla guerra in Medio Oriente, il capo della diplomazia Usa ha dichiarato che l’Italia «può fare qualcosa in più nel dare un contributo per risolvere la situazione del Libano, per la sua expertise e la sua presenza sul territorio», ha detto nel corso di un punto stampa a Roma. Sull’Iran? «Vedremo cosa succederà – ha proseguito -, ci sarà uno sviluppo nelle prossime ore sono frammentati ma spero davvero in una proposta seria da parte loro». Sul colloquio avuto con Leone XIV ieri, giovedì 7 maggio, Rubio ha sottolineato il «rapporto molto forte» con il Vaticano e che «questo viaggio era stato pianificato molto tempo prima», degli attacchi di Trump nei confronti del Pontefice.

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