Regeni, Tajani sulla sentenza: «Condannate tre persone, non l’Egitto». Le opposizioni insorgono: «Negazionismo indecente, si dimetta» – Il video
«Parole indecenti», «negazionismo agghiacciante», fino alla richiesta di dimissioni. Le opposizioni si scagliano contro il ministro degli Esteri Antonio Tajani per le dichiarazioni sulla sentenza Regeni, secondo cui «sono state condannate tre persone, non l’Egitto». Interpellato oggi a margine di un evento, Tajani aggiusta il tiro e si dice «stupito dalle polemiche». «Mi sono limitato a fotografare la sentenza di ieri», replica. La Corte ha condannato a dieci anni tre 007 egiziani per il sequestro, ma non per l’omicidio, del ricercatore italiano, mentre un quarto imputato è stato assolto. «E proprio perché è una sentenza limitata, perché non ci dice chi sono gli assassini di Regeni – prosegue Tajani -, noi vogliamo che si faccia piena luce su questo. Vale più l’azione diplomatica che il clamore, perché non abbiamo mai rinunciato a insistere con le autorità egiziane, in ogni incontro, su quello che per noi è fondamentale: scoprire la verità». Le motivazioni della sentenza dovranno essere depositate entro 90 giorni.
Le opposizioni all’attacco
La replica più dura arriva dalla segretaria del Pd Elly Schlein, presente ieri al sit-in davanti al tribunale. «Tajani ha perso un’altra occasione per tacere ed evitare imbarazzo al Paese. Nessuno può più negare la responsabilità del regime di Al Sisi», ha dichiarato, definendo «molto gravi» le parole del ministro, pronunciate proprio mentre la giustizia compie «un importante passo avanti» dopo dieci anni di battaglia per la verità da parte della famiglia Regeni e grazie allo «sforzo encomiabile della Procura». Ora, secondo Schlein, il compito del governo è «far rispettare ed eseguire la sentenza emessa». Un passaggio tutt’altro che scontato, anche alla luce della decisione delle difese dei tre 007 egiziani di impugnare la sentenza in Appello.
La richiesta di dimissioni
Dura anche la reazione dei leader di Avs. Per Nicola Fratoianni, le parole di Tajani rappresentano «l’ennesima toppa peggiore del buco» e, a questo punto, «dovrebbe soltanto dimettersi». Il leader di Sinistra italiana chiede inoltre al governo di chiarire «cosa intende fare l’Italia perché la sentenza sul sequestro di Giulio Regeni sia eseguita». Il governo Meloni, sostiene il leader di Avs, dovrebbe «pretendere innanzitutto dalle autorità egiziane che i 3 condannati siano consegnati al nostro Paese e che sia erogato il risarcimento». Sul fronte dell’indennizzo, i giudici hanno disposto una provvisionale immediatamente esecutiva a carico dei tre condannati, assenti in aula: 200mila euro ciascuno per il padre e la madre di Regeni, 100mila euro per la sorella Irene e 150mila euro per la Presidenza del Consiglio dei ministri.
Per il segretario di +Europa, Riccardo Magi, si tratta invece di parole che «fanno rabbrividire e trapelano un certo negazionismo del governo rispetto alle responsabilità degli apparati del Cairo: non erano tre persone a caso, erano agenti dei servizi segreti egiziani, che il regime di Al-Sisi ha coperto, tanto che il processo che ha portato alla loro condanna si è svolto in contumacia», conclude. Le opposizioni unite, Pd, M5S e Avs (ma anche Azione), hanno chiesto a Tajani un’informativa urgente per sapere cosa intende fare il governo per dare attuazione alla pronuncia e quali rapporti si avranno d’ora in poi con l’Egitto.
Il silenzio del Cairo sulla sentenza
Intanto, nessun commento sulla sentenza di Regeni è apparso sulla stampa egiziana né è arrivato, almeno finora, dalle istituzioni. Silenzio anche sui siti e sui social egiziani e arabi. La vicenda, per Il Cairo, si era chiusa di fatto all’apertura del processo di cui non ha riconosciuto la legittimità e, di conseguenza, neanche la sentenza. Ed è da cinque anni che il caso è scomparso dai media.
Foto copertina: ANSA/FABIO FRUSTACI | Il ministro degli Esteri Antonio Tajani durante il primo congresso Regionale di Forza Italia, Roma 26 settembre 2026

