Caso Ramy, l’amico Fares vuole un risarcimento dai carabinieri. Verso la richiesta al ministero della Difesa: «Fu speronamento volontario»

La difesa di Fares Bouzidi vuole chiamare in causa lo Stato per la morte di Ramy Elgaml. I legali del 23enne che guidava lo scooter la notte dell’incidente chiederanno alla giudice di citare il ministero della Difesa come responsabile civile per gli eventuali danni. La richiesta è emersa giovedì 24 settembre, all’avvio dell’udienza preliminare sul caso del 19enne morto il 24 novembre 2024 al termine di un inseguimento di circa otto chilometri con i carabinieri.
La richiesta di risarcimento al ministero della Difesa
«Chiederemo l’autorizzazione alla giudice a citare il ministero della Difesa come terzo responsabile civile per i danni», ha spiegato l’avvocato Marco Romagnoli, che assiste Bouzidi insieme alla collega Debora Piazza. La richiesta riguarderà anche le assicurazioni delle auto dei carabinieri coinvolte nell’inseguimento. Una scelta simile potrebbe essere fatta anche dai legali della famiglia di Ramy, costituita parte civile nel procedimento. La difesa di Bouzidi ha annunciato inoltre che si costituirà per le lesioni contestate al carabiniere Antonio Lenoci ai danni del 23enne e per le accuse di falso e depistaggio contestate ad alcuni dei militari. Il militare è accusato dalla Procura di Milano di omicidio stradale con «eccesso colposo nell’adempimento del dovere».
La difesa di Fares insiste sullo «speronamento volontario»
I legali di Bouzidi continuano a sostenere che la morte di Ramy debba essere qualificata come omicidio volontario. La loro tesi si basa anche su una nuova consulenza di parte realizzata dalla ong francese Index, secondo cui lo scooter sarebbe stato speronato volontariamente dall’auto dei carabinieri. La difesa parla di dolo eventuale, ossia «l’accettazione del rischio del verificarsi dell’evento morte». Una ricostruzione contestata dalla difesa di Lenoci, che depositerà una propria consulenza per sostenere l’assenza di responsabilità del carabiniere. Secondo i pm Giancarla Serafini e Marco Cirigliano, il militare avrebbe mantenuto una distanza e una velocità non adeguate a evitare una collisione con lo scooter, tenendo una condotta di guida ritenuta «sproporzionata».
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Anche Bouzidi è accusato di concorso in omicidio stradale. Nel procedimento figurano altri sei carabinieri, accusati a vario titolo di favoreggiamento, depistaggio e falso. Sarà la giudice dell’udienza preliminare a stabilire se gli otto imputati dovranno andare a processo. L’udienza davanti alla gup di Milano Tiziana Landoni è stata subito rinviata al 6 novembre per l’astensione nazionale degli avvocati, in programma fino al 29 settembre. Un’altra data è stata fissata per il 21 dicembre.

