Chi è il 20enne che ha confessato di aver violentato un 12enne nel parco dell’Arrivore a Torino

Il 20enne di origini egiziane ha confessato. Ha ammesso di aver abusato sessualmente di un bambino di 12 anni nel parco dell’Arrivore a Torino. Si tratta, spiega La Verità, di un senza fissa dimora che ha precedenti penali contro il patrimonio. Ora è accusato di violenza sessuale aggravata. E agli investigatori ha detto: «In quel momento ero sotto l’effetto di droga». Era sottoposto all’obbligo di firma per i precedenti ma dal giorno della violenza non si è più presentato in commissariato.
La ricostruzione
Il 20enne ha provato ad avvicinare il 12enne con la scusa del monopattino. Da lì sono andati al parco dell’Arrivore. Subito dopo i due si sono recati in un minimarket. Le immagini delle telecamere di sorveglianza lo hanno immortalato. Lì si è allontanato quando sono arrivati gli amici del 12enne. Ora è rinchiuso nel carcere Lorusso e Cutugno di Torino in attesa dell’udienza di convalida del fermo. Le indagini sono coordinate dal pm Eleonora Guerra della procura di Torino. La Stampa invece parla con la madre del ragazzino: «Al parco mio figlio ha provato a scappare, ad andare via. Conosce bene quell’area e pensava di riuscirci. Invece quel mostro è riuscito a bloccarlo. Mio figlio piangeva, mi ha detto che ha avuto paura di morire, mentre quello gli diceva di stare zitto».
La madre
«Ero alterato. Ero sotto l’effetto di stupefacenti», ha detto, assistito dall’avvocata Stefania Giordano. La madre racconta che è stata chiamata «da alcuni conoscenti, mi hanno detto di tornare a casa. Ma io ero appena scesa dal pullman e ho visto arrivare mio figlio con i suoi amici. Ho capito subito che era successo qualcosa di grave. Erano sconvolti. Mio figlio continuava a piangere. Non riusciva nemmeno a parlare. Guardava l’amico e gli chiedeva di riferirmi lui quello che era successo». Poi: «Ho capito, ma non fino in fondo all’inizio. Subito ho detto agli amici di mio figlio di andare a casa, erano sconvolti. Poi, insieme ad alcuni residenti del quartiere abbiamo provato a capire se quel mostro era ancora nelle vicinanze».
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L’adescamento
La donna racconta che il 20enne «ha adescato mio figlio nel cortile di casa, mentre giocava con degli amici. Mio figlio ha visto che con alcuni bambini quel ragazzo aveva più confidenza. Chiedeva a tutti se volessero fare un giro sul suo monopattino nuovo: qualcuno è salito e ha fatto un giro intorno alla rotonda che abbiamo in cortile. C’erano anche degli adulti, nessuno ha pensato che potesse essere pericoloso. Vedendo gli altri, mio figlio ha accettato di salire sul monopattino. E se l’è portato via».
L’ha portato al parco e poi gli ha offerto la merenda: «Mio figlio non è riuscito a scappare, ci ha provato ma è stato bloccato. Poi, l’ha seguito fino al mini market. È rimasto immobile, non ha più reagito: non ci riusciva». Quando è scappato «gli amici di mio figlio hanno seguito la sua posizione con il cellulare e sono andati al mini market. Sono a quel punto, il mostro è scappato. Dentro di me sono arrivata a ringraziarlo perché non l’ha ammazzato e lasciato lì: nello schifo di quello che è successo, ho avuto paura di perderlo, poteva finire ancora peggio».

