La macumba di Lavitola contro il socio nelle carte dell’ex moglie alla procura

Una macumba per un socio riottoso. Poco prima di finire in carcere con l’accusa di aver architettato l’attentato a Sigfrido Ranucci a Pomezia Valter Lavitola stava approntando una pratica religiosa afro-brasiliana nei confronti di Benjamin Chimutengo, l’ex socio in Zimbabwe. Che aveva iniziato una battaglia legale contro il faccendiere e i suoi collaboratori. L’aveva affidata al suo macumbero di fiducia, Ivan Bonela. Che compare nelle intercettazioni dell’ordinanza come un factotum brasiliano. E aveva anche preparato un pacco con la sua camicia sudata e la federa del cuscino su cui aveva dormito la notte precedente e le aveva inviate a Ivan. Sperando in un suo intervento.
La macumba di Lavitola
A raccontare l’aneddoto è oggi Libero in un articolo a firma di Giacomo Amadori. Le mail e i messaggi che l’imprenditore del Cefalù Bistrò si è scambiato con Bonela sono nell’esposto contro l’ex compagno presentato da Natalia Potenza ai pm di piazzale Clodio che indagano sulla bomba. Giovedì 6 agosto Lavitola ha anche aperto una partita Iva per denunciare al fisco le sue attività di consulenza imprenditoriale. A giugno come intermediario aveva partecipato alla cessione della Frosini srl, società proprietaria di un podere con mille ettori di terreno a Bergamo all’impresa di costruzioni Macos, di proprietà dell’italo-rumeno Marius Neagu. Ha anche firmato un contratto nel settore della comunicazione e delle relazioni internazionali con B.G. media srl, con sede legale in Romania, per un importo forfettario anticipato di 90.000 euro.
L’incarico di consulenza
L’azienda sarebbe titolare di «attività editoriali e televisive, incluse una televisione e un giornale operanti in Romania» e vorrebbe «sviluppare una rete internazionale di collaboratori e relazioni in vari Paesi del mondo». Lavitola aveva un «incarico di consulenza strategica internazionale». Ma l’accordo datato 13 giugno 2026 era firmato solo da lui. Tra le bozze depositate in Procura c’è pure un contratto di sovvenzione da 100.000 euro (50 alla firma e 50 a tre mesi) che la Business solutions Srl (società collegata alla Macos) avrebbe garantito a una delle società africane che operano nel settore dei carbon credit sotto la regia di Lavitola: la Future awaits Cameroon Sarl di Gomes Clesio Tavares.
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Le preghiere di Natalia
Il primo luglio scorso, quando il Tribunale di Sorveglianza di Napoli doveva decidere se fargli scontare una pena definitiva 2 anni e 1 mese fuori dal carcere, Lavitola inviò alla compagna una foto dei giudici con la frase «per dire preghiera». Potenza gli risponde che nel portafogli ha una medaglietta del pio medico condotto e latifondista Pancho Sierra, «il gaucho santo». E lo consiglia: «Tienila con te in mano».
L’audizione di Pulcini
Intanto ieri il costruttore Daniele Pulcini è stato ascoltato per otto ore come persona informata sui fatti dai carabinieri del nucleo investigativo di Roma. L’imprenditore con alcuni trascorsi per Mafia Capitale è proprietario delle mura del ristorante-pescheria di viale dei Quattro Venti. Ranucci ha partecipato a una cena in cui Pulcini e Lavitola hanno parlato dell’ipotesi di acquistare il locale. Il Corriere della Sera scrive che come trapelato nei giorni scorsi l’incontro con i Pulcini avveniva durante la messa a punto di una puntata di Report dedicata alle vicissitudini finanziarie di Banca Progetto nella quale era citato anche l’assessore capitolino Alessandro Onorato, grande amico dei costruttori. Quella puntata, ha fatto di recente sapere la Rai, benché pronta, non è mai stata trasmessa. Ranucci ha spiegato che si è trattato di una scelta editoriale e che l’inchiesta doveva andare in onda nella prossima stagione di Report.

