Valditara e gli immigrati nelle classi: «Mi preoccupa la fuga dei bianchi dalla scuola»

«Il fenomeno del white flight , letteralmente la fuga dei bianchi, mi preoccupa molto: c’è a livello mondiale ma riguarda anche l’Italia. Se riduciamo a percentuali equilibrate la presenza di studenti che non parlano la nostra lingua, gli altri studenti potrebbero tornare. Per questo trovo senza costrutto le polemiche della sinistra: qui c’è il rischio di scivolare verso l’Alabama degli anni ’50, con le scuole ghetto, quelle della segregazione». A dirlo è il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara in un’intervista al Corriere della Sera. Il governo Meloni ha promesso classi con un tetto al numero di immigrati nelle scuole.
Il tetto e le classi
Valditara dice che il provvedimento è pronto: «Stiamo lavorando agli ultimi dettagli ma avrà come elemento centrale la conoscenza dell’italiano e ci saranno criteri oggettivi per stabilire a chi si applica. I limiti non si applicheranno agli studenti che hanno frequentato la scuola dell’infanzia ed entrano in prima elementare o a quanti hanno frequentato positivamente alcuni anni di scuola, perché si può pensare che abbiano acquisito una certa conoscenza dell’italiano». Le nuove regole riguarderanno «le classi con più del 20 per cento di studenti stranieri neo-arrivati che non conoscono la nostra lingua sono poco meno di mille, per lo più alle elementari. Per queste abbiamo formato e assunto docenti specializzati. Sono invece 34 mila quelle con almeno il 30% di alunni stranieri, ma come ho detto la norma riguarderà solo quelli che non conoscono adeguatamente la nostra lingua».
Una legge e non una circolare
Il limite è già previsto, ma secondo Valditara le cose cambieranno perché «la nostra è una legge e non una circolare e sarà cogente. Attribuiamo un ruolo di coordinamento agli uffici scolastici territoriali che potranno spostare gli studenti in eccesso ad altra scuola di prossimità, come già avviene oggi per gli studenti italiani in sovrannumero. Non sarà più possibile l’inerzia. Inoltre prevediamo un preciso modello organizzativo». E spiega: «È chiaro che ci sarà la possibilità di una deroga laddove non sarà possibile spostarli in scuole vicine, ma la norma è cogente. Per questi casi è previsto uno stanziamento di alcuni milioni per assumere docenti per potenziare l’italiano degli stranieri che restano nella stessa scuola. Non stiamo facendo annunci, ma costruendo un sistema concepito per funzionare».
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La fuga dei bianchi
Valditara parla della fuga dei bianchi dalla scuola: «Se riduciamo a percentuali equilibrate la presenza di studenti che non parlano la nostra lingua, gli altri studenti potrebbero tornare. Per questo trovo senza costrutto le polemiche della sinistra: qui c’è il rischio di scivolare verso l’Alabama degli anni ’50, con le scuole ghetto, quelle della segregazione». E aggiunge: «Uno studio dell’Ocse dice che le scuole con una concentrazione troppo alta di stranieri che non conoscono la lingua presentano indicatori di benessere scolastico meno favorevoli. Uno dei fattori chiave per migliorare questa condizione è l’apprendimento della lingua di scolarizzazione. Se vogliamo l’integrazione, che i giovani si inseriscano nella nostra società e conoscano i nostri valori, dobbiamo puntare sull’italiano».
Burqa e Niqab
Infine, il divieto di burqa e niqab. «È una questione di civiltà, mi dispiace per chi fa polemiche, ma il burqa è il simbolo della mentalità patriarcale violenta che considera la donna una non persona e che noi come Lega abbiamo sempre avversato. I nostri valori dicono che la libertà della donna non è negoziabile». E infine: «Chi non le manda a scuola, grazie al decreto Caivano, rischia fino a due anni di galera. E i magistrati possono togliere la potestà genitoriale».

