Ultime notizie Festival di OpenGoverno MeloniMedio OrienteScuolaSigfrido Ranucci
ATTUALITÀArmiCuneoFurtiInchiesteLegittima difesaOmicidiPiemonteSparatorieTentato omicidio

I 13 spari, le torce, la direzione dei colpi: perché Roberto Mollo è indagato per omicidio

22 Settembre 2026 - 05:33 Alessandro D’Amato
roberto mollo spara ladri legittima difesa omicidio volontario
roberto mollo spara ladri legittima difesa omicidio volontario
Il camionista che ha ucciso il ladro Gjovalin Lazri ha direzionato i colpi verso la banda. Contestati anche altri tre tentati omicidi. L'autopsia decisiva e le telecamere che mancano
Google Preferred Site

Roberto Mollo, camionista di Baldissero d’Alba, ha sparato per 13 volte con la sua Beretta calibro 9 contro i ladri che fuggivano dal cortile del suo cascinale. Uccidendo Gjovalin Lazri, colpito al collo e alla spalla. I colpi sono partiti a 30-40 metri di distanza. E non era buio, la banda aveva le torce. Per questo, anche se lui ha detto di aver fatto fuoco al buio e per paura, il sospetto è che abbia sparato in quella direzione. Per questo adesso il 35enne di Cuneo è indagato per omicidio volontario.

La chiamata al 112

«Ho i ladri in casa, mi sono difeso e adesso ce n’è uno a terra. Ho avuto paura», ha detto Mollo nella chiamata al 112 secondo la ricostruzione del Corriere della Sera. Ha appena sparato 13 colpi su 15 e uno di questi ha colpito Lazri tra il collo e la spalla a 30 metri dal balcone. La procuratrice aggiunta Laura Deodato affiderà l’autopsia sul corpo del 36enne albanese al medico legale Valentina De Biasio. Poi verrà richiesta anche una consulenza balistica all’esperto Stefano Conti. Per accertare se la dinamica è quella ricostruita nelle prime ore delle indagini. Mollo aveva trovato una rete tagliata nella proprietà di famiglia nei giorni precedenti. Per questo aveva deciso di dormire nel cantiere.

Il registro speciale

Poi alle 2 di domenica 20 settembre le quattro torce che si muovevano nel buio. Dice di aver urlato, sparato e chiamato i soccorsi. «Il mio assistito non è un pistolero ma un ragazzo perbene che ora è distrutto, gli è caduto il mondo addosso», dice l’avvocato Piermario Morra. Biagio Matteo, procuratore di Asti, ha spiegato che l’iscrizione nel registro speciale dello scudo penale è possibile «solo se appare subito evidente che l’indagato abbia agito in una condizione di legittima difesa: non è questo il caso». Lazri era vestito di nero, aveva guanti e passamontagni. Nelle tasche un cacciavite e 2 mila euro in contanti. Non aveva cellulare, che non è stato trovato nemmeno in casa a Torino.

Il bar e precedenti

«So che Gjo voleva restare pulito, anche perché aveva una compagna e un bimbo di quattro anni», dice incredulo a Repubblica Aldo Nika, un amico della vittima, che aveva dei vecchi precedenti per furto. Da tempo, però, gestiva il Truth Caffè a Torino: «Conosco il suo passato ma il bar non andava benissimo, forse lo ha fatto per quello». La Stampa fa sapere che l’autotrasportatore risulta indagato anche per il tentato omicidio dei tre (o quattro) ladri che sono riusciti a scappare. «Lui era nel panico e ha sparato in aria. Non è un pistolero, non voleva uccidere nessuno. Tanto che è stato lui a chiamare i soccorsi», sostiene invece il legale Morra.

Le telecamere mancanti

«Esiste una ragionevole probabilità di arrivare a identificare il resto della banda», dice il procuratore di Asti. Impossibile invece avere immagini della sparatoria. In prossimità della cascina non ci sono telecamere. Mollo aveva una «Steyr» 9×21, regolarmente detenuta per uso sportivo. Ma la pistola è stata portata in quell’abitazione in fase di ristrutturazione senza un regolare permesso. Secondo i carabinieri il camionista si era indebitato per ristrutturare il cascinale anche con un mutuo con la banca. Aveva paura che gli rubassero la legna comprata per rifare l’orditurax del tetto. A terra, nel cortile, sono state trovate tre torce. «I ladri erano ovunque, ho avuto paura» ha detto al fratello e a un amico, accorsi poco dopo.

leggi anche