Arrestato Riccardo Bossi, in carcere il figlio del fondatore della Lega: le accuse di truffa e i soldi col Reddito di cittadinanza

È stato arrestato Riccardo Bossi, il figlio primogenito del fondatore della Lega Umberto. Il fermo è avvenuto ieri 23 settembre a Busto Arsizio, in provincia di Varese in esecuzione di un provvedimento di cumulo pene per complessivi 5 anni e 9 mesi. Il provvedimento, firmato dal procuratore di Busto Arsizio Carlo Nocerino, è stato eseguito dai carabinieri che hanno raggiunto Bossi nella sua casa e lo hanno portato nel carcere di Busto Arsizio.
Perché hanno arrestato Riccardo Bossi
Le condanne riguardano fatti del 2011 e 2020 per i reati di appropriazione indebita, truffa e indebita percezione del reddito di cittadinanza. Esclusa dal conto la condanna a un anno e 4 mesi per maltrattamenti nei confronti della madre.
Chi è Riccardo Bossi
Nato nel 1979, primogenito di Umberto Bossi e della prima moglie Gigliola Guidali, dopo un breve periodo nel mondo della politica, come collaboratore dell’eurodeputato della Lega Francesco Speroni e poi di Matteo Salvini, sceglie di dedicarsi all’imprenditoria. Il suo nome però è legato soprattutto alle diverse vicende giudiziarie che negli anni lo hanno visto protagonista. La più recente riguarda il reddito di cittadinanza: tra il 2020 e il 2023 Bossi ha incassato, pur non avendone diritto, circa 12.800 euro come sussidio per l’affitto di un appartamento dal quale era stato sfrattato per morosità nel 2019. Per questo, nel gennaio 2025, il tribunale di Busto Arsizio lo ha condannato a due anni e sei mesi e al pagamento di 15mila euro all’Inps.
Sempre nel 2025 arriva la condanna del Tribunale di Varese a un anno e quattro mesi per maltrattamenti nei confronti della madre, per fatti risalenti al 2016. Ma la vicenda giudiziaria probabilmente più famosa riguarda la condanna, nel marzo 2016, a un anno e otto mesi per appropriazione indebita aggravata per aver usato fondi della Lega Nord per spese personali, tra cui debiti, noleggi d’auto, il mantenimento dell’ex moglie e perfino il veterinario per il cane. L’indagine aveva coinvolto anche il fratello Renzo e il padre Umberto, condannati in primo grado e poi prosciolti in appello, con decisione confermata dalla Cassazione. In quell’occasione la difesa di Bossi junior aveva sostenuto che il giovane fosse convinto che i soldi utilizzati appartenessero al padre. Quello stesso anno Bossi viene condannato a dieci mesi per non aver mai saldato a una gioielleria un debito di circa 20mila euro per un Rolex e alcuni gioielli di Bulgari.
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